Diritti umani
Social media: dipendenza, violenza e diete estreme che mettono a rischio la vita dei giovani e non solo
Negli ultimi anni, i social media hanno trasformato radicalmente il modo in cui i giovani vivono, comunicano e si relazionano.
di Laura Marà
Quello che all’inizio era uno strumento di connessione e intrattenimento si è trasformato in un veicolo di comportamenti rischiosi e imitazioni pericolose. Dall’Asia all’Europa, dall’Australia agli Stati Uniti, i casi segnalati spaziano dalle diete estreme alla violenza emulativa, con conseguenze concrete e talvolta drammatiche sulla vita degli adolescenti.
Il caso storico negli Stati Uniti: Meta e Google chiamati in giudizio
Negli Stati Uniti, una giovane donna di nome Kaley ha citato in tribunale Meta Platforms (Instagram e Facebook) e Google (YouTube), sostenendo che le piattaforme siano progettate per creare dipendenza nei minori. L’accusa sostiene che gli algoritmi peggiorino ansia, depressione e problemi di autostima legati all’aspetto fisico durante l’adolescenza.
Il caso ha avuto un momento clamoroso quando Mark Zuckerberg ha testimoniato davanti alla giuria, interrogato sulle responsabilità delle piattaforme e sulle misure adottate per proteggere gli utenti più giovani. Alla fine, il giudice ha ritenuto le aziende responsabili della dipendenza indotta, assegnando un risarcimento di circa 6 milioni di dollari.
Il verdetto è considerato un precedente storico, simile ai processi contro l’industria del tabacco, e segnala che la responsabilità delle piattaforme digitali nei confronti dei minori non è più solo teorica.
Il fenomeno globale: influencer e giovani a rischio

In Australia, gruppi di adolescenti sono stati spinti a commettere furti e atti di vandalismo sotto l’influenza di comunità online. Nel Regno Unito, sfide virali hanno provocato raduni caotici con scontri tra adolescenti e forze dell’ordine.
In Asia e Sud America, trend simili portano giovani a seguire diete estreme, challenge fisicamente rischiose e comportamenti violenti, mostrando come l’influenza dei social sia un fenomeno globale, amplificato da algoritmi e dalla logica della viralità.
Dieta estrema e viralità: il caso di Marilena Sansone
In Italia, l’influencer Marilena Sansone è diventata famosa per la sua dieta quasi esclusivamente a base di carne cruda. Ospite del programma La Zanzara, ha dichiarato di consumare circa 1 kg di carne al giorno e, sorprendentemente, di evacuare solo una volta ogni due mesi.

Dal punto di vista medico, una dieta del genere comporta infezioni batteriche, parassiti, carenze nutrizionali e problemi digestivi. E, con un tocco di ironia, quando Marilena decide di evacuare, probabilmente dovrebbe evacuare l’intero edificio.
Il problema maggiore resta la replicazione di questi comportamenti da parte dei giovani, attratti dai contenuti virali senza comprenderne i rischi reali per la salute.
Violenza scolastica e imitazioni pericolose

Recentemente, un episodio di violenza scolastica ha scosso l’Italia. Un ragazzo di 13 anni ha accoltellato la sua insegnante di francese, Chiara Mocchi, all’interno della scuola media di Trescore Balneario, riprendendo l’aggressione e diffondendola su Telegram. Fortunatamente, l’insegnante è sopravvissuta, ma l’episodio ha acceso un dibattito nazionale sul ruolo dei social nella vita dei giovani.
Il caso mostra come contenuti virali possano amplificare comportamenti aggressivi, creando un effetto di emulazione: gli adolescenti si fanno forti e si fomentano a vicenda, spingendosi a compiere atti estremi pur di ottenere approvazione o notorietà online. Psicologi e educatori avvertono che fenomeni simili possono generare una “contagione sociale” tra ragazzi già fragili o vulnerabili, aumentando il rischio di episodi violenti, bullismo e problemi psicologici.
Educazione digitale e responsabilità delle piattaforme

Dal quadro globale emerge una realtà chiara: i social media influenzano concretamente il comportamento dei giovani, e senza strumenti di educazione digitale e regolamentazione i rischi aumentano. Per proteggere gli adolescenti dai pericoli concreti dei social, sarebbe fondamentale limitare l’uso delle piattaforme durante l’adolescenza ed inserire l’educazione digitale nelle scuole, per insegnare loro a riconoscere contenuti pericolosi, sviluppare senso critico e gestire l’influenza degli algoritmi.
Il messaggio resta duplice: i giovani devono diventare consapevoli e critici, mentre le piattaforme devono rispondere dei rischi concreti che alimentano. I social non sono un gioco: quando la viralità si trasforma in pericolo, servono formazione, responsabilità e limiti chiari.
