La Russia mostra in TV prigionieri di guerra ucraini, che ammettono di “aver provocato il conflitto”

By 28 novembre 2018Mondo, Primo piano

Ventiquattro marinai ucraini sono stati arrestati da militari russi e ora rischiano sei anni di carcere per aver “sconfinato nel territorio russo”.

di Vito Nicola Lacerenza


Domenica scorsa 24 marinai ucraini, a bordo di tre motovedette, hanno attraversato il mare di Avoz, vicino al Mar Nero, e le  imbarcazioni sono state attaccate da militari russi, i quali, dopo averle sequestrate, hanno arrestato i cmponenti dell’equipaggio con l’accusa di “sconfinamento nel territorio russo”. Ieri i ventiquattro militari ucraini, attualmente sotto processo, sono stati condannati a due mesi di detenzione, ma la loro pena potrebbe arrivare fino a 6 anni di carcere, soprattutto perché tre degli arrestati hanno riconosciuto la loro colpevolezza davanti alle telecamere della  TV di Stato russa. «Subito dopo aver oltrepassato il confine, abbiamo visto le navi della marina russa- ha detto Volodymyr Lisoviy, uno dei marinai ucraini arrestati- Ci è stato chiesto di fermarci ma noi abbiamo scientemente ignorato la richiesta. Riconosco che  tale azione è stata di carattere provocatorio, ma ho solo eseguito un ordine». Che, secondo il governo russo, rientra in una strategia dei Paesi occidentali, i quali cercano un pretesto per imporre nuove sanzioni alla Russia. In effetti, le Nazioni Unite e gli USA stanno valutando se inasprire le sanzioni economiche già imposte nel 2014, data in cui l’esercito russo ha invaso e occupato la regione ucraina della Crimea. Il fatto stesso che le autorità russe abbiano esposto i 24 prigionieri ucraini alla gogna mediatica, potrebbe rappresentare una violazione dei diritti umani. Specie se si dimostrasse che, come ritengono i vertici delle forze armate ucraine, le dichiarazioni dei soldati arrestati siano state estorte a questi ultimi con la forza o con la minaccia. Dei tre soldati ucraini che si sono pubblicamente dichiarati colpevoli, due hanno i genitori che vivono in Crimea, zona che attualmente brulica di soldati russi.Il presidente ucraino Petro Poroshenko, dopo l’arresto dei marinai ha introdotto la legge marziale nella zona est del Paese, ovvero in tutte le regioni confinanti con la Russia e che si affacciano sul Mar Nero, confinanti con la Crimea.

L’introduzione della legge marziale riduce le libertà individuali dei cittadini e conferisce agli ufficiali dell’esercito il potere di arruolare uomini, confiscare arbitrariamente proprietà e veicoli senza dover dar conto delle loro decisioni. Poroshenko ha garantito che il nuovo sistema normativo resterà in vigore per 30 giorni. Il “tempo necessario per scongiurare il rischio di una nuova invasione russa”. Molti osservatori però sospettano che, in vista delle elezioni nazionali previste in Ucraina per il 31 marzo 2019, Poroshenko miri ad alzare il suo consenso popolare, ora ai minimi storici, per proporsi all’elettorato come il “presidente coraggioso che sfida la Russia”. È un’ipotesi  apparsa plausibile a molti osservatori ma che, tuttavia, deve tener conto di un dato innegabile: il numero di navi da guerra russe nel mare di Avoz è aumentato notevolmente negli ultimi anni, così come il controllo dello spazio marittimo. Lo dimostra il fatto che dopo l’arresto dei 24 marinai ucraini le rotte commerciali sono rimaste bloccate fino a ieri, quando la Russia ha annunciato la riapertura dello stretto di Kerch, unico accesso al mare di Avoz giungendo dal Mar Nero. In teoria, secondo un trattato bilaterale firmato da Russia e Ucraina nel 2003, l’accesso allo stretto di Kerch è “libero”. Ma, di fatto, è la Russia ad avere le risorse materiali e i mezzi militari per esercitare un effettivo controllo dell’area.

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