UNICEF/Medio Oriente: 1,5 milioni di bambini vulnerabili minacciati dall’inverno

L’inverno in arrivo è l’ultima minaccia per i bambini colpiti dalla crisi in Medio Oriente. L’UNICEF si sta mobilitando per fornire vestiti caldi, provviste per l’inverno e coperte prima dell’arrivo del freddo, ma sta affrontando anche una carenza di fondi pari a 60 milioni di dollari, che potrebbe lasciare oltre 1,5 milioni di bambini esposti al freddo.

Le temperature sotto lo zero, i temporali e le forti nevicate aggraveranno le tante difficoltà delle famiglie colpite dal conflitto che stanno già lottando per la sopravvivenza con il minimo indispensabile in Iraq, Siria, nello Stato di Palestina e nei paesi vicini che ospitano rifugiati. Tante famiglie sono state sfollate a causa delle violenze e vivono in campi o in rifugi di fortuna, con una scarsa protezione contro il freddo pungente.

Le risorse delle famiglie sono completamente esaurite da anni di conflitto, sfollamento e disoccupazione, rendendo l’acquisto di vestiti caldi e combustibile per il riscaldamento economicamente inaccessibile. Se le scuole non verranno tenute al caldo, si prevede un aumento del tasso di abbandono. “Senza aiuto, il freddo potrebbe essere un altro colpo duro per i bambini vulnerabili nella regione, che ne hanno già passate tante”, ha dichiarato Geert Cappelaere, Direttore regionale dell’UNICEF per il Medio Oriente e il Nord Africa. “Lo stato di salute dei bambini è debole a causa di denutrizione, un sistema sanitario inadeguato e sfollamento. L’ipotermia e le infezioni respiratorie sono una seria minaccia – se non vengono curate, i bambini moriranno”.

 

Prima dell’inverno, l’UNICEF punta a fornire:

  • Vestiti invernali a oltre 800.000 bambini nella regione, fra cui le famiglie che sono state sfollate a causa dei recenti combattimenti;
  • Aiuti in denaro alle famiglie di oltre 320.000 bambini vulnerabili;
  • Spazi a misura di bambino e riscaldamenti a scuola per 105.000 bambini;
  • Coperte termiche per circa 240.000 bambini.

 

Ad oggi, l’UNICEF ha ricevuto meno del 20% dei 73 milioni di dollari richiesti per coprire le necessità per l’inverno dei bambini più vulnerabili colpiti dalla crisi nella regione.

 

  • Questo inverno, l’UNICEF punta a raggiungere oltre 1,5 milioni di bambini in Egitto, Iraq, Giordania, Libano, Stato di Palestina e Siria con vestiti caldi, coperte termiche e aiuti in denaro per le famiglie;
  • Gli aiuti per l’inverno dell’UNICEF includono riscaldamento a scuola, vestiti caldi, uniformi scolastiche e aiuti in denaro per i bambini vulnerabili e le loro famiglie nella regione;
  • Per raggiungere i bambini prima che arrivi il freddo, l’UNICEF ha cominciato a distribuire kit per l’inverno dove possibile, fra cui vestiti, sciarpe, guanti, scarpe, coperte calde e pacchetti di assistenza in denaro – ma gli sforzi sono stati rallentati dalla mancanza di fondi.

 

TPL: la FAISA CISAL a confronto con problemi e potenzialità del trasporto pubblico locale

Il Consiglio Nazionale della FAISA-CISAL, organizzato a Rimini il 25 e 26 ottobre scorsi, ha segnato una nuova tappa nel percorso di crescita organizzativa e qualitativa della Federazione Autoferrotranvieri aderente alla CISAL.

Il Consiglio Nazionale della FAISA-CISAL, organizzato a Rimini il 25 e 26 ottobre scorsi, ha segnato una nuova tappa nel percorso di crescita organizzativa e qualitativa della Federazione Autoferrotranvieri aderente alla CISAL.

La complessità dei temi trattati nella due giorni romagnola ha determinato un approfondimento tecnico-pratico riguardante le attuali problematiche del settore.

La discussione si è concentrata, in particolare, sulla normativa europea e nazionale in materia di affidamento del servizio, sulla problematica delle gare, sul rinnovo del CCNL Mobilità e di quello di Bus – Italia che, come indicato nel piano industriale del gruppo FS, intende accrescere dal 6% al 25% la propria presenza nel Trasporto Pubblico Locale.

Particolare attenzione è andata infine alle proposte di modifica in materia di proclamazione degli scioperi indicate dalla Commissione di Garanzia e al tema concernente la sicurezza a bordo dei mezzi pubblici, sia per quanto riguarda i lavoratori, sia per i cittadini/utenti.

“QUOTA FUTURO”: ANEF A FIANCO DEI TERRITORI PER “RIDISEGNARE” IL TURISMO DI MONTAGNA

In tutta Italia si aprono nuovi affascinanti scenari per l’economia e il turismo di montagna, il tema dell’incontro organizzato nella giornata inaugurale di Skipass Modenafiere 2017 dal quotidiano La Stampa. Un dibattito che ha visto al centro ANEF e i progetti di collegamento funiviario tra i comprensori. Ospiti dell’evento la presidente di ANEF Valeria Ghezzi, il presidente della FISI Flavio Roda, Andrea Corsini Assessore al Turismo Emilia Romagna, Aurelio Marguerettaz, Assessore al Turismo Valle d’Aosta, Paolo Nicoletti, AD Fondazione Cortina 2021.

 

Collegare: la parola chiave dell’incontro “Quota Futuro” organizzato da La Stampa nella giornata di apertura di Skipass. Al centro del dibattito, moderato da Luca Ubaldeschi, vicedirettore vicario del quotidiano, i grandi progetti di collegamento a fune che ridisegneranno il sistema turistico della montagna italiana, alla base della strategia di rilancio dei territori, da Nord a Sud, dalle Alpi agli Appennini. Tra i protagonisti, ANEF, Associazione Nazionale Esercenti Funiviari, che rappresenta il 90% del mercato – oltre 1500 impianti in tutto il paese.

“La mobilità a fune agisce come un moltiplicatore di risorse e di opportunità” ha affermato la presidente Valeria Ghezzi“A fronte di un consumo di territorio minimo gli impianti rappresentano un vettore di crescita esponenziale per tutto l’indotto. Rendere la montagna accessibile significa aprire il mercato a un menu di esperienze, dal trekking allo sci, dalla mountain bike alla gastronomia. Ed è questa la logica dietro i grandi progetti di collegamento tra comprensori: attraverso un mezzo di trasporto sostenibile realizziamo una strategia più ampia, che unisce tutti gli operatori, e lottiamo contro lo spopolamento dei territori”.

Un punto di vista fortemente sostenuto anche dal presidente della FISI Flavio Roda“Come federazione sportiva fortemente legata al mondo della montagna non possiamo che promuovere questa strategia. Unendo i territori di montagna accresciamo il loro appeal, promuoviamo efficacemente la loro immagine, sosteniamo l’indotto turistico, e incoraggiamo la mobilità sostenibile. Vale per i grandi comprensori e per i piccoli, sui quali è importante continuare a investire”.

La stessa logica che sottende un progetto ambizioso come quello presentato da Andrea Corsini. L’Assessore al Turismo dell’Emilia Romagna ha raccontato lo stato dell’arte del collegamento che mediante una seggiovia e una funivia unirà due regioni, l’Emilia Romagna, appunto, e la Toscana, dando vita a un unico comprensorio tra Corno e Doganaccia.  “Le delibere sono state firmate – ha annunciato – e i progetti sono stati finanziati con 10 milioni a Regione, più altri 6 per l’Emilia Romagna. I prossimi passi saranno l’affidamento dei progetti e dei lavori, e contiamo di inaugurare il collegamento con la stagione invernale 2019-2020. Vogliamo gettare le basi per un nuovo sviluppo dell’Appennino Tosco-emiliano – ha aggiunto Corsini – lasciandoci alle spalle localismi e campanilismi”.

Una visione condivisa anche da Aurelio Marguerettaz, l’Assessore al Turismo della Valle d’Aosta, che nel suo intervento ha raccontato il progetto Alplink, ovvero la fusione tra il comprensorio di Cervinia-Zermatt e quello del Monte Rosa, che darà vita al terzo carosello sciistico al mondo. “Si tratta di un progetto europeo Interreg, sviluppato a partire dal basso, dai territori coinvolti, Valtournenche, Ayas e Zermatt. Stiamo studiando varie possibilità: una funivia e una telecabina, oppure una serie di telecabine, La fase progettuale è a un punto di svolta, il coinvolgimento è massimo. Con un investimento di 50 milioni di euro aiuteremo i territori di montagna a crescere e a vivere non solo in inverno, puntando a un ventaglio di offerte differenziate, che copre più stagioni. Però dobbiamo essere capaci di superare gli steccati ideologici del cosiddetto “fronte del no”. A chi teme le ripercussioni sull’ambiente rispondo che siamo perfettamente consapevoli di attraversare un’area sensibile dal punto di vista ecologico– ha concluso – ma abbiamo le risorse e le tecnologie per farlo nel pieno rispetto di paesaggio e natura”.

La sostenibilità del sistema montagna è un asse fondamentale anche secondo Paolo Nicoletti, AD Fondazione Cortina 2021. “I Mondiali di Sci si avvicinano: Cortina 2021 è un evento catalizzatore di energie e risorse che ci permetterà di realizzare le infrastrutture che utilizzeremo per i prossimi 10, 20, perfino 30 anni, puntando alle tecnologie più avanzate e sostenibili. Una strategia di lunghissimo respiro che comincia già oggi”. Tra gli esempi, Nicoletti ha citato il potenziamento della “Freccia nel Cielo”, che ammodernerà la ski area Col Drusciè, ma anche il collegamento funiviario tra Pocol e le Cinque Torri. “Un impianto tra Son dei Prade, a Pocol, e Bai de Dones, sulle Cinque Torri, unirà due comprensori che attualmente sono collegati solamente da una strada” ha raccontato. “Ma forse il sogno più grande è unire Cortina al Sellaronda, un’opportunità di sviluppo e di distribuzione dei flussi turistici su tutta la settimana e su tutto l’anno: sono fiducioso, è un progetto che, confido, prima o poi vedrà la luce”.

Francesco Bosco, presidente ANEF Trentino, è intervenuto su un altro grande progetto, il collegamento tra San Martino di Castrozza e Passo Rolle. “Siamo in fase di progettazione: vogliamo valorizzare il valico alpino e rilanciare il nostro territorio. Ci ispiriamo a quanto è avvenuto, ad esempio, con l’impianto tra Ponte di Legno e il Tonale, che ha portato il fatturato da 8 a 15 milioni. Unire San Martino di Castrozza e Passo Rolle”.

Tra i collegamenti modello citati durante l’incontro anche quelli che interessano Dolomiti Superski, e in particolare la Val Pusteria. “Dolomiti Superski è una terra di collegamenti” ha concluso il presidente del Consorzio Fassa Daniele Dezulian, menzionando il collegamento a fune che unisce il monte Elmo e la Croda Rossa e quello ferroviario, tra 3 Cime Dolomiti e Plan de Corones. “Si aprono così nuovi scenari per la mobilità in montagna, che diventa un asse portante per le strategie di potenziamento dell’attrattiva turistica dei territori in un’ottica sostenibile”.

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Nissoli (FI): per proteggere il made in Italy necessari uffici anticontraffazione all’estero, presso le Ambasciate

 L’on. Nissoli (coordinatrice Forza Italia in Nord e Centro America), è intervenuta, per un saluto introduttivo, alla conferenza realizzata nell’ambito del Festival della Diplomazia dal titolo “Made in Italy: Contraffazione, contrabbando, tracciabilità e protezionismo”.

L’on. Nissoli, nel suo saluto, ha sottolineato “l’importanza strategica della lotta alla contraffazione per la tutela del made in Italy soprattutto all’estero” ed ha ricordato la mozione sulla tutela del made in Italy, a sua prima firma, “approvata dall’Aula di Montecitorio nel luglio 2014” in cui aveva “chiesto che venissero poste in essere sul piano internazionale iniziative di tutela del nostro prodotto di qualità, suggerendo anche  di istituire,  presso ogni Paese nel quale vi è un’intensa attività di contraffazione del marchiomade in Italy,  un apposito ufficio anticontraffazione presso le rappresentanze diplomatiche italiane in loco, con il compito precipuo di tutelare i diritti delle nostre imprese”.

“Oggi – ha concluso la deputata dopo aver evidenziato i danni prodotti dalla contraffazione – in un momento di crisi dobbiamo puntare proprio sul made in Italy, aiutati anche dalla rete delle Comunità italiane nel mondo, per il rilancio della nostra produttività, ma al contempo bisogna vigilare sulla qualità e favorire l’implementazione di una filiera che garantendo la qualità stessa riduca al minimo le manovre di contraffattori e truffatori e allontani anche il danno provocato dall’italian sounding. E’ una sfida difficile ma ce la possiamo fare.”

 

 

Svanisce la repubblica catalana

L’ex presidente Carles Puigdemont accusato di ribellione e sedizione fugge in Belgio con alcuni dei suoi ministri

di Nicola Lacerenza

 

Quello che si temeva è avvenuto. Il procuratore generale spagnolo Josè Manuel Maza ha accusato di ribellione, sedizione e malversazione l’ex presidente catalano Carles Puigdemont, il quale per evitare un probabile provvedimento di arresto, è fuggito a Bruxelles, in Belgio. Con lui hanno raggiunto il Belgio anche i ministri del governo catalano, ormai sciolto. In base alle accuse Puidgemont rischia fino a trent’anni di carcere, mentre il carcere è rischiato anche dai ministri catalani denunciati per la dichiarazione di indipendenza. Intanto i beni dell’ex leader indipendentista sono stati confiscati fino ad un ammontare di 6,2 milioni di euro.  E’ facile supporre che l’ex presidente “indipendentista”  Puigdemont si aspettasse di essere convocato in tribunale. Sul suo profilo del social network instagram, è stata pubblicata, proprio questa mattina una foto del parlamento catalano con scritto “buongiorno”. Un modo per far credere che si stesse recando in ufficio. Ma non è stato così. La bandiera spagnola sventola dappertutto per le strade di Barcellona ed è issata sul tetto del palazzo del governo catalano. «Troveremo un modo per partecipare alle elezioni del 21 dicembre perché sono un modo in più per consolidare la repubblica – ha detto l’ex vice presidente catalano Oriol Junqueras,rimasto a Barcellona e che rischia l’arresto, rivolgendosi al presidente spagnolo RAjoy.” Bisognerà attendere le prossime ore e giorni per conoscere la sorte che toccherà all’ex presidente catalano e ai ministri del suo governo deposto.

 

La parola ingannevole: il razzismo non esiste

Togliamo la parola “razzismo” e utilizziamo la versione italiana di una frase inglese che descrive perfettamente la discriminazione: “Hate crime”, ossia il reato di odio. I pregiudizi creano le condizioni per commettere il vero orrore della discriminazione, il furto dell’identità dell’individuo

di Gianni Pezzano

Pochi italiani si rendono conto di come il web permette la diffusione mondiale di notizie locali che una volta sarebbero rimaste ignorate dal grande pubblico internazionale. In questo modo molti giornali all’estero hanno riportato lo scandalo della foto di Anna Frank nei colori della Roma distribuita da alcuni tifosi della Lazio legati all’estrema destra,   ora soggetti a condanna da parte delle autorità sportive e giudiziarie.

In questo modo ho visto l’articolo sul New York Times  e come al solito ho letto i commenti degli altri utenti e uno in particolare mi ha colpito. L’utente ha scritto semplicemente, “Italy is not a race”, “L’Italia non è una razza”. Semplicemente, ha ragione e per motivi molto profondi.

Parole

Prima di tutto questa affermazione  è reale perché non esistono “razze umane” di per sé. Il DNA di un essere umano non ti dice il colore della sua pelle, tanto meno il paese di nascita. In fondo, sotto la pelle siamo tutti uguali, ma quel che ci differenzia è dove siamo nati e in quale famiglie perché questi due fatti sono quel che determinano la nostra vita, senza eccezioni.

Malgrado scienze fasulle, come l’eugenica smentita ripetutamente nel corso degli anni, che esponenti della “purezza razziale” utilizzano per giustificare le loro politiche “razziste”, gli essere umani sono uguali, sia scientificamente che per le emozioni che sentono, comprese la rabbia e la paura.

Queste ultime emozioni sono i veri motori di quel che vediamo non solo in Italia, ma in tutto il mondo, in risposta a ondate di emigrazione causate in parte dai conflitti in molti paesi, come anche da politiche economiche dei paesi ricchi che hanno creato grandi problemi in tutti i paesi poveri.

Però, allo stesso tempo, c’è un altro aspetto che è cosi ovvio che spesso non ce ne rendiamo conto in questo dibattito.

Categorie e la parola giusta

Nell’emozione di fare commenti sul caso Lazio-Anna Frank dimentichiamo che essere ebreo non è una vicenda di “razza”, ma di religione che non ha una “razza” specifica.

Non esiste il DNA del cattolico, del protestante, ebreo, musulmano oppure l’ateo. Queste categorie non hanno cittadinanze e non appartengono a nessun gruppo “etnico” specifico. Infatti, nessuna di queste religioni non è eterogenea visto che in ogni paese esiste una versione specifica per quel paese, come le usanze messicane per i cattolici e le usanze di vestirsi della musulmane che cambiano di paese in paese e non strettamente legate al Corano.

Quindi, se le “razze umane” non esistono e le religioni non sono legate al DNA dei praticanti, perché utilizziamo la parole “razzismo”? La risposta è semplice, utilizziamo la parola sbagliata per cercare di giustificare un atto incivile e illegale.

La parola giusta per descrivere questi atti è Discriminazione. Questa parola descrive ogni atto commesso contro individui a causa delle loro origini o legati ad aspetti particolari che sono considerati “colpe” da parte di chi discrimina.

Questi aspetti non si limitano soltanto al colore della pelle o alla religione, ma assistiamo anche  alla discriminazione verso le donne, gli omosessuali e i disabili.

Pregiudizi e Furto

La discriminazione crea pregiudizi verso i bersagli, spesso utilizzando luoghi comuni per giustificare il comportamento verso la vittima  di turno. Noi italiani ne sappiamo qualcosa ogni volta che sentiamo dire che siamo tutti mafiosi, oppure gli ebrei sono tutti ricchi, ecc., ecc. ecc.

Questi luoghi comuni creano le condizioni per commettere il vero orrore della discriminazione, il furto dell’identità dell’individuo.

La discriminazione vuol dire giudicare le persona non per il suo comportamento, ma per il semplice fatto di nascere con il colore della pelle sbagliato o in un altro paese, appartenere a una religione “pagana”, oppure nel caso degli omosessuali e lesbiche essere creature “affette da una qualche anomalia” oppure in stato di peccato secondo un libro di culto.

Pretendiamo una società moderna e civile, ma gli atti di discriminazione sono il segno di una mentalità medioevale, periodo in cui le donne furono uccise come “streghe” perché non si capiva il motivo per una disgrazia che malauguratamente accadeva in una determinata comunità.

Pretendiamo di essere  tutelati dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, poi molti di noi praticano la discriminazione che non è altro che l’antitesi di questi stessi diritti.

Reati

Non abitiamo in un mondo perfetto perché nessun essere umano è perfetto, ma questo non giustifica la discriminazione per fatti che sono fondamentali esercizi dei diritti umani, come scegliere la propria religione, essere omosessuale/lesbica, ecc. Allo stesso modo commettere atti di discriminazione a causa del colore della pelle o per motivi di nascita della vittima sono atti incivili e in molti paesi persino atti criminali.

Smettiamola di parlare di “razzismo” perché la parola legittima la falsità dell’esistenza della razza, ma parliamo di discriminazione verso individui e gruppi per motivi illogici, anzi assurdi. In effetti esiste nel mondo un‘unica razza, quella umana

Togliamo la parola “razzismo” e utilizziamo la versione italiana di una frase inglese che descrive perfettamente la discriminazione. “Hate crime”, ossia il reato di odio, utilizzando poi le “motivazione” come aggravanti e non tentativi di giustificare il reato.

Se vogliamo davvero una società moderna e civile dobbiamo partire non solo dai diritti umani, ma anche dal riconoscere che la discriminazione è una reato verso questi diritti e comportarci secondo i dettati della legge in merito.

Allo stesso modo chiudere un occhio sulla discriminazione vuol dire favorire un reato che ci umilia tutti.

 

 

VOLONTARIATO: L’EDUCAZIONE AMBIENTALE APPRODA NEL CENTRO COMMERCIALE

 Corsi di educazione ambientale nelle scuole, pattuglie nelle città e nelle campagne alla ricerca di discrariche abusive pericolose per ambiente e salute, protocolli d’intesa con le pubbliche amministrazioni e collaborazione con le forze di polizia. 

di Romolo Martelloni
La Guardia nazionale ambientale, una Onlus che si basa sul volontariato, è sempre più attiva e opera in tutta Italia. Con questa presentazione si e’ svolta presso il Centro Commerciale Porta di Roma la manifestazione “Insieme si può'”, che ha visto la partecipazione oltre che della GNA, di Argos Forze di Polizia e dei Corpi Sanitari Internazionali, tutti e tre impegnati ancora oggi nelle zone terremotate di Lazio, Abruzzo e Marche. Molti cittadini interessati ad iscriversi per dare sostegno alla Guardia Nazionale Ambientale come volontari, tanti i giovani.
“Siamo fortemente convinti che la formazione e coinvolgimento delle nuove generazioni sia un valore aggiunto e di grande efficienza sul piano pratico – dice il presidente Alberto Raggi – quindi il nostro progetto è quello di continuare ed, ove possibile, intensificare la formazione dei ragazzi mediante corsi di educazione ambientale ed attività pratiche di coinvolgimento nel rispetto della natura e degli animali”. La GNA e’ impegnata con molte amministrazioni locali sia riguardo il verde pubblico che le strade di pertinenza comunale per il controllo contro discariche abusive e pericolose. “Le risorse a disposizione delle amministrazioni locali – tiene a precisare Raggi – sono sempre più esigue sia in termini di risorse finanziarie, di mezzi che umane ed il coinvolgimento di strutture come la Guardia Nazionale Ambientale è molto di più che un’opzione. Dal 2019 abbiamo dimostrato che con il coinvolgimento die nostri ragazzi siamo riusciti ad aumentare la raccolta differenziata dal 5% al 53% nell’arco di poco più di un anno in realtà come Frattamaggiore in provincia di Napoli, mentre a distanza di pochi chilometri esplodeva l’emergenza rifiuti e la famigerata a Terra dei Fuochi. Questo significa che l’informazione, presenza, vigilanza e quando occorre, la repressione costituiscono una ricetta che risulta efficace anche quando applicata in siti molto difficili. Naturalmente queste iniziative assumono la dovuta efficacia se vedono il coinvolgimento di strutture di comprovata esperienza e capacità, organizzate e che vedono al loro interno figure di altissima professionalità come, nel nostro caso – chiarisce il presidente della GNA- responsabili di nuclei interregionali provenienti dal Noe Carabinieri, Corpo Forestale dello Stato, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Capitanerie di Porto Polizie Provinciali, Polizie Municipali e altri enti di analoga caratura”.
     “E’ stata una bella giornata all’insegna dell ‘amicizia , del rispetto dell’ambiente e dell’uomo”, conclude Alberto Raggi se non prima di aver ringraziato il direttore della Galleria Commerciale Porta di Roma dott. Filippo de Ambrogi “subito ricettivo e disponibile come pochi e che ha permesso questo momento importante”.

INTELLIGENCE, CALIGIURI AL CONVEGNO DELLA BORSA DEL TURISMO ARCHEOLOGICO DI PAESTUM

 In occasione della XX edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum si parla di intelligence.

 
Domenica 29 ottobre alle ore 11 presso il Museo Archeologico è previsto il convegno “La tutela del patrimonio culturale, la difesa dell’arte e il ruolo dell’intelligence” durante il quale parteciperà Mario Caligiuri, Direttore del Master in Intelligence dell’Università della Calabria.
Insieme a Caligiuri, interverranno Mounir Bouchenaki Consigliere Speciale del direttore generale Unesco, Tsao Cevoli direttore Master in Archeologia Giudiziaria e Crimini contro il Patrimonio Culturale Centro Studi Criminologici di Viterbo, Stefano De Caro direttore generale dell’Iccrom, Paolo Matthiae Archeologo e Direttore della Missione archeologica in Siria “Sapienza” Università di Roma, Rossella Muroni presidente Legambiente, Fabrizio Parrulli comandante Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, Francesco Rutelli presidente Associazione “Incontro di Civiltà” e Giuliano Volpe presidente Consiglio Superiore per i Beni culturali e Paesaggistici. Coordinerà la tavola rotonda il giornalista del “Corriere della Sera” Paolo Conti. Caligiuri ha dichiarato che “il tema dell’intelligence viene sempre maggiormente considerato come uno strumento necessario per salvaguardare non solo la sicurezza ma anche la cultura e gli interessi nazionali”.

UNICEF/Grecia: cresce il numero di bambini rifugiati e migranti non accompagnati che ha bisogno di rifugio, assistenza e protezione

Sono circa 19.000 i bambini rifugiati e migranti in Grecia; i bambini non accompagnati costituiscono circa il 15% del numero totale di bambini arrivati.

  • Secondo l’UNICEF, solo un terzo dei circa 3.000 bambini rifugiati e migranti non accompagnati attualmente in Grecia sta ricevendo assistenza e un rifugio appropriato.
  • Attualmente sono circa 1.800 i bambini non accompagnati in attesa di un rifugio.
  • Il numero di bambini non accompagnati in Grecia è aumentato a 2.850 alla fine di settembre.

 

  • Secondo l’UNICEF, solo un terzo dei circa 3.000 bambini rifugiati e migranti non accompagnati attualmente in Grecia sta ricevendo assistenza e un rifugio appropriato. L’UNICEF incoraggia ad avviare riforme legali e politiche fondamentali per aiutare a tenere al sicuro i bambini vulnerabili. Il recente aumento di arrivi di rifugiati e migranti ha portato a condizioni di sempre maggiore affollamento e deterioramento nei campi delle isole. Quest’anno a settembre sono stati oltre 5.700 gli arrivi in Grecia, rispetto a circa 3.080 a settembre 2016.

    Il numero di bambini non accompagnati in Grecia è aumentato durante l’estate – da 2.300 alla fine di giugno a 2.850 alla fine di settembre. Si stimano attualmente circa 19.000 bambini rifugiati e migranti in Grecia, i bambini non accompagnati costituiscono circa il 15% del numero totale di bambini arrivati.

    Sulle isole, alcune strutture d’accoglienza per bambini non accompagnati stanno attualmente ospitando il doppio dei bambini rispetto a quelli previsti per la struttura, compromettendo la loro sicurezza e il loro benessere. Si trovano in condizioni di particolare vulnerabilità durante la notte, visto che le giuste misure di tutela non vengono applicate. I lunghi ritardi (fino a cinque mesi) per il trasferimento dei bambini dalle isole alla terraferma stanno aggravando il loro stress mentale e psicologico.

    Attualmente ci sono circa 1.800 bambini non accompagnati in attesa di un rifugio, che stanno vivendo in luoghi aperti, centri di accoglienza o bloccati sulle isole in altro modo, o che vivono in quelli che sono di fatto centri di detenzione. Alcuni di questi bambini stanno perfino vivendo per strada, e l’inverno in arrivo sta aggravando i rischi.

    “I bambini bloccati senza famiglie dovrebbero avere un rifugio, assistenza e protezione adeguati, ed esistono delle soluzioni per realizzare questi obiettivi”, ha dichiarato Laurent Chapuis, Coordinatore per la risposta dell’UNICEF ai rifugiati e ai migranti in Grecia. “I bambini non accompagnati bloccati sulle isole dovrebbero essere trasferiti in rifugi sulla terraferma senza ritardi; i rifugi che rispettano gli standard già esistenti dovrebbero ricevere i finanziamenti disponibili e sarebbe necessario un maggior numero di affidi familiari e di sistemazioni supervisionate. Tutto ciò può essere fatto.”

    L’UNICEF invita anche ad avviare riforme politiche e legali urgenti, per rafforzare l’assistenza basata sulle comunità, in seguito ad anni di difficoltà economiche in Grecia. Per questi bambini, che hanno la famiglia in altre parti d’Europa, l’UNICEF incoraggia gli altri paesi europei ad aumentare i ricongiungimenti familiari.

    “Le autorità greche e i loro partner in prima linea nella crisi dei rifugiati e migranti dal 2015, hanno fatto degli sforzi enormi per rispondere alle necessità dei bambini e delle famiglie”, ha dichiarato Chapuis, aggiungendo che le condizioni nei centri di accoglienza sulla terraferma sono migliorate e i trasferimenti dalle isole hanno recentemente subito un’accelerazione.

IL PROGETTO E LE FORME DI UN CINEMA POLITICO A CENTO ANNI DALLA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE

Dal 13 al 20 novembre 2017, Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico
Fondazione Istituto Gramsci di Roma. 
Giornate di studio e proiezioni in collaborazione con Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Casa del Cinema , NOMAS Foundation, Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale

Due giornate di studio, ventisei film, due eventi speciali, una mostra: questi i numeri della manifestazione per il centenario della Rivoluzione d’Ottobre – periodo in cui tutte le arti, e il cinema in particolare, furono al massimo della sperimentazione – che la Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico e la Fondazione Istituto Gramsci, in collaborazione con Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (GNAM)Casa del CinemaNOMAS Foundation e Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale hanno messo in piedi dal 13 al 20 novembre. Un’iniziativa, a cura di Pietro Montani e Giovanni Spagnoletti, che gode della collaborazione e del patrocinio delle Università romane Sapienza (dipartimenti Filosofia e Storia dell’arte e Spettacolo), Tor Vergata e Roma Tre (Dipartimento Filosofia, Comunicazione e Spettacolo).
“A distanza di un secolo dalla Rivoluzione di Ottobre – afferma Montani -, nell’epoca della pressoché compiuta digitalizzazione delle immagini tecniche e dei fenomeni culturali ancora solo parzialmente esplorati che essa va producendo senza sosta, i tempi sembrano maturi per misurare la vitalità del progetto di cinema politico elaborato dai due massimi interpreti dell’avanguardia russo-sovietica, Sergej Michajlovič Ejzenštejn e Dziga Vertov.”
“Alla luce dei problemi posti dal presente – continua Spagnoletti – sarà utile verificare la possibilità che questi due progetti rivoluzionari, molto diversi tra di loro e per alcuni aspetti addirittura opposti (tutto interno alle arti quello di Ejzenštejn, decisamente fuori dall’arte e proiettato nella vita associata quello di Vertov), possano mostrare un terreno comune, sorto proprio dalle problematiche innovative emergenti dalla rete.”
Tra gli appuntamenti più interessanti, si segnalano i due convegni alla GNAM, il 13 e 20 novembre: il primo si concentrerà sulle interpolazioni degli stili di Ejzenštejn e Vertov, con particolari riflessioni su montaggio e materialismo, principi teorici di “filosofia della storia” ed esempi anticipatori del cybercinema moderno.  Il secondo verterà invece sul ruolo di Hollywood sul comunismo evidenziando non solo come il cinema americano abbia trattato il tema della rivoluzione e del comunismo in un solo paese, a partire dagli anni Trenta del Novecento in varie forme cinematografiche, ma anche come gli storici abbiano utilizzato l’immaginario collettivo creato dal cinema e dai media visiva per ricostruire snodi fondamentali del secolo scorso, tra i quali la rivoluzione bolscevica e ciò che essa ha generato.
Per fornire allo spettatore un’imprevedibile e irresistibile saldatura delle due linee tematiche,  sarà proiettato, lunedì 13 novembre alle ore 18, il film di Lev Vladimirovič Kulešov Le straordinarie avventure di Mr. West nel paese dei Bolsceviki (1924).
Eccezionale appuntamento in programma è quello con la presentazione del materiale girato da Ejzenštejn per il film messicano Que viva Mexico! (1931) nella ricostruzione filologica di Jay Leyda custodita presso il MoMA di New York e la Fondazione Nazionale Cinematografica della Federazione Russa (Gosfilmofond). La versione studio messa a punto da Jay Leyda nel 1955 per il Museum of Modern Art Film Library di New York (4 ore circa) ricostruisce la scansione (temporale e tematica) delle riprese effettuate da Ejzenštejn (e dal suo operatore Eduard Tisse) senza introdurre tagli di montaggio né proporre soluzioni narrative. La proiezione sarà scandita da interventi durante i quali l’attrice Giovanna Bozzolo leggerà alcune citazioni tratte dalle pagine inedite dei diari messicani del regista, selezionate e tradotte in italiano da Marie Rebecchi Elena Vogman.
Ad integrazione di questi percorsi, la Casa del Cinema e il Cinema Trevi ospiteranno una serie di pellicole del periodo in questione, fino ad arrivare a film contemporanei che molto si sono ispirati ad esse. La rassegna dei film intitolata Il cinema politico in URSS dal 1924 al 1938 procederà secondo due linee tematiche, offrendo da un lato una selezione dei titoli più significativi collocabili nell’ambito del progetto complessivo di un “cinema politico” negli anni dal 1924 al 1938; dall’altro una selezione di titoli dedicati allo sguardo storicizzato e interno ed esterno (Hollywood, Europa) sulla Rivoluzione.
Di Vertov saranno presentati Cineocchio (1924), L’uomo con la macchina da presa (1929), Sinfonia del Don Bass / Entusiasmo (1930), Tre canti su Lenin (1934), Sciopero(1924), Il vecchio e il nuovo / La linea generale (1929), Aleksandr Nevskij (1938) – più la proiezione integrale, il 20 novembre, dell’edizione Leyda del film messicano.  Seguiranno: La terza strada della piccola borghesia o L’amore a tre (1927) di Abram Room; Tempeste sull’Asia (1927) di Vsevolod Pudovkin; La felicità (1934) di Aleksander Medvedkin, La terra (1930) di Aleksandr Dovženko; Sobborghi  (1933) di Boris Barnet.

Parallelamente ai film del cinema politico in URSS è prevista una carrellata di alcuni film dello sguardo dell’industria cinematografica americana sul comunismo. Tra le proiezioni in programma Ninotchka (Id., 1939) di Ernst Lubitsch, Corrispondente X (Comrade X, 1940)   di King Vidor, La sottana di ferro (The Iron Petticoat, 1957) di Ralph Thomas, Il dottor Živago (Doctor Zhivago, 1965) di David Lean, L’uomo venuto dal Kremlino (The Shoes of the Fisherman, 1968) di Michael Anderson, Lettera al Kremlino (The Kremlin Letter, 1970) di John Huston,  Reds (Id., 1981) di Warren Beatty,  Gorky Park (1983) di Michael Apted; Alba rossa (Red Dawn, 1984)  di John Milius, A 007, dalla Russia con amore (GB 1963) di Terence Young e la versione integrale del documentario Cronache di una rivoluzione (2017) di Ezio Mauro.

Tutte le proiezioni saranno introdotte da studiosi ed esperti: tra gli altri, parteciperanno Luciana Castellina, Carlo Casula, Alessia Cervini, Marco Maria Gazzano, Cecilia Mangini, Ezio Mauro, Antonio Medici, Pietro Montani, Susanna Nicchiarelli, Stefania Parigi, Silvio Pons, Raissa Raskina, Alessio Scarlato, Giovanni Spagnoletti, Ermanno Taviani, Daniele Vicari e Vito Zagarrio.

Ad anticipare la rassegna, domenica 12 novembre saranno due eventi ospitati alla Nomas Foundation di Roma: il primo riguarda la presentazione dell’e-book Dentro/Fuori. Il lavoro dell’immaginazione e le forme del montaggio; il secondo riguarda la visita guidata alla mostra Sergej Ejzenštejn: The Anthropology of Rhythm, a cura di Marie Rebecchi e Elena Vogman, in collaborazione con Till Gathmann.

Fuori programma, il 14 e 21 novembre, verranno poi organizzati degli incontri di lavoro all’AAMOD con visita al complesso di archeologia industriale della Centrale Montemartini.

Infine, all’interno dell’Università Roma Tre (Aula Parco del Dipartimento Filosofia, Comunicazione e Spettacolo), è confermata per giovedì 23 novembre, una serata speciale dedicata a Vladimir Majakovskij, Gianni Toti e l’utopia dell’Ottobre, a cura di Marco Maria Gazzano, nella quale verrà proiettata integralmente la Trilogia majakovskijana(1983-84) di Gianni Toti e verrà presentato il libro in realtà aumentata Le cartaviglie della Casa Totiana (Rubettino).

Con il patrocinio di
Sapienza Università di Roma – Dipartimenti Filosofia e Storia dell’arte e Spettacolo
Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”
Università degli Studi Roma Tre – Dipartimento Filosofia, Comunicazione e Spettacolo

Un progetto a cura di Pietro Montani e Giovanni Spagnoletti

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