Reggio Emilia, bimbi in affido per lucro. Una strage di innocenti che va avanti da anni


L’episodio ha messo in luce la delicatezza del ruolo degli assistenti sociali e la vulnerabilità delle famiglie da loro monitorate. Come evitare che si lucri sulla sofferenza?

«L’opera umana più bella è quella di essere utili al prossimo»- ha detto il drammaturgo greco Sofocle più di un millennio fa. Da sempre coloro che dedicano la propria vita ad aiutare i più deboli godono del rispetto e della fiducia della società. Oggi è ancora così. Ma dove esistono persone degne di tale fiducia, è possibile che ce ne siano altre pronte a tradirla. Magari per denaro. Secondo la Procura di Reggio Emilia, alcuni operatori del servizio sociale integrato dell’Unione dei Comuni della Val d’Enza potrebbero essersi macchiati di abusi di fronte a “svariate decine” di genitori e dei loro figli. Questi ultimi vittime innocenti di un giro d’affari di centinaia di migliaia di euro, che cresceva in maniera proporzionale alle sofferenze dei bambini e delle loro famiglie. Le cronache degli ultimi giorni parlano di fanciulli strappati ai genitori da alcuni assistenti sociali della Val d’Enza, che adoperavano le loro competenze in campo psicologico, psicoterapeutico e psichiatrico per plagiare i piccoli costringendoli a testimoniare contro i loro genitori. Genitori che, attraverso regali e lettere d’amore indirizzate ai figli, cercavano di abbattere il muro di menzogne costruito da persone senza scrupoli e pronte a reprimere qualsiasi segno di umanità. Quelle lettere disperate ed i regali non sono mai arrivati a destinazione. Secondo gli inquirenti, gli indagati l’hanno impedito  per cercare di convincere i bambini della morte dei loro cari ed evitare ogni tipo di contatto tra i fanciulli e le famiglie faceva parte del piano. Addirittura dall’inchiesta denominata ‘Angeli e demoni’ emergono particolari inquietanti come scosse elettriche cui i bimbi venivano sottoposti per azzerare i ricordi, o simulazioni fiabesche per distruggere le figure genitoriali. 

Per conoscere maggiori dettagli su questa vicenda, che ha profondamente scosso l’opinione pubblica italiana, bisognerà attendere la chiusura delle indagini in corso da parte della magistratura. Ma di fronte a vite distrutte per l’avidità di denaro di gente cinica e spietata, è lecito porsi una domanda: come “rimediare” alle ferite inferte alle vittime, piccole e grandi, di questa tragedia? Una delle numerose norme del codice deontologico dell’Ordine degli Assistenti Sociali (Cnoas) obbliga gli iscritti ad  “esperire ogni tentativo per rimediare” in caso di “una omissione o un errore che possa danneggiare l’utente o il cliente o la sua famiglia”. Probabilmente gli ideatori della normativa facevano riferimento ad eventuali mancanze dovute  alla scarsa attinenza ai protocolli operativi. Ma come comportarsi di fronte ad un errore etico: tradire la fiducia della società per denaro? Come rimediare all’ “errore degli errori”? Forse, eseguire perizie più approfondite sulle relazioni fatte dagli operatori sociali, i quali hanno la facoltà di giudicare l’idoneità dei genitori a crescere i propri figli, potrebbe evitare episodi come quello avvenuto in provincia di Reggio Emilia e, soprattutto, potrebbe evitare che alcuni operatori, fingendosi “utili al prossimo”, rovinino per sempre la vita di minori, distruggendo intere famiglie.

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