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ll Cardinale Rivarola e i suoi “matrimoni” faentini- Cardinal Rivarola and his “marriages” in Faenza

By 16 Settembre 2020 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

ll Cardinale Rivarola e i suoi “matrimoni” faentini

La Storia dimostra chiaramente che Rivarola combatteva per un concetto, il Potere del Papa, che non aveva più un posto in un mondo sempre più secolare e la creazione dell’Italia totalmente riunita meno di cinque decenni dopo ne è la prova.

In un recente articolo riguardo il regista Luigi Magni e i suoi film basati su Roma durante il Risorgimento (Il Regista e la Città di Potere, Roma – The Director and the City of Power, Rome) abbiamo nominato uno dei protagonisti del film “Nell’Anno del Signore”, il Cardinale Agostino Rivarola, e il suo ruolo nella soppressione delle rivolte anti-papaline nella Romagna che all’epoca faceva parte dello Stato Pontificio.

Perciò abbiamo chiesto al sito web Historia Faentina (http://www.historiafaentina.it/Index.html)  il permesso di pubblicare il seguente articolo riguardo un avvenimento molto particolare del 1824 nella città di Faenza che coinvolse il “Borgo” dall’altra parte del fiume della città e la città stessa. Infatti, esiste ancora una rivalità forte tra il Borgo e la città tale che quando gli abitanti del Borgo vanno nel centro storico dicono “Andiamo a Faenza” come fossero visitando un’altra città.


Dovremo spiegare due termini utilizzati nell’articolo per coloro che non conoscono bene la Storia del Risorgimento, particolarmente i lettori all’estero. “Sanfedisti” era il nome dato a coloro che si opponevano alle forze rivoluzionarie che volevano deporre il Potere del Papa e il nome viene dal “esercito popolare” formato nell’Italia meridionale dal Cardinale Fabrizio Ruffo dopo la presa di Roma da parte di Napoleone. Ovviamente i “Papaloni” erano quelli che appoggiavano il Papa contro gli “eretici” pro-italiani.

Naturalmente qualsiasi storico che studia una determinata epoca storica vede l’epoca secondo le proprie idee e questo è il caso nell’articolo. Non critichiamo lo storico ma ovviamente la Storia dimostra chiaramente che Rivarola combatteva per un concetto, il Potere del Papa, che non aveva più un posto in un mondo sempre più secolare e la creazione dell’Italia totalmente riunita meno di cinque decenni dopo ne è la prova.

Vogliamo ringraziare Miro Gamberini, l’amministratore del sito e Luigi Solaroli per la loro gentile collaborazione per questo articolo. Tristemente Salvatore Banzola, l’autore dell’articolo non è più con noi e siamo lieti che questo darà ai nostri lettori l’opportunità di leggere il suo lavoro e di tenere viva il ricordo di lui.  Apprezziamo il loro appoggio e il loro sito è così ricco di altri incidenti interessanti dal passato di Faenza che nel corso del tempo ne forniremo altri, uno in particolare, che riguarda un signore locale, che era così oltraggioso che Dante mise l’anima del signore nel suo Inferno ancora prima del decesso.

Il Cardinale Rivarola e i suoi “matrimoni” faentini

by Salvatore Banzola

Ancorché l’avvenimento che intendo trattare sia più che noto agli addetti ai lavori, soprattutto per una ricerca ricca, completa e rigorosa, effettuata dal prof. Leonida Costa (“In difesa di Agostino Card. Rivarola”), mi sembra opportuno riportarlo ad una parziale conoscenza dei non addetti e dei giovani, così come ci è stato illustrato da un altro storico e studioso faentino: Piero Zama – pur inserendo, in antitesi, alcune opposte convinzioni del Costa.

Il Cardinale Rivarola, per mettere ordine in questa nostra Romagna insanguinata da delitti, morti ammazzati e delazioni prezzolate, prese alcuni drastici provvedimenti. Per pacificare Faenza (Sanfedisti) col suo Borgo (Papaloni) emise alcuni editti e proclami: fu disposto che sei faentine sposassero sei borghigiani (sanfedisti), e sei borghigiane sposassero sei giovanotti della città (eretica). Il Cardinale subì un attentato in gioventù. Il cronista faentino Saverio Tomba, più, o molto meno, obbiettivo e sereno, nel suo resoconto dell’avvenimento dichiara, con pura malignità, che gli sposi erano “della più fecciosa plebe”. Dalla sua cronaca, fortemente negativa nei confronti degli sposi e soprattutto del Cardinale, hanno attinto a piene mani i detrattori del Rivarola.

La solenne cerimonia avvenne l’8 settembre del 1824: le dodici donzelle ed i dodici giovanotti, fra due ali di popolo incuriosito, salirono la bella gradinata del duomo, vestiti di “buone vestimenta” gli sposi, e particolarmente piacenti le sposine, per la funzione religiosa officiata sollenemente dal Vescovo. Dopo la cerimonia seguì il “rinfresco” nel vicino palazzo vescovile; quindi si formò un corteo con carrozze, offerte dalle famiglie nobili della città, e poi via  per raggiungere e percorrere lo Stradone; il lungo viale a quattro fila di platani nato nel periodo napoleonico, fino alla bella “Prospettiva” meglio nota come “e Funtanò”.

Un lussuoso banchetto fu servito agli sposi. Il banchetto era stato predisposto sotto tre padiglioni, allestiti allo scopo, su disegno e regia dell’architetto Pietro Tomba, e furono inservienti d’occasione i cavalieri e le dame faentine. Se non che, proprio al calar del giorno, press’a poco nell’ora del rincasare fra fra quelle coppie lamenti di diverso grado, proteste e strilli e ripulse che reclamavano – lì sul campo di battaglia – il nulla di fatto ed il niente da farsi. E fino a poco tempo fa, a Faenza, volendo spiegare le discordie, gli urli e le spinte o peggio di certi coniugi, si diceva: “Is s’rà maridè in tè Stradon – Si saranno sposati nello Stradone”.

Evidentemente il Rivarola pensava che, imponendo questi “Matrimoni”, combinati in tutta fretta dai parroci, si sarebbe esaurita quella rivalità fra le due fazioni di Faenza. Il risultato fu che, anziché una pacificazione, si aggiunse la ulteriore fonte di discordia fra i novelli improvvisati sposi (!).

Piero Zama, in queste sue considerazioni, fra un poco di ironia e un pizzico di superficialità, si allinea alla condanna pressoché unanime affibbiata al Cardinale da molti storici, fra cui lo stesso Saverio Tomba e il Messeri, e non evidenzia, chiaramente, come altri, il lato positivo, le pagine di buona gestione da lui effettuata, in campo politico, religioso, civile,in opere pubbliche importanti, in assistenza sociale. Pur gradevole è la lettura del suo saggio, sagaci i suoi commenti.

Il prof. Leonida Costa, dalle cui ricerche, valutazioni e conclusioni emerge una figura del Cardinale più corretta e focalizzata, sfata in parte le strane leggende sul suo conto con la appropriata documentazione e corrette argomentazioni nella citata ricerca “In difesa di Agostino Card. Rivarola”. Il quadro lasciatoci invece da molti storici o presunti tali, dipinge a tinte forti e fosche un Rivarola perfido e assolutista; su di Lui sono stati coniati i più perfidi e volgari epiteti, lo si costringe sotto il peso di un giudizio fortemente negativo, che ha influenzato ed è stato assorbito facilmente dal pensiero di molti.

Occorre restaurare un poco questo quadro (già lo ha fatto il prof. Costa), riportare in luce le tinte nascoste più chiare, con considerazioni più giuste, a mio vedere, che, ancorché non assolvano completamente il cardinale, lo collochino comunque in una cornice molto più degna: occorre considerare i tempi dei fatti cui ci riferiamo: non solo patriottismo, ma fatti di sangue, vendette personali, delinquenza della peggiore specie, che in qualche modo il Rivarola tenta di arginare.

Te leggi allora in vigore erano ben chiare, precise e non imputabili al Cardinale che le fece applicare; la “Sentenza”, che suscitò notevole clamore, riguardò 715 sudditi e ne colpì di condanne 514: 7 furono condannati a morte, 6 all’ergastolo, 29 a vent’anni di fortezza, 16 a quindici anni, e 37 a dieci anni, altre pene gradualmente meno gravi. L’ “Editto” firmato dal Cardinale nello giorno, autorizzato dal Papa dietro le forti pressioni del Rivarola, con un saggio di umana e cristiana pietà, mitigò tutte le pene inflitte: quindi “é fatta grazia della vita ai rei condannati a morte, e permuta la loro condanna in 25 anni di reclusione. I condannati alla detenzione a vita vengono ‘raccomandati alla luminosa clemenza del Nostro Signore” per la loro più o meno sollecita liberazione. Infine le condanne più lievi si trasformano in un pio soggiorno in questo o quel convento di frati, quanto basta per compiere i santi spirituali esercizi”

Molte le opere da Lui compiute con saggezza, lungimiranza e umanità, da strade provinciali a edifici importanti, a provvedimenti per la salute dei suoi sudditi, a regole chiare per il riordino di una situazione disastrosa. Lo storico faentino Leonida Costa, autore della presente ricerca, bene ha interpretato gli umori di questi Guelfi e Ghibellini Faentini, ha confutato le deduzioni di Piero Zama e della maggior parte degli storici Faentini, ha rivalutato l’opera del Rivarola che tutto sommato ha sempre agito per la pace a Faenza e in provincia, ottenendo risultati apprezzabili.

di emigrazione e di matrimoni

Cardinal Rivarola and his “marriages” in Faenza

The course of history shows quite clearly that Rivarola was fighting a concept, that of Papal Power, which no longer had a place in an increasingly secular world and the creation of a totally united Italy less than five decades later was the confirmation of this.

In our recent article about film director Luigi Magni and his films based on Rome during the Risorgimento, the reunification of Italy (Il Regista e la Città di Potere, Roma – The Director and the City of Power, Rome), we mentioned one of the main characters of the film “Nell’Anno del Signore” (In the Name of our Lord), Cardinal Agostino Rivarola, and his role in the suppression of the anti-Papal revolts in the Romagna region of what was then the Papal State.

For this reason we approached the website Historia Faentina (http://www.historiafaentina.it/) for permission to publish the following article about a very particular incident in the city of Faenza in 1824 involving the “Borgo” (the borough immediately across the river from the city) and the city proper. In fact, there is still a strong rivalry between the Borgo and the city such that when the inhabitants of the Borgo visit the city centre they still say “We’re going to Faenza”, as though visiting another city.

We should explain two terms used in the article for those who do not know the history of the Risorgimento. The “Sanfedisti” was the name given to the people who opposed the revolutionary forces set on overthrowing the power of the Papacy and was named after a “people’s army” formed by Cardinal Fabrizio Ruffo after Napoleon’s takeover of Rome in 1799. The “Papaloni” were obviously those who supported the Pope against the pro-Italian “heretics”.

Of course, any historian studying a given historical event views the time according to his or her own beliefs and this is the case in the article. We do not criticize the historian but the course of history shows quite clearly that Rivarola was fighting a concept, that of Papal Power, which no longer had a place in an increasingly secular world and the creation of a totally united Italy less than five decades later was the confirmation of this.

We wish to thank site’s administrator Miro Gamberini and Luigi Solaroli for their kind collaboration for this article. Sadly Salvatore Banzola, the author of the article, is no longer with us and we are pleased that this will give readers overseas a chance to read his work and keep his memory alive. We appreciate their support and their site is so rich with other interesting incidents from Faenza’s past that over time we will provide others, one in particular involving a local Lord that was so shocking that Dante put the Lord’s soul into his Inferno even before he died.

Cardinal Rivarola and his “marriages” in Faenza

by Salvatore Banzola

Even though the incident that I intend discussing is well known to the experts, especially due to rich, full and rigorous research by Professor Leonida Costa (“In Defence of Agostino Cardinal Rivarola) it seems appropriate for me to reveal it to those who are not experts and to young people just as it was illustrated by another historian from Faenza, Piero Zama, even if it includes some beliefs that are opposed to Costa’s.

Cardinal Rivarola took some drastic measures to put order in our Romagna that was bloodied by murders and hired informants. He issued edicts and proclamations to pacify Faenza (Sanfedisti) with its Borgo (Papaloni). He ordered that six women of Faenza marry six men from the Borgo (Sanfedisti) and six women form the Borgo marry six men from the (heretical) city. The Cardinal had been attacked in his youth. In his more or less objective and tranquil account of the incident the chronicler of Faenza Saverio Tomba declared with pure malice that the brides and grooms were “the scummiest of the people”. Rivarola’s detractors drew heavily from his account that was strongly negative towards the spouses and especially the Cardinal.

The solemn ceremony took place on September 8, 1825. The twelve maidens and the twelve young men climbed the beautiful steps of the Duomo between two wings of a curious people, the grooms were “dressed well” and the brides were particularly pleasing for the religious ceremony celebrated by the Bishop. The ceremony was followed by a “refreshment” in the Bishop’s palace nearby and then a parade of carriages, offered by the city’s nobility, was formed which then left to reach and parade along the “Stradone”, the long avenue with four rows of plane tress created during the Napoleonic period up to the beautiful “Prospettiva”, better known to the locals as “e Funtanò” (the big fountain).

A luxurious banquet was served to the couples. The banquet was set under three pavilions set up for the purpose that had been designed and directed by the architect Pietro Tomba and they were served by knights and ladies of Faenza. However, at exactly sunset, at about the time they returned home, various levels of complaints, protests and shrieks were heard on the battlefield that announced that nothing had come of it and nothing could be done. Until not long ago when people in Faenza wanted to give an explanation for the disagreements, screams or worse of certain couples they used to say “Is s’rà maridè in tè Stradon – They must have been married in the Stradone”.

Evidently Rivarola thought that by imposing these “Marriages” organized in a hurry by the parish priests the rivalry between Faenza’s two factions would have ended. The result was that, instead of pacification another source of discord was added amongst the impromptu couples (!)

Between a touch of irony and a pinch of superficiality Piero Zama in his considerations aligned himself with the almost unanimous condemnation of the Cardinal by many historians, including Saverio Tomba and Messert, and does not clearly highlight the positive side, the pages of good management carried out by him in the political, religious and civil fields, in major public works and social assistance.  Reading his essay is pleasant and his comments are wise.

A more correct and focussed figure of the Cardinal emerges from Leonida Costa’s research, with evaluations and conclusions that partially dispute that strange legends about him with the appropriate documentation and proper arguments in his research “In defence of Agostino Cardinal Rivarola”. The Portrait left to us by historians, or presumed such, depict a perfidious and absolutist Rivarola in strong and dark colours. The most perfidious and vulgar epithets were written about him which put him under the cloud of a strongly negative judgment that influenced and was easily absorbed by the thoughts of many. 

It is necessary to restore this framework, which was already been done by Costa, to bring back into the light the clearer hidden tones with more correct considerations, in my opinion, even if they do not totally absolve the Cardinal but place him in a much worthier setting. We have to consider the times of the facts to which we refer, there were not only patriotism but bloody acts, personal vendettas and the worst kinds of crimes that the Cardinal somehow tried to stem.

The laws in force at the time were clear, precise and not attributable to the Cardinal who applied them. The “Sentence” that caused considerable uproar concerned 715 subjects that condemned 514. 7 were sentenced to death, 6 to life imprisonment, 29 jailed in a fortress, 16 to fifteen years and 37 to ten years and the other punishments gradually less serious. The “Edict” signed by the Cardinal on the day, authorized by the Pope after strong pressure from Rivarola with wise and Christian pity, lessened all the punishments inflicted. Therefore, “Justice was granted to the lives of the offenders condemned to death and their punished was changed to 25 years of imprisonment. The offenders condemned to life imprisonment were “recommended to the luminous clemency of Our Lord” and for them more or less prompt release. And finally, the lighter sentences were transformed in pious stays in this or that convent of friars, just enough to carry out the holy spiritual exercises”

Many were the works carried out by him with wisdom, foresight and humanity, from provincial roads to major buildings, provisions for the health of his subjects and clear rules for reordering a disastrous situation. The historian of Faenza Leonida Costa, author of this research, interpreted the mood of these Guelphs (Pro-Papacy) and Ghibellines (Anti-Papacy) well, refuted the conclusions of Piero Zama and the majority of the historians of Faenza and re-evaluated the work of Rivarola who, after all, always acted for peace in Faenza and in the province, obtaining appreciable results.


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