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Onu, dalla caduta del muro di Berlino i paradossi nell’attuazione di politiche di pace

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Gianni Pezzano, storico italo australiano:’ L’ONU deve poter svolgere quel ruolo di garante della pace mondiale che i superstiti della Seconda Guerra sognavano alla sua formazione’.

 di Gianni Pezzano

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Due notizie di queste settimane hanno di nuovo diretto l’attenzione sull’ONU e sul suo ruolo sul palco della politica internazionale. La prima è la nomina come Segretario Generale dell’ex Primo Ministro portoghese Antonio Guterres dopo la decisione unanime del Consiglio di Sicurezza e la conseguente approvazione da parte dell’Assemblea Generale. La seconda notizia è l’ennesima prova di come l’ONU spesso si trova ingarbugliata in situazioni politiche difficili. Si tratta della mozione dell’UNESCO tesa ad utilizzare solo i nomi arabi verso certi luoghi di Gerusalemme, un fatto che ha suscitato rabbia in Israele perché è stato visto come un tentativo di ridurre i legami degli ebrei e dunque di Israele con la Città Santa. Due notizie contrastanti che evidenziano i  paradossi delle decisioni dell’ONU. Questo paradosso deriva dal fatto che l’ONU nacque incatenata e dunque incapace di poter svolgere attivamente un ruolo da  garante della pace mondiale atteso dal mondo in seguito alla Seconda Guerra Mondiale che fu scatenata dall’incapacità della Lega delle Nazioni di prevenire l’ascesa delle tre potenze totalitarie, la Germania nazista, l’Italia fascista e il Giappone imperiale. Le potenze vincitrici della guerra, l’Unione Sovietica (URRS, ora rimpiazzata dalla Russia), la Cina, il Regno Unito, gli Stati Uniti e la Francia presero decisioni che hanno limitato le azioni possibili per mantenere la pace. La prima e quella più importane fu di mantenere il veto nelle decisioni del Consiglio di Sicurezza, l’organo più importante dell’organizzazione mondiale. Le potenze avevano capito che stava per arrivare una guerra fredda e in effetti nel corso dei sette decenni da allora ognuna di loro ha posto veti a mozioni che andavano contro i loro interessi internazionali. L’URSS era uscita dalla guerra molto più potente militarmente e Stalin aveva deciso di porre fine al suo tradizionale disinteresse nella politica internazionale per non trovarsi di nuovo in guerra come era successo  nel 1941, la Francia era tra i membri fondatori più per la forza di personalità di De Gaulle che per il suo ruolo nella vittoria in Europa e stava per perdere le sue colonie perché avevano capito contro i giapponesi che era possibile ottenere la loro indipendenza con le armi, gli Stati Uniti erano più forti di prima e come i sovietici erano decisi nel dover essere più attivi a livello internazionale, il Regno Unito aveva capito che era arrivata la fine del colonialismo e decise di dare libertà alle sue ex colonie e di conseguenza di continuare buoni rapporti con loro e dunque mantenere un posto importante nella politica internazionale e la Cina si trovava coinvolta in una guerra civile che avrebbe portato alla vittoria del comunismo di Mao Zedong e un’alleanza fondamentale con l’URSS. Quindi, sin dall’inizio i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza erano divisi nei due campi della Guerra Fredda. Questo loro veto, legato alla seconda decisione di non permettere all’ONU d’aver una forza militare internazionale e neutrale capace di agire velocemente in zone di guerra ha avuto l’effetto di bloccare il ruolo effettivo dell’ONU, quello per cui era stato creato. Oggi vediamo gli effetti di queste due decisioni. L’ultimo caso  e il più tragico è in Siria dove la Russia e gli Stati Uniti non solo combattono contro il cosiddetto Stato Islamico, ma anche diplomaticamente tra di loro. La mozione dell’UNESCO su Gerusalemme dimostra benissimo che non sono soltanto i membri permanenti a cercare di utilizzare l’ONU per i loro scopi. Già allo scoppio della guerra in Corea nel 1950 questi limiti non hanno permesso quelle azioni che il mondo si aspettava dall’organizzazione. La rivelazione decenni dopo che anche l’URSS svolgeva un ruolo attivo e occulto in quella guerra conferma che l’ONU era azzoppata. Infatti, molti credono che la morte del Segretario Generale Dag Hammarskjold nel 1961 in circostanze ancora tutte da chiarire era dovuto al fatto che lui voleva un ruolo molto più attivo e interventista dell’ONU che non doveva piacere affatto a nessuno dei due blocchi della Guerra Fredda. Poi, oltre alle decisioni intenzionali delle potenze di limitare questi poteri, c’è il concetto del nostro ordinamento giuridico internazionale che l’ONU dovrebbe rivedere in modo calmo e preciso,ossia  il concetto di sovranità nazionale che attualmente è considerata assoluta, ma che fin troppo spesso blocca i tentativi di intervenire in quei luoghi dove governi nazionali sono caduti, oppure agiscono contro la propria popolazione come abbiamo visto in Ruanda. Benché sarebbe facile dire che ogni paese abbia il diritto di svolgere le proprie azioni all’interno dei confini, questi scontri e conflitti hanno effetti internazionali e lo vediamo benissimo nelle ondate di profughi che ora cercano di fuggire da zone di guerra e creano enormi problemi nei paesi di accoglienza e di eventuale residenza. Basta vedere il dibattito europeo  riguardo l’accoglienza dei profughi per capire che gli effetti di conflitti non finiscono ai loro confini. Purtroppo, proprio questo concetto sentirà il veto di almeno due dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. La Russia e particolarmente la Cina con i suoi Uyghur hanno minoranze musulmane importanti e nessuna delle due potenze permetterebbe mai la possibilità di interferenze internazionali nella loro politica interna. Ma questo fatto di realpolitik internazionale non dovrebbe impedirci di cercare il modo di superare i limiti dell’ONU come garante della pace nel mondo. Il semplice fatto che le sue organizzazioni come la FAO, l’OMS, l’UNESCO e l’UNICEF svolgono attività importanti in tutti i continenti dimostra chiaramente che un ruolo più attivo dell’ONU sarebbe possibile. Nessuno vuole un’altra guerra mondiale, a partire dai portatori del veto perché hanno pagato un prezzo altissimo per porre fine alla Guerra contro i totalitarismi in Europa e in Asia. Disgraziatamente, esistono gruppi nel mondo, come DAESH e Boko Harum, che cercano di innescare conflitti per i loro interessi, senza scordare la presenza di politici come Robert Mugabe in Zimbabwe per nominarne soltanto uno che se ne fregano della comunità internazionale, però, è la comunità internazionale che deve risolvere gli effetti delle loro azioni disumane. Speriamo che Antonio Guterres e i suoi collaboratori saranno in grado di superare i limiti istituzionali dell’ONU e dunque potranno finalmente permettere al massimo ente internazionale di poter svolgere quel ruolo di garante della pace mondiale che i superstiti della Seconda Guerra sognavano alla sua formazione.

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