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Azzera la bolletta

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Trump affossa l’economia dell’Iran. Esplodono le proteste

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Il presidente americano aumenta le sanzioni economiche all’Iran che ha rifiutato di smantellare i missili nucleari presenti nel suo territorio

di Vito Nicola Lacerenza

Nei giorni scorsi migliaia di iraniani si sono riversati per le strade di Teheran, la capitale dell’Iran, per protestare contro la pesante crisi economica che da mesi attanaglia il Paese. La disoccupazione giovanile ha raggiunto il 28,50%, i prodotti di importazione come zucchero, farina e olio sono sempre più costosi e difficili da trovare, mentre la crescente inflazione ha annullato il potere d’acquisto dei cittadini, che tentano di   salvare i propri risparmi acquistando beni considerati “sicuri”, come oro e automobili. Ma in Iran l’oro è ormai introvabile e le autovetture, anche se di fascia media, hanno raggiunto prezzi proibitivi. «Trovare un bene sicuro in cui investire i propri risparmi è diventato impossibile- ha detto AsgarKouhpaee, commerciante di 55 anni- una Toyota RAV4, un suv di media fascia, ha un prezzo di partenza di 25.000 dollari. Negli USA viene venduto a 68.000 dollari, mentre in Iran il prezzo è di 100.000 dollari. Qui tutto costa il 40% di più». L’Iran è sull’orlo della bancarotta da diversi anni, ma a complicare ancor di più la situazione è stata la decisione del presidente americano Donald Trump di abbandonare il trattato sul nucleare, siglato nel 2015 dal suo predecessore Barack Obama insieme ad altre sei nazioni: Iran, Russia, Cina, Germania, Francia e Regno Unito.

L’accordo prevede l’impegno da parte dell’Iran di diminuire la produzione di uranio arricchito, di sospendere l’uso di tale materiale per la costruzione di missili nucleari, mentre quelli costruiti nel periodo precedente alla firma dell’accordo vengono riconosciuti come “armi a scopo difensivo” di legittimo possesso. Per Trump però l’idea che l’Iran disponga di armi atomiche è apparsa inaccettabile e così recentemente ha abbandonato l’accordo, dando inizio ad una guerra commerciale contro l’Iran, colpendo il suo settore economico principale, l’esportazione di petrolio, che costituisce l’80% del PIL. Il Paese mediorientale produce giornalmente circa 2 milioni di barili e rifornisce di gas naturale anche diverse nazioni europee, tra cui l’Italia. Ora però il vecchio continente ha cessato quasi del tutto le importazioni di greggio e gas dall’Iran, da quando Trump ha minacciato sanzioni economiche a danno dei Paesi che dovessero intraprendere relazioni commerciali con la nazione islamica.

Con tale misura il presidente americano ha fatto crollare la valuta iraniana, il rials, rispetto al dollaro: attualmente 1 dollaro vale 90 rials.  L’enorme sproporzione tra il valore delle due monete rende costosissimo per l’Iran importare qualunque bene di consumo. Per aggirare le sanzioni statunitensi la Banca Centrale Iraniana sta cercando di cambiare la valuta di riferimento, passando dal dollaro americano all’euro. Molti economisti sono scettici sull’efficacia di tale misura e il presidente iraniano, l’ayatollah Ruhollah Khomeiniha invitato i suoi connazionali a comprare solo prodotti realizzati in Iran e a non andare in vacanza all’estero. L’obiettivo di Khomeini è quello di impedire che la moneta nazionale esca fuori dall’Iran facendo aumentare la già altissima inflazione.

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