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I Nostri Peggiori Nemici- Our Own Worst Enemies

By 29 Luglio 2020 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

I Nostri Peggiori Nemici

Ci lamentiamo della “fuga dei cervelli”, ma non dobbiamo meravigliarci se sono proprio i nostri comportamenti a creare le condizioni che costringono loro a cercare posti all’estero degni dei loro talenti.

Nel suo film capolavoro “Il mestiere della armi”  il regista Ermanno Olmi racconta la storia della morte di Giovanni dé Medici, detto delle Bande Nere a causa dei colori delle armature dei suoi soldati, mortalmente ferito nel tentativo vano di bloccare l’avanzata dei lanzichenecchi dell’Imperatore Carlo V che fecero il Sacco di Roma nel 1527. All’inizio del film alcuni personaggi storici esprimono i loro pensieri riguardo alla vita e al sacrificio del ventiseienne parente di Papa Clemente VII. Purtroppo le dichiarazioni di due dei personaggi, Federico Gonzaga di Mantova e Alfonso d’Este di Ferrara, nascondono il loro ruolo nella morte del giovane condottiero.

Nel tentativo di salvare le loro Signorie Gonzaga e d’Este avevano offerto assistenza e armi ai lanzichenecchi per assicurare che il loro soggiorno in questi territori fosse il più breve possibile. Alla fine il risultato non solo causò la morte di Giovanni e il Sacco di Roma, ma creò anche le condizioni per garantire che la nostra Penisola non avrebbe più avuto un governo centrale per oltre cinquecento anni.


È precisamente in questo periodo che il diplomatico, soldato e storico fiorentino Francesco Guicciardini avrebbe scritto la celebre frase “Francia o Spagna purché se magna” che descrive perfettamente questa epoca della Storia d’Italia.

 Sarebbe facile dire che questi fatti siano lontani e non hanno niente a che fare con il nostro paese moderno, ma sappiamo che il comportamento di Federico Gonzaga e Alfonso d’Este non fu un fatto raro nella Storia del nostro paese e che ancora oggi abbiamo politici e industriali che non pensano al bene del paese, bensì soltanto alle tattiche che farebbero buon gioco alle loro cause e  alle loro ambizioni. E come la politica, lo stesso discorso vale a tutti i livelli della nostra società.

 Non ci vuole molto per ricordare politici italiani che hanno sfruttato e continuano a sfruttare le visite di nostri Presidenti a sedi e convegni internazionali, per esprimere pubblicamente il loro dissenso al fine di recuperare voti nell’ambito della politica interna italiana. A costoro non importa che questi gesti e atti non fanno altro che dimostrare al mondo che non riusciamo ad agire in modo unito, e di conseguenza da decenni il Bel Paese non riesce a imporsi ai  livelli che la nostra Storia e la nostra Cultura dovrebbero assicurare tra i posti d’onore.

 Estendiamo questa pratica allo sport, al mondo accademico e alle lotte tra le industrie italiane e come risultato il nostro paese non trova la forza di emergere negli organi internazionali che darebbero il potere di avanzare non solo ai nostri prodotti, ma anche ai nostri sportivi, artisti e accademici. Ci lamentiamo della “fuga dei cervelli”, ma non dobbiamo meravigliarci se sono proprio i nostri comportamenti a creare le condizioni che costringono loro a cercare posti all’estero degni dei loro talenti.

Purtroppo, questo nostro vizio d’essere proprio noi il nostro peggior nemico si estende anche all’estero in mezzo ai gruppi delle varie comunità italiane in tutti i continenti.

 Posso citare la mia ex città di residenza Adelaide in Australia dove esistono oltre centocinquanta circoli e associazioni italiane di tutti i generi. Il lettore in Italia potrebbe immaginare la presenza di club da ogni regione, ma non potrebbe mai pensare che non solo esistono circoli dedicati a regioni, ma anche a città e paesini. Nel caso di Adelaide la comunità calabrese ci dà un cattivo esempio della pratica di litigare tra noi.

 Non c’era soltanto una “Associazione Calabria”, ma ben tre simili, dopo la rottura della prima e della seconda per motivi di conflitti di personalità. Poi, non solo esistono circoli di singoli paesi calabresi, ma in almeno in un caso, che non nomino per non mettere in imbarazzo i responsabili, non solo esiste la festa del santo patrono del paese, ma anche delle Madonne di due frazioni dello stesso paese perché le famiglie di ogni frazione considerano le loro feste più importanti della festa del paese principale e sede del comune. Le conseguenze di questi conflitti di vanità non fanno altro che dividere le nostre comunità e impediscono loro di poter fornire i migliori servizi ai nostri connazionali.

 Come vediamo con il comportamento dei nostri rappresentanti all’estero e il danno che fanno alla nostra immagine, questo nostro comportamento egocentrico, come quello dei nostri parenti e amici all’estero, non fa altro che spaccare il nostro voto e la nostra voce quando abbiamo bisogno di unità di azione e di scopo.

 Nessuno pretende che dobbiamo avere tutti le stesse idee e gli stessi programmi. La presenza di miriadi di partiti politici in Italia e la cronaca politica quotidiana di politici di tutti gli schieramenti che minacciano spaccature e la formazione di nuovi raggruppamenti, non sono altro che dimostrazioni di egoismo e non la promozione di idee o identità politiche.

 Per quanto possiamo avere certe idee diverse, abbiamo anche ideali e idee in comune che potrebbero e dovrebbero essere la base per un nuovo percorso nella vita, e non solo politica, del nostro paese. Per quanto parliamo spesso di prendere idee dall’estero, nessuno guarda un certo comportamento nel mondo politico anglosassone che davvero darebbe una svolta su come procedono i processi decisionali nel nostro paese a tutti i livelli.

 Nei parlamenti britannici in giro per il mondo il ruolo dei capigruppo non è solo di preparare l’ordine del giorno parlamentare. Il loro ruolo comprende anche sondare il terreno in comune tra i vari partiti e i parlamentari indipendenti. Nel cercare i punti in comune si riduce il campo di scontro politico che troppo spesso impedisce al parlamento di prendere decisioni. Ricordiamo tutti i milioni di emendamenti a una recente proposta di legge nel non lontano passato, non per migliorare o modificare la proposta, ma nel tentativo, nemmeno tanto occulto, di bloccare prima il dibattito e poi il voto.

 Sarebbe impossibile aspettarsi che tutti fossero d’accordo su ogni punto di qualsiasi programma, ma sarebbe altrettanto impossibile negare che la nostra tendenza nazionale di impedire e bloccare tutto perché non siamo d’accordo su alcuni punti individuali è ancora più dannosa al paese.

 In un sistema parlamentare, come nei circoli e clubs di qualsiasi genere poiché sono nel loro piccolo simili a enti parlamentari, tempi lunghi nel prendere decisioni non fanno altro che riscaldare animi che troppo spesso sono già caldi prima dell’inizio del dibattito.

 Se i nostri rivali in campo politico internazionale, oppure nel commercio o nello sport, riescono, battaglia dopo battaglia, a far avanzare le loro cause, e noi invece non riusciamo a cavare un ragno dal buco, dobbiamo riconoscere che è proprio perché riescono a fare quel che noi non siamo capaci di fare: agire in modo unito, almeno di fronte ai nostri avversari. Nessun sistema politico esiste senza scontri più o meno feroci, ma sono pochi ad avere le spaccature pubbliche che vediamo in Italia.

 Se vogliamo, come paese, vincere le battaglie di ogni genere che ci stanno più a cuore dobbiamo cominciare col riconoscere che i nostri peggiori nemici non sono i nostri avversari, ma proprio noi stessi.

di emigrazione e di matrimoni

Our Own Worst Enemies

We complain about the “brain drain” but we must not be surprised that it is precisely this behaviour that creates the conditions that force them to look overseas for jobs worthy of their talents.

In his masterpiece “Il Mestiere delle Armi” (The Profession of Arms) film director Ermanno Olmi tells the story of the death of Giovanni dé Medici, called “delle Bande Nere” (of the black bands) due to the colour of his soldiers’ armour, who was fatally wounded during the vain attempt to block the advance of Emperor Charles V’s mercenaries who carried out the Sack of Rome in 1527.

At the start of the film some historical characters express their thoughts concerning the life and sacrifice of the twenty six year old nephew of Pope Clement VII. Unfortunately the declarations of the two personages, Federico Gonzaga of Mantua and Alfonso d’Este of Ferrara hide their role in the death of the young warlord.

In the attempt to save their dominions Gonzaga and d’Este had offered their help and weapons to the mercenaries to ensure that their stay in these territories would be as brief as possible. In the end the result not only led to the death of Giovanni and the Sack of Rome but it created the conditions to guarantee that our peninsula would have no central government for more than 500 years.

It was precisely in this time that the Florentine diplomat, soldier and historian Francesco Guicciardini is said to have written the famous phrase “Franza o Spagna purché se magna” (France or Spain as long as we eat) that describes perfectly this period of Italian history.

It would be easy to say that these facts occurred long ago and have nothing to do with our modern country but we know that Federico Gonzaga and Alfonso d’Este’s behaviour was not a rare fact in our country’s history and that today we still have politicians and industrialists who do not think about the good of the country but rather only about the tactics that would favour their causes and ambitions. And just like politics, the same goes for all levels of our society.

 It does not take much to remember Italian politicians who exploited and continue to exploit the visits of our Presidents (the heads of State and Government) to international headquarters and conferences to publicly express their dissent in order to try and gather votes in the context of internal Italian politics. It does not matter that these gestures and acts do nothing but show the world that we cannot act in a united way and as a consequence for decades Italy has been unable to impose herself at the levels that our history and Culture should ensure amongst the places of honour.

We extend this practice to sport, academia and struggles between Italian industrialists and as a result our country does not find the strength to emerge in the international Bodies that would give us the power to advance not only our products but also our sportsmen and women, artists and academics. We complain about the “brain drain” but we must not be surprised that it is precisely this behaviour that creates the conditions that force them to look overseas for jobs worthy of their talents.

Unfortunately this bad habit of being our own worst enemy also extends overseas amongst the various Italian communities in all the continents.

I can mention my former city of Adelaide, Australia where there are more than 150 Italian clubs and associations of all kinds. Our readers in Italy can imagine the presence of a club for each region in Italy but they would never think that there are not only clubs dedicated to regions but also to cities and small towns. In the case of Adelaide the Calabrese community gives us a bad example of this practice of arguing amongst ourselves.

There were not only one “Calabria Association” but three after the breakup of the first and then the second due to personality clashes. And then there are not only clubs for individual towns in Calabria but in at least one case, which I will not name to avoid embarrassing those responsible for the divisions, there is not only the feast for the town’s Patron Saint but also two Madonnas of two hamlets of the town because the families from these hamlets consider their feasts more important than the feast of the main town which is also seat of the local council. The consequences of these clashes of vanity do nothing but divide our communities and prevent them from being able to provide better services for our fellow citizens.

As we see from the behaviour of our representatives overseas and the damage caused to our image, our egocentric behaviour, like that of our relatives and friends overseas, does nothing but divide our votes and our voices when we need unity of action and intent.

Nobody expects that we must all have the same ideas and the same programmes. The presence of myriads of political parties in Italy and the daily political news of all sides that threaten splits and the formation of new groups are nothing more than the demonstration of selfishness and not the promotion of political ideas or identity.

As far as we can have certain different ideas, we also have ideals and ideas in common that could and should be the basis for a new path for life and not only political, in Italy. As much as we often talk of taking ideas from overseas, nobody looks at a certain forms of behaviour in the world of Anglo-Saxon politics that would truly give a change of direction on how to proceed in the decision making processes at all levels in our country.

In the British Parliaments around the world the role of the leaders of parliamentary groups is not only to prepare the parliamentary agenda. Their role also includes seeking common ground between the various parties and the independent parliamentarians. By seeking common ground the field of political clashes that often impedes Parliament from making decisions is reduced. We all remember the millions of amendments to a draft law in the recent past, not to improve or amend the draft law but in a not even very well hidden attempt to block first the debate and then the vote.

 It would be impossible to expect that everybody agrees on every point of any political programme but it would be just as impossible to deny that our national tendency to impede and block everything because we do not agree on some individual points is even more damaging for our country.

In a parliamentary system, as in the clubs and associations of every type since in their way they are small parliamentary bodies, long times for making decisions do nothing but heat up souls that are already hot even before the start of the debate.

If our rivals in the field of international politics, or in business or sport, in battle after battle manage to advance their causes and instead we cannot manage to achieve anything we must recognize that it is precisely because they do what we are not able to do, to act in a united way, at least in front of our rivals. There is no political system without more or less ferocious debates but few have the public splits we see in Italy.

 If we as a country want to win every type of political battle that we care about most we must start by recognizing that our worst enemies are not our rivals but ourselves.


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