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Lo strano caso delle due Mary Morris

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Ad oggi i due casi rimangono irrisolti, senza un colpevole e senza un movente, uniti, secondo la polizia, solo da una stravagante coincidenza data dall’omonimia delle vittime

Una vettura in fiamme in una zona dimenticata della periferia di Houston in Texas. Questo è lo spettacolo che si trovò davanti la polizia di Harris County una volta giunta sul posto di quello che era stato segnalato come un rogo di foglie e rottami. Spento il fuoco, all’interno del veicolo fumante fu rinvenuto il corpo carbonizzato di una donna, Mary Henderson Morris. Nessun movente fu trovato per l’omicidio della quarantenne, moglie devota e madre amorevole, una lavoratrice, responsabile dell’ufficio prestiti alla Chase Bank di Houston. Stimata da vicini, amici e familiari, era una donna senza nemici. Unico indizio, la fede nuziale, che risultava mancante, così come il portafoglio.

Ebbene, quella mattina del 12 ottobre del 2000, era iniziata come una giornata tra tante, per lei. Solo le ripetute chiamate a vuoto del marito Jay, avevano fatto presagire che qualcosa di diverso poteva esserle accaduto, ma solamente in serata, Jay e la figlia Marylin si decisero a segnalarne la scomparsa, casualmente nello stesso momento in cui la vettura di Mary fu ritrovata in fiamme.

La polizia riteneva l’ipotesi del furto finito male la più plausibile, anche se alcuni dettagli non corroboravano tale teoria. Se di furto trattavasi, perché non rubare anche l’auto? E, in ogni caso, perché spingersi così lontano per abbandonare il cadavere? E perché poi dare l’auto alle fiamme?

Un caso inspiegabile, insomma, perché apparentemente senza movente e senza testimoni né per il rapimento né tantomeno per l’omicidio. Decisamente più curioso fu, però, ciò che accadde in seguito. Quattro giorni dopo il funerale di Mary Morris, la figlia si recò nell’ufficio del medico legale per recuperare gli effetti personali della madre e qui fece la più inaspettata delle scoperte: le dissero che il corpo di Mary Morris era ancora lì all’obitorio, morta a seguito di un pestaggio terminato con un singolo colpo di pistola alla testa.

Dopo lo sgomento iniziale, l’assurda circostanza venne chiarita. Quello stesso giorno, lo sceriffo della contea di Harris aveva risposto a una segnalazione, trovando il cadavere di una donna all’interno di un’auto in una zona isolata alla periferia di Houston. Il nome della donna era Mary McGinnis Morris, nient’altro che un caso di omonimia, la cui morte però presentava strane somiglianze con il precedente delitto. Anche la McGinnis era una donna in carriera, con un marito e una figlia. Entrambe le Mary Morris erano belle, socievoli e con i capelli bruni. Anche la McGinnis era stata trovata morta in un’auto, e seppur a 40 km dal luogo del primo delitto, era in una zona isolata molto simile alla prima. Ciò che rendeva diversi i due delitti erano le condizioni in cui fu trovata la McGinnis, brutalmente picchiata e assassinata con la sua stessa pistola in un impacciato tentativo di simularne il suicidio. A differenza della Henderson, la McGinnisnon era stata derubata, anche se inizialmente anche a quest’ultima sembrava mancasse la fede nuziale (che poi si scoprì in possesso della figlia). Insomma, i due casi erano simili, anche e soprattutto per la coincidenza del nome delle vittime, ma mentre per il primo delitto non c’erano piste d’indagine percorribili, nel secondo i sospetti si direzionarono subito su un collega della vittima, Duane Young, ossessionato da questa tanto da esserne diventato lo stalker ed essere stato licenziato per questo motivo appena due giorni prima che la donna sparisse. E questo è anche il motivo per cui la McGinnis aveva iniziato a portare con sé una pistola, procuratale dal marito che le aveva anche insegnato ad usarla.

L’ultima persona che sentì la McGinnis viva fu un’amica a cui la vittima fece una telefonata dicendole di temere per la sua incolumità da un momento all’altro. Dopo quella chiamata di Mary non si ebbero più notizie. A seguito della denuncia di scomparsa fatta la sera stessa dal marito Mike, avvenne poi il ritrovamento.

Presto i sospetti della polizia cambiarono direzione, passando da Duane Young al marito della McGinnis, che, avendo stipulato un’assicurazione sulla vita della moglie da 500.000 dollari, ne incasserà il premio. Inoltre, era uno dei pochi a sapere della pistola in possesso della moglie, arma con la quale poi era stato perpetrato l’omicidio. L’alibi di Mike però resse: era con la figlia e, anzi, dai tabulati telefonici risulta una telefonata di quattro minuti alla moglie due ore dopo la telefonata di questa all’amica. Mike confermò di aver fatto la chiamata ma di aver lasciato squillare il telefono in attesa, invano, che la moglie rispondesse. Scartata, per mancanza di prove, anche questa pista, la polizia tornò all’ipotesi che tanto piaceva alla stampa e cioè al fatto che i due delitti fossero effettivamente collegati. L’unica spiegazione da dare in questo caso era che uno tra Mike Morris e Duane Young, unici individui con un movente per il secondo delitto, avessero assoldato un sicario per uccidere la McGinnis e che questo avesse erroneamente assassinato la Mary Morris sbagliata, rubandole la fede come prova dell’avvenuto omicidio da portare al mandante.

Nota curiosa, a parziale conferma della teoria dello scambio d’identità da parte di un killer, un fatto accaduto in occasione del primo delitto, quello della Henderson, quando un anonimo telefonò alla sede dello Houston Cronicle affermando: “Hanno sbagliato Mary Morris”.

Ad oggi i due casi rimangono irrisolti, senza un colpevole e senza un movente, uniti, secondo la polizia, solo da una stravagante coincidenza data dall’omonimia delle vittime. Eppure, ultima tra le ipotesi, c’è stato un momento in cui in molti hanno pensato che qualunque donna a nome Mary Morris potesse diventare la vittima numero tre di un serial killer ossessionato da quel nome.

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