Attualità
L’Italia bussa alle porte dell’Europa
Il ministro dell’economia Giorgetti traccia la strada verso l’attivazione della clausola di salvaguardia, anche se il percorso si preannuncia complesso.
Di Francesca Fontana
Energia e Difesa, sono i punti deboli per la nostra economia e l’Italia si prepara a chiedere all’Europa fino a 36 miliardi di flessibilità per sostenere le spese. Il ministro dell’economia Giorgetti traccia la strada verso l’attivazione della clausola di salvaguardia, anche se il percorso si preannuncia complesso. Il tema delicato è quello degli armamenti e di un clima già proiettato verso la campagna elettorale per le prossime politiche.
La maggioranza di governo si è scontrata con i malumori interni alla Lega, che ha spinto i propri alleati a correggere la risoluzione nel passaggio relativo al Safe, il meccanismo europeo di difesa. Fibrillazioni si sono viste anche tra i banchi delle opposizioni. Alla fine Camera e Senato hanno approvato il documento e l’iter che porterà all’autunno per definire lo scostamento di bilancio può partire.
Giorgetti ha cominciato presentando alla Camera l’illustrazione della clausola. L’Italia chiederà la massima flessibilità consentita per l’energia, pari allo 0,6% del Prodotto Interno Lordo, e lo 0,9% per la difesa. In totale si tratta di circa 35 o 36 miliardi di euro, divisi in 14 miliardi dedicati alle spese energetiche e tra i 21 e i 22 miliardi per la difesa.
Il ministro ha chiarito che tra le risorse per la difesa rientreranno anche i progetti finanziati tramite il Safe. Il testo modificato dopo le tensioni in aula, vincola l’uso del Safe solamente ai sistemi tecnologici di difesa e di sicurezza nazionale.
Giorgetti ha difeso la scelta di valutare il ricorso al Safe, ricordando che si tratta di uno strumento nato proprio per promuovere progetti di difesa comuni a livello europeo.
Il ministro ha ripercorso le tappe della clausola di salvaguardia e ha rivendicato il risultato ottenuto dall’Italia nel far includere le spese energetiche.
La misura esatta dello scostamento di bilancio verrà definita soltanto a ottobre. In quel momento il governo verificherà se l’Italia sarà in grado di uscire in anticipo dalla procedura di infrazione europea, perché l’attivazione della clausola con la procedura ancora aperta rischia di prolungare i vincoli comunitari. Rispondendo infine alle sollecitazioni delle opposizioni, Giorgetti ha concluso affermando che la chiusura della procedura d’infrazione resta l’obiettivo principale nell’interesse generale del Paese.
Insorgono i sindacati: è una follia spendere 22 mld in armi mentre nel Paese imperversa una crisi energetica, industriale e sociale” – attacca il segretario confederale della Cgil Christian Ferrari – Ci indebitiamo, non per investire nelle
rinnovabili, le uniche in grado di abbassare le bollette, ma per comprare armi.
“Non esiste la verità assoluta rispetto alla convenienza in termini economico finanziari” del Safe. – replica Giorgetti – “Oggi l’interesse è vantaggioso rispetto a quello di un titolo di stato”.

