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Social network e identità digitale: una regolamentazione non più rinviabile

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I recenti episodi di suicidio riconducibili al cyberbullismo, così come le morti legate a sfide e “giochi” pericolosi diffusi sui social, in particolare su TikTok, raccontano una realtà che non può più essere ignorata.

di Laura Marà

Il disagio giovanile legato all’uso incontrollato dei social network è ormai una costante nelle cronache nazionali. Sempre più adolescenti vivono gran parte della propria quotidianità online, esposti a dinamiche pericolose, contenuti estremi e fenomeni di emulazione che, in alcuni casi, hanno avuto esiti drammatici. I recenti episodi di suicidio riconducibili al cyberbullismo, così come le morti legate a sfide e “giochi” pericolosi diffusi sui social, in particolare su TikTok, raccontano una realtà che non può più essere ignorata. La rete, anziché spazio di condivisione, si trasforma spesso in un ambiente ostile e fuori controllo.

L’attuale panorama dei social media appare come una vera e propria giungla digitale. Profili falsi, identità fittizie e account anonimi proliferano senza alcuna difficoltà, generando un clima di caos e di sostanziale impunità. La facilità con cui è possibile creare più profili, celandosi dietro nomi inventati, sta rendendo la situazione ingestibile. Truffe, molestie, manipolazioni e bullismo online trovano terreno fertile proprio nell’assenza di un sistema efficace di identificazione degli utenti.

In questo scenario, l’introduzione dell’autenticazione tramite SPID per l’iscrizione e l’accesso ai social network rappresenterebbe un passo decisivo. Associare ogni profilo a un’identità digitale certificata consentirebbe di contrastare in modo concreto la creazione di false identità, restituendo trasparenza e responsabilità allo spazio digitale. Non si tratta di comprimere la libertà di espressione, ma di garantire che essa venga esercitata da persone reali e riconoscibili.

I vantaggi di una simile misura sarebbero evidenti. Le truffe online, spesso orchestrate attraverso profili fittizi, subirebbero una drastica riduzione. Il cyberbullismo, alimentato dall’anonimato e dalla percezione di non essere rintracciabili, verrebbe fortemente limitato. Ogni utente, consapevole di essere identificabile, sarebbe chiamato a rispondere delle proprie azioni. In quest’ottica, ogni profilo dovrebbe riportare chiaramente nome, cognome e volto della persona: un principio di trasparenza essenziale per riportare ordine nella rete.

Particolarmente urgente è anche la questione dell’accesso dei minorenni. Gli attuali limiti di età si rivelano inefficaci e facilmente aggirabili. È necessario fissare una soglia più adeguata, portando l’età minima per l’iscrizione ai social network a 21 anni, un’età che garantisca una maggiore maturità emotiva e una più solida capacità di gestione delle dinamiche sociali e psicologiche proprie delle piattaforme digitali.

Questo articolo vuole essere un appello formale al Governo italiano e a META affinché intervengano con decisione. Gli strumenti tecnologici esistono già e lo SPID ne è un esempio concreto. Riportare legalità, sicurezza e responsabilità nel mondo digitale non è più una possibilità: è una necessità improrogabile.

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