Attualità
Papa e intelligenza artificiale: Restiamo umani
La nuova enciclica di Leone XIV, Magnifica Humanitas, è di oltre duecento pagine dedicate all’intelligenza artificiale e ai rischi di una società sempre più governata dagli algoritmi.
Di Francesca Fontana
Quella di Papa Leone non è solamente una riflessione religiosa. Ma un documento destinato ad aprire un dibattito globale sul rapporto tra uomo, tecnologia e potere. La nuova enciclica di Leone XIV, Magnifica Humanitas, è di oltre duecento pagine dedicate all’intelligenza artificiale e ai rischi di una società sempre più governata dagli algoritmi.
Arriva in una fase storica nella quale il mondo oscilla tra entusiasmo per le nuove frontiere della tecnologia e lo smarrimento esistenziale. Un documento che è già finito al centro di una acceso dibattito.
“La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte a una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare una città dove Dio e l’umanità abitano insieme”. È questo l’incipit del documento con cui Leone XIV affronta il tema della trasformazione digitale.
Secondo il Pontefice, il rischio più grande non è la tecnologia in sé, ma l’uso disumano che può essere fatto dell’intelligenza artificiale quando viene guidata esclusivamente dalla logica del profitto, della competizione e della concentrazione del potere.
“Nel tempo dell’intelligenza artificiale — scrive Leone XIV — la dignità umana rischia di essere oscurata da nuove forme di disumanizzazione”.
Da qui il monito a “disarmare l’IA”, sottraendola alla corsa militare, economica e geopolitica che oggi coinvolge Stati e grandi piattaforme digitali.
Il riferimento storico dichiarato è alla Rerum Novarum di Leone XIII, l’enciclica che alla fine dell’Ottocento affrontò gli squilibri della rivoluzione industriale. Anche oggi, sostiene il Papa, l’umanità si trova davanti a una trasformazione radicale.
La fabbrica meccanica è stata sostituita dalla rete digitale. Il lavoro fisico lascia spazio a quello cognitivo. Gli algoritmi organizzano informazione, consumi, relazioni sociali e persino decisioni politiche.
Ma il rischio centrale resta lo stesso: che la persona venga ridotta a semplice funzione economica.
Come Leone XIII intervenne mentre il capitalismo industriale rischiava di trasformare il lavoratore in un ingranaggio produttivo, così Leone XIV interviene mentre il capitalismo digitale rischia di trasformare l’essere umano in dato, profilo, produttore inconsapevole di valore cognitivo e comportamentale.
L’enciclica non condanna la tecnologia. Al contrario, riconosce il contributo che l’intelligenza artificiale può offrire nella medicina, nella ricerca scientifica, nella formazione e nella diffusione della conoscenza.
Ma pone una domanda cruciale: chi controlla il potere tecnologico e nell’interesse di chi?
È il passaggio più politico del documento. Perché il Papa denuncia apertamente il rischio di una concentrazione del potere nelle mani di poche grandi aziende tecnologiche globali.
“Non si può lasciare che pochi attori orientino da soli i processi che incidono sulla vita delle persone”, avverte Leone XIV, chiedendo regole condivise e una governance democratica dell’innovazione.
Un messaggio che arriva mentre negli Stati Uniti cresce il peso culturale e politico delle ideologie libertarie della Silicon Valley, convinte che tecnologia e mercato debbano espandersi con sempre meno limiti e regolazioni pubbliche.
Nel testo compare anche il richiamo alla “sindrome di Babele”: l’illusione che la tecnica possa sostituire la coscienza, il limite, la responsabilità e persino la relazione umana.
Un tema approfondito anche da padre Antonio Spadaro, che nel suo commento sottolinea come il problema non sia se l’intelligenza artificiale diventerà umana, ma se l’uomo riuscirà a restare umano dentro un ambiente dominato dalla logica dell’efficienza assoluta.
E c’è anche chi ha tentato di polemizzare creando un corto circuito: Secondo alcuni rilevatori l’enciclica stessa che parla di intelligenza artificiale sarebbe stata prodotta in gran parte proprio con l’intelligenza artificiale stessa. Secondo un’analisi pubblicata sul forum internazionale LessWrong dall’esperto Linch Zhang, diverse sezioni dell’enciclica presenterebbero tracce di scrittura automatica. Alcuni test effettuati con uno dei software più utilizzati per il rilevamento di testi IA, avrebbero individuato nel documento percentuali di scrittura non umana comprese tra il 40 e il 100 per cento.
In particolare, il 62 per cento della prima parte dell’enciclica sarebbe stato classificato come “non umano”, mentre una verifica indipendente effettuata dalla testata americana The Verge su un campione di circa duemila parole ha stimato una percentuale di generazione artificiale pari al 46 per cento.
Il Vaticano non ha commentato. Ma il solo fatto di pensare che il testo del Pontefice sia stato generato da un ente non umano, ci dice quanto i sistemi di rilevamento possano essere poco attendibili. Il Papa non ha certo bisogno di affidarsi alla tecnologia, né per mancanza di tempo, né è pensabile che lo faccia per pigrizia.
Ma al di là della polemica tecnologica, il cuore dell’enciclica resta il suo messaggio politico, culturale ed etico.
Non è un caso che alla presentazione dell’enciclica abbia partecipato anche Christopher Olah, cofondatore di Anthropic e tra le figure più influenti nella ricerca sull’intelligenza artificiale interpretativa.
Un segnale importante: persino le grandi aziende tecnologiche capiscono ormai che i sistemi di IA non possono essere progettati soltanto da ingegneri e matematici.
Dietro ogni algoritmo c’è una visione dell’uomo, della libertà, della verità.
Ed è probabilmente questo il punto centrale dell’enciclica: la questione dell’intelligenza artificiale non appartiene più soltanto alla tecnica. Riguarda direttamente l’idea stessa di civiltà.
Perché la vera domanda del nostro tempo non è soltanto cosa possano fare le macchine. Ma quale umanità vogliamo che riflettano.
