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Avvocati spiati al tribunale di Napoli. La protesta con un esposto della Camera Penale

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L’episodio occorso a Napoli evidenzia una cultura: quella per cui l’avvocato difensore è, per definizione, un soggetto sospetto.

di avv. Valerio Vancheri

Telecamere puntate fuori dall’aula, file audio, fotografie scattate nei corridoi del Nuovo Palazzo di Giustizia e perfino annotazioni sui movimenti del volto e sulle posture durante i colloqui tra avvocati e testimoni. È quanto è accaduto al decano del Foro di Napoli Avv. Raffaele Esposito e ad altri componenti del collegio difensivo, per un processo in Corte d’Assise. Il caso non è affatto isolato e segue quanto già accaduto a Perugia, dove venivano spiati i colloqui tra detenuti e difensori.

Al comunicato/esposto della Camera Penale di Napoli ha fatto seguito la delibera dell’Unione Camere delle Penali Italiane, che ha proclamato l’astensione dalle udienze dal 8 al 12 giugno.

Con candore monastico, la Procura di Napoli ha emesso un comunicato, col quale spiega che, in realtà, ad essere intercettati erano i testimoni del processo e non gli avvocati.

“Gratteri ha messo nero su bianco che nessun avvocato è stato intercettato. La smentita è formalmente ineccepibile. Sul piano sostanziale, è la risposta di chi, trovato a ispezionare il portafogli del vicino, si difende osservando che cercava il proprio.

Il problema non è Napoli. Non è Catanzaro. È una cultura: quella per cui l’avvocato difensore è, per definizione, un soggetto sospetto.

Un avvocato monitorato non è libero di difendere. Un cliente che teme di essere spiato attraverso il proprio difensore non parla. E un processo in cui la difesa non parla non è un processo: è una cerimonia di conferma dell’accusa.”

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