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Rivolta dei presidi del Lazio contro l’uso di cellulari e social network  

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I presidi del Lazio sono fermamente convinti di dover adottare nuove regole social per professori, genitori ed allievi per l’uso di cellulari e social network  in classe 

di Damiana Cicconetti

L’Associazione Nazionale Presidi del Lazio ha preso una decisione con non trova l’accordo di tutti: intende aggiornare il Codice Deontologico, dopo l’ultima revisione risalente all’anno 2012, per aggiungere un nuovo capitolo dedicato ai social network ed alle comunicazioni scuola-famiglia.

Ad essere ancor più chiari, i presidi del Lazio sono fermamente convinti di dover adottare nuove regole social per professori, genitori ed allievi.

Più in particolare, i presidi sono certi di non dover più utilizzare chat con gli studenti e i genitori.

Di contro, buona parte degli studenti non si mostra d’accordo, ritenendo necessario educare alla tecnologia, non certo disincentivandola.

L’obiettivo è, quindi, la regolamentazione dell’uso della tecnologia e delle reti sociali, proprio in considerazione del fatto che, spesso, si sta rivelando dannosa per tutti: studenti, scuole e famiglie.

I docenti, pertanto, comunicheranno via WhatApp solo nei casi urgenti: ad esempio, per aggiornare in merito ad una “gita improvvisamente saltata…”.

Mario Rusconi, presidente dei presidi di Roma, ha chiesto di prestare maggiore attenzione “ai contenuti pubblicati sui social che ledono l’immagine degli istituti scolastici. Perché se la critica costruttiva va bene, non va di certo bene la diffamazione, come pure chi mette like a questo tipo di contenuti ed è persino ritenuto colpevole dalla legge…”.

L’iniziativa, a carattere regionale, potrebbe presto estendersi a tutto il Paese.

Positiva anche la reazione di Antonello Giannelli, Presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, che ha annuito alla decisione e, anzi, ha aggiunto: “L’utilizzo sfrenato delle chat non porta a nulla di buono; la comunicazione deve sempre avere carattere di ufficialità…”.

Per questo motivo Giannelli non ha escluso di presentare il nuovo Codice all’ARAN (Agenzia Rappresentativa Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni), affinché sia inserito nel Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL), “per conferirgli, oltre agli attuali valori etico e di prevenzione, anche quello amministrativo…”.

Attilio Fratta, presidente di DirigentiScuola, non ha potuto fare a meno di interrogarsi su un altro importante punto: “Perché far portare a scuola il cellulare agli alunni se è vietato? La regola c’è ma pochi la rispettano e scarsamente si sanziona chi non la segue…”.

E se da un lato non vi è dubbio che la Rete degli studenti non avrebbe potuto non essere contraria all’aggiornamento del Codice, considerandolo “poco utile e fuori dal tempo…”, dall’altro bisogna evidenziare che gli stessi studenti hanno espresso una motivazione oltremodo giusta: “Bisogna educare alla tecnologia, non certo disincentivarla…”.

Del resto, vi è da considerare un’ulteriore quaestio: il rimedio forse sarà spontaneo, sempre che si confermi finanche in Europa l’attuale tendenza statunitense.

In effetti, stando ai risultati emersi da un recente sondaggio commissionato dalla banca di investimento Piper Sandler, condotto su oltre 7 mila giovani appartenenti alla generazione Z – ovvero i nati tra il 1995 e il 2010 –, vi sarebbe stata una “fuga da Instagram”, social network che, perciò, ha perso il 31% delle preferenze rispetto ad un anno fa, ma non anche a favore di Tik Tok, piattaforma attualmente più amata (con il 33% di share), immediatamente seguita da Snapchat (con il 31%).

Non pochi, poi, sono i giovani statunitensi che hanno scelto di vivere lontani dai social, giudicandoli “tossici” ed “ossessivi” e che, pertanto, hanno da tempo deciso di sperimentare la disconnessione.

Non a caso, di recente, anche fra i giovani italiani è emerso che il 48% degli intervistati non è più così interessato alla realtà virtuale.

Un risultato davvero inaspettato: forse una moda che, come ogni altra, sta ormai tramontando.    

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