Italia

La tragedia Covid–19 evidenzia il bisogno di maggiore organizzazione in campo sanitario

By 25 Marzo 2020 No Comments

L’Italia reagisce al coronavirus secondo Ilaria Capua, virologa di fama mondiale, ma si poteva fare meglio con maggiori risorse dedicate all’organizzazione sanitaria e alla ricerca scientifica

di Carlo Taccone

Arrivati a questo punto riveste una sicura importanza operare un approfondimento, piu’ sereno ed obiettivamente efficace, sulle motivazioni e le valutazioni implicite allo spandersi, per certi aspetti impetuoso, epidemiologico e pandemico di questo sconosciuto miscuglio di agenti patogeni, oramai noto come COVID-19.

Con sofferenza impietosa ascoltiamo quotidianamente la triste elencazione dei freddi, freddissimi dati che ogni sera, da qualche giorno, la Protezione Civile, ci annuncia.


Appare evidente che occorre interpretarli ricordando che non si tratta solo di numeri, ma di persone che hanno perso la vita, dar loro un senso  compiuto, riconoscersi  nei loro nomi, nei  loro backstage umani,  nella loro infinita  solitudine e precarieta’ emotiva che li accompagna nel pre-mortem.

Gli  ultimi  annunci  confermano  l’aumento  dei  contagiati, non  specificano  se  essi  siano  in  isolamento  domiciliare  semplice o assistito, ma anche  che  -pur  se  lievemente-   i  decessi  risultano  in calo rispetto al giorno precedente   con  lieve  aumento  – in  contemporanea– dei  cosiddetti  guariti, e con  modica  riduzione  dei    ricoveri  (finalmente!)
«È una buona notizia — commenta su La7 nel programma DiMartedì, dagli Stati Uniti, Ilaria Capua che dirige, all’Università della Florida, l’One Health Center of Excellence dove si studia la salute umana, ma anche quella animale — significa che le misure di contenimento in Italia stanno funzionando».

Ad esempio bisognerebbe interrogarsi sulle verifiche di funzionalita’ eseguite, o da eseguire ancora, sui  sistemi  di   conduzione  e  filtraggio  della  ventilazione  intraospedaliera   e  se  i  supporti  tecnici  risultano  ancora a  norma  ( cambio  regolare  dei  filtri, controllo  valvole  elettrotermiche ad esempio) come  possibile  altro  fattore  determinante  e  scatenante  della  diffusione  contagiale.  Un ulteriore campo d’indagine strategico potrebbe essere l’analisi epidemiologica sullo scarso numero di contagiati presso le comunità degli immigrati provenienti dal continente africano, che in realtà vivono un vero disagio abitativo e alimentare.

Potrebbe  essere   utile, ad  esempio, aumentare  la  disponibilta’  e  l’esecuzione  materiale  dei  tamponi   nella popolazione   ovvero  utilizzare  nuove  tecnologie (come il tracciamento via smartphone) per intercettare i contagi?
«È fondamentale fare il tampone ai sanitari. Questo sì (troppi i medici infettati nel Paese). Ma per quanto riguarda la possibilità di utilizzare le nuove tecnologie ho qualche perplessità. Non siamo coreani (nella Corea del Sud questo tipo di tracciamento ha dato buoni risultati nell’intercettare i contatti, potenziali diffusori di virus). E nemmeno cinesi, dove queste tecnologie sono state utilizzate» spiega la Capua.

Dr.ssa   CAPUA   come si  puo’ implementare oggi  in  Italia,  lo  sbarramento  nei  confronti  di  COVID-19?
«L’unica cosa da fare è proteggere soprattutto le persone fragili. Gli immunodepressi perché magari hanno un tumore. Chi soffre di malattie croniche come cardiopatie o diabete. Occorre entrare nell’ordine di idee che tutti, ma soprattutto queste persone, per un “certo numero di mesi” dovranno proteggersi. Probabilmente il contagio non si fermerà anche se rallenterà».

Oltre con evidenza,  potenziare  ancor  di  piu’  il  settore  ricerca  in  campo  microbiologico,  a  differenza di  quanto  non  e’  avvenuto   negli  anni  scorsi,  nel  periodo  post-SARS.  Cio’ implichera’ naturalmente  una  completa  e  ricca  opera  di  revisione  dell’assetto  Sanitario  Nazionale,  le evidenti discrasie cui stiamo assistendo rendono quanto mai  necessario ricostruire  con  certosina  pazienza  anche  le  norme  istituzionali  che  regolano  i  rapporti  con  gli  Enti  Regionali  e l’istituzione di  una  cabina  di  regia  effettiva  che   possa   supervisionare  gli  atti  relativi  alla   gestione  sanitaria  Regionale.


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