La Sea Watch 3 fa ricorso alla Cedu. Conte fa ricorso alla Cedu. La Cedu farà ricorso alla UE?

By 29 Gennaio 2019Italia, Primo piano

In uno scarica barile di responsabilità che mette a nudo  l’assenza di solidarietà dei paesi europei, il comandante della Sea Watch 3 ha presentato ricorso alla corte di Strasburgo contro l’Italia

di Ettore Lembo

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, torna stamani sul caso della nave Sea Watch 3: “Sbarco degli immigrati? – dice – Solo se prenderanno la via dell’Olanda, che ha assegnato la bandiera alla Sea Watch, o della Germania, paese della Ong. In Italia abbiamo già accolto, e speso, anche troppo”.


Sulla nave Sea Watch 3, “non c’è una bandiera italiana, ma olandese – ribadisce il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli -. L’Italia è il Paese che ha salvato il maggior numero di vite umane in questi anni, ma è finita l’epoca dei Renzi e dei Gentiloni. E’ ovvio che noi apriremmo un nostro porto come fosse un corridoio umanitario per farli sbarcare, ma immediatamente dopo mandarli in Olanda”. Toninelli, a Mattino Cinque, ha richiamato anche ad “una Europa solidale che si assume le proprie responsabilità”.

Il braccio di ferro cui stiamo assistendo tra il governo italiano e l’Europa, sul caso della nave Sea Watch 3, ferma davanti al porto di Siracusa, dimostra inequivocabilmente l’inefficacia dell’Europa nell’affrontare i problemi dei diritti umani e dell’emergenza umanitaria.

Pochi giorni fa la Ue ha cercato di porre rimedio per salvare capra e cavoli con il governo tedesco che si era “già dichiarato pronto con la Commissione Europea addetta al coordinamento a un contributo solidale insieme ad altri Stati membri”. Ma come nella metafora del gioco delle tre carte, alla ‘buona volontà’ della Germania non ha aderito l’Olanda che ha scaricato sul comandante della Sea  Watch 3 l’onere della soluzione per lo sbarco dei migranti. Nulla di fatto dunque cosicchè, mentre Salvini tiene il punto sulla volontà politica del Governo italiano tesa ad azzerare l’arrivo indiscriminato di clandestini,  il comandante della Sea Watch 3 ha presentato ricorso alla corte di Strasburgo contro l’Italia. Ma anche il Governo italiano con il premier Conte fa sapere che farà ricorso alla Cedu contro l’Olanda, paese di bandiera della SeaWatch 3.

A condire la complessità della situazione, che vede ben 47 migranti, tra adulti e ragazzi, ancora per mare dopo tanti giorni, anche se a poche centinaia di metri dalla costa, le ideologiche proteste di alcuni parlamentari dell’opposizione che, incuranti delle conseguenze, preferiscono mettere in difficoltà il governo, piuttosto che affrontare il problema e risolverlo alla radice.

Incomprensibile, se non per fini propagandistici, il voler salire a tutti i costi a bordo della nave dopo che il governo ha posto il veto di attracco nei porti italiani, per verificare lo stato di salute dei migranti a bordo, pur non essendovi alcuna emergenza sanitaria.

Nello specifico deve far riflettere il fatto che una nave olandese e che quindi potrebbe sbarcare in Olanda il suo carico umano, assoldata da una ONG tedesca, per cui potrebbe anche dirigersi verso la Germania, essendo nel Mediterraneo a raccogliere migranti che incrocia nelle acque libiche, o appena fuori le acque territoriali, con imbarcazioni che regolarmente vanno in avaria e a rischio affondamento, si diriga come tutte le altre sempre e solo verso Italia.

Resta lecito l’interrogativo se  chi gestisce queste partenze avvisi per tempo le ONG così da far diventare salvataggio un particolare ed illecito traghettamento verso la nazione che qualcuno ha individuato MOTU PROPRIO essere l’Italia.

Non si capisce infatti come mai questa nave, oramai rimasta da sola nel mediterraneo grazie agli interventi ostativi del governo italiano, che ha fermato le altre navi delle varie ONG, pur potendo dirigersi in Libia, Tunisia, Malta, Marocco, si sia diretta verso le acque territoriali italiane.

Di sicuro vi sono 47 persone che sono in balia delle onde e hanno tutto il diritto di chiedere il visto consolare per sbarcare all’estero, trovare una loro identità, una loro strada, come ogni essere umano, purché lo si faccia nel rispetto delle leggi.


Ma il problema è a monte.  Se si dà ancora una volta accoglienza in Italia, come già avvenuto per gli oltre seicentomila già sbarcati, sono già pronte a partire dalle coste Libiche altre ottocentomila persone. E’ evidente quindi che in questo caso chi dice di difendere i diritti umani, non fa altro che negarli.

In assenza di un intervento politico di coesione della Ue non resta che aspettare il parere della Corte di Strasburgo con l’auspicio che si faccia un po’ di chiarezza sulle responsabilità di ogni Paese di questa nostra Unione Europea.

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