FeaturedItaliani nel Mondo

Scontri tra Civiltà- Clashes of Cultures

By 1 Febbraio 2020 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

Scontri tra Civiltà

Il semplice fatto che uomini uccidono uomini rende la guerra l’atto umano più crudele di tutti, ma siamo proprio noi esseri umani a trovare il mezzo più adatto per giustificare l’atto che contravviene una legge che è alla base di tutte le religioni, a partire dai Dieci Comandamenti: non uccidere.

In questi giorni ho deciso di rivedere il film capolavoro di David Lean, Lawrence d’Arabia. Un film indimenticabile dove la vera star è il deserto che controlla ogni aspetto della vita dei suoi abitanti e che ci fornisce scene naturali bellissime. Non lo vedevo da anni e pensavo che, viste le sue quattro ora di durata, mi avrebbe dato qualche ora di piacere. Oltre il piacere, il film mi ha dato molto da considerare.

Mentre guardavo la scena del ritorno trionfale allo Stato Maggiore britannico al Cairo di T. E. Lawrence per annunciare la sua prima vittoria, e la reazione sbalordita degli altri ufficiali al vederlo vestito come un arabo, ho pensato che questa scena ben rappresentava un aspetto delle guerre nel corso dei secoli che sono sempre state viste come uno scontro tra civiltà.


Ho pensato immediatamente al romanzo di fantascienza Dune di Frank Herbert e a quello di fantastoria “I Leoni di Al Rassan” di Guy Gavriel Kay ambientato in un mondo chiaramente ispirato dalla Riconquista della Spagna dai Mori, e nel quale uno dei personaggi più importanti è un poeta-guerriero, chiaramente ispirato dai musulmani che costruirono meraviglie in Spagna come il palazzo di Al’Amhra, che sfida i nostri pregiudizi verso i musulmani. In entrambi i casi gli autori dimostrano che troppo spesso questi pregiudizi non si basano sui fatti, ma su percezioni sbagliate, oppure su idee intenzionalmente manipolate per rendere il nostro avversario indegno d’essere considerato pari a noi.

Questo gioco di pregiudizi, oppure di propaganda come sarebbe più giusto chiamarlo, si vede benissimo all’inizio e alla fine del film “Joyeux Noel” del regista francese Christian Carion, che racconta la storia dell’armistizio ufficioso del fronte occidentale del Natale 1914, il primo Natale della Grande Guerra.

La versione originale del film è affascinante perché è girato in tre lingue per dimostrare la capacità umana di comunicare anche senza una lingua in comune, dunque rafforzando la tragedia della guerra. Purtroppo, la versione italiana non riflette questa realtà e il doppiaggio di tutti in lingua italiana perde questo aspetto fondamentale del film.

L’inizio del film ci fa vedere le scene dolorose di ragazzi francesi, inglesi e tedeschi che recitano in classe poesie e tesi che descrivano i loro nemici come barbari o peggio. Chi ha mai letto i giornali e le cronache dell’epoca sa che succedeva davvero, come in tutte le guerre.

Nella scena finale vediamo un altro messaggio di odio verso il nemico barbaro, ma questa volta non da parte di bambini, bensì da un vescovo cattolico che ai soldati scozzesi che nella sua predica cancella il messaggio del prete combattente che stava in trincea con i suoi soldati e che conosceva la verità della vita dei suoi fedeli. Una storpiatura del messaggio di Cristo che dovrebbe essere la base di qualsiasi predica durante la messa.

Questi sono aspetti strazianti della guerra che non fanno altro che assicurare problemi nel futuro, perché l’odio e i pregiudizi non spariscono con la fine del conflitto, ma continuano per anni a seguire, se non addirittura per generazioni e secoli. 

Chi sparge questo odio verso il nemico non sa se i nemici di oggi potrebbero essere gli immigrati   nel prossimo futuro. Ci vuole poco per capire questo concetto, basti pensare agli emigrati italiani dopo la Seconda Guerra Mondiale che si trasferirono negli Stati Uniti, Australia, Canada e altri paesi che avevano combattuto proprio contro l’Italia. I pregiudizi bellici hanno creato problemi di integrazione per gli italiani e i loro figli.

Questi pregiudizi non si limitano solo a una parte del conflitto oppure a una singola religione, tutti ne sono colpevoli, dal vescovo del film a Osama Bin Laden che chiama gli occidentali “crociati” per associarli agli orrori di mille anni fa che non sono mai stati dimenticati del tutto nel Medioriente. Lo fa ogni paese che si trova in guerra e non solo per alimentare l’odio, ma anche per rendere più facile il compito del fante, del marinaio e dell’aviere di ammazzare i nemici in combattimento.

Tutto nel nome del “conflitto tra civiltà” che è utilizzato come uno dei motivi principali della guerra. Però la forma più dolorosa di guerra sbugiarda questo concetto: le guerre civili. Inevitabilmente queste sono le guerre più crudeli perché mettono a nudo gli inganni della propaganda non solo perché il nemico parla la nostra stessa lingua, ma perché fino al giorno prima il soldato dell’altra parte era il nostro vicino di casa e nei casi più estremi è il nostro fratello o parente.

Non è un caso che il conflitto più importante della Storia degli Stati Uniti non è la sua Guerra di Indipendenza, ma la Guerra di Secessione che mise a nudo le contraddizioni di un paese che sognava la Democrazia e l’Indipendenza, ma negava i diritti umani più importanti a una parte della sua popolazione. Sono ferite ancora non sanate del tutto come vediamo nel dibattito attuale in alcuni stati americani di rimuovere la bandiera e simboli sudisti da palazzi statali perché è ancora utilizzata da estremisti per giustificare l’odio verso gli americani che non sono bianchi.

Il semplice fatto che uomini uccidono uomini rende la guerra l’atto umano più crudele di tutti, ma siamo proprio noi esseri umani a trovare il mezzo più adatto per giustificare l’atto che contravviene una legge che è alla base di tutte le religioni, a partire dai Dieci Comandamenti: non uccidere.

La guerra non è un periodo “normale” della nostra società, è un periodo dove le leggi garantiste vengono sospese e dove la popolazione si sottomette a leggi e regole che in periodi di pace non sopporterebbe mai come ad esempio limiti alla libertà personale, la sospensione dei diritti umani “universali”, i limiti alle nostre azioni quotidiane, senza scordare le inevitabili mancanze di prodotti e servizi a causa della sospensione delle  importazioni, magari da paesi diventati nemici nel frattempo.

Disgraziatamente il mondo è ancora ben lontano dal giorno in cui potremo abolire la guerra del tutto, ci sono troppi conflitti irrisolti che continuano a creare situazioni di instabilità. Possiamo solo vigilare sui nostri politici per assicurare che i motivi di azioni belliche siano ridotti al minimo necessario e soprattutto che risolvano situazioni a rischio e non creino le condizioni per conflitti nel futuro.

Però è molto più importante, come popolazione,  non cadere nel tranello del “conflitto di civiltà” dove consideriamo “gli altri” inferiori a noi, perché questo nostro atteggiamento non fa altro che contribuire a creare le condizioni che fanno nascere conflitti e guerre.

 

di emigrazione e di matrimoni

Clashes of Cultures

The simple fact that men kill men makes war the cruellest of human acts but we human beings are the ones who find the most suitable ways to justify the act that contravenes the law that is the very basis of all religions, starting with one of the Ten Commandments, “Do not kill”.

Recently I watched film director David Lean’s masterpiece “Lawrence of Arabia” once more. This is an unforgettable film in which in the real star is the desert with its beautiful natural panoramas that control every aspect of its inhabitants’ lives. I had not seen it for some years and I thought that its length of four hours would give me a few hours of pleasure. In addition to the pleasure, the film gave me much to think about.

As I watched the scene of T. E. Lawrence’s triumphant return to the British General staff in Cairo to announce his first victory and the amazed reaction of the other officers when they saw him dressed like an Arab I thought that this scene represented very well an aspect of war that, over the centuries, has always been seen as clashes of cultures.

I immediately thought of the science fiction novel “Dune” by Frank Herbert where the inhabitants of the planet are obviously Arabs and the fantasy novel “The Lions of Al Rassan” by Guy Gavriel Kay set in a world that was clearly inspired of the Reconquista of Spain from the Moors in which one of the most important characters is a poet-warrior who was clearly inspired by the Moslems who built the wonders of Spain such as the Al’Amhra palace which challenge our prejudices towards the Moslems. In both cases the authors show that all too often our prejudices are not based on facts but on mistaken impressions or on ideas that had been intentionally manipulated to make our adversary unworthy of being considered our equals.

This play of prejudices, or of propaganda as it would be more proper to call it, is seen very well at the start and the end of the film “Joyeux Noel” by French director Christian Carion that tells the story of the unofficial Christmas truce on the Western front in 1914, the first Christmas of the Great War.

The film is fascinating because it was filmed in three languages to show the human capacity to communicate even without a common language, therefore reinforcing the tragedy of war. This is an aspect that is lost in the Italian version because of the Italian tradition of dubbing films that language.

At the start of the film we see painful scenes of young French, English and German students who recite poems and essays which describe their enemies as barbarians or worse. Those who have read the newspapers and reports of the time know that this truly happened, as in all wars.

In the final scene we see another message of hatred towards the barbarous enemy, this time not from children but instead from the Catholic bishop of the Scottish soldiers who in his sermon cancels the message of the fighting priest who had been in the trenches with his soldiers and knew the truth of the lives of his faithful. The bishop’s message was a distortion of Christ’s message that should be the basis of any sermon during a Mass.

These are agonizing aspects of war that do nothing but ensure problems in the future because hatred and prejudice do not disappear after a conflict but continue for years, if not for generations and centuries.

Those who spread hatred of the enemy do not know if today’s enemies could be tomorrow’s migrants in the near future. It takes little to understand that this concept because we only have to think of the Italian migrants after World War Two who moved to the United States, Australia Canada and other countries that had fought against Italy. These wartime prejudices created problems of integration for the Italians and their children.

These prejudices are not limited only to one side of the conflict or to a single religion, everybody is guilty, from the bishop in the film to Osama Bin Laden who called Westerners “Crusaders” to associate them with the horrors of a thousand years ago that have never been fully forgotten in the Middle East. Every country does this in war and not only to feed hatred but also to make it easier for the soldier, sailor or airman to kill the enemy in battle.

All this in the name of “Clashes of Cultures” that is used as one of the main reasons for war. However, the most painful form of war belies this concept, civil wars. Inevitably these are the cruellest wars because they expose the deceptions of the propaganda, not only because the enemy speaks our language but because until the day before the soldier on the other side was our neighbour and in the most extreme cases our brother or relative.

It is no coincidence that the most important conflict in the history of the United States was not its War of Independence but its Civil War that lay bare the contradictions of a country that dreamed of Democracy and Independence but denied the most important human rights to a part o its population. These wounds have never completely healed as we see in the current debate in some American states to remove the Confederate flags and symbols from state buildings because they are still used by extremists to justify hatred towards Americans who are not white.

The simple fact that men kill men makes war the cruellest of human acts but we human beings are the ones who find the most suitable ways to justify the act that contravenes the law that is the very basis of all religions, starting with one of the Ten Commandments, “Do not kill”.

War is not a “normal” period for our society. It is a period where the civil liberties are suspended and when the population submits to laws and regulations that would never be tolerated in peacetime, such as the limits of personal freedom, the suspension of “universal” human rights, the limits to our daily activities, without forgetting the inevitable lack of products and services caused by the suspension of imports, maybe from the countries that had become enemies in the meantime.

Unfortunately the day when we will be able to abolish war completely is still far away as there are too many conflicts that continue to create unstable situations. All we can do is watch over our politicians to ensure that the reasons for acts of war are reduced to the minimum necessary and above all that they resolve the situations at risk and do not create the conditions for future conflicts.

However, as a population, it is much more important not to fall into the trap of “Clashes of Cultures” where we consider “the others” inferior to us because this attitude does nothing but help to contribute to creating the conditions that give rise to conflicts and wars.


Scrivi alla Redazione

Siamo felici di valutare ogni tua segnalazione e pubblicare articoli che pensi possano essere di interesse pubblico

Per qualsiasi segnalazione scrivi a
redazione@thedailycases.com