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La Quadrivoluzione e il pensiero politico antropologico

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Qual è il mito della verità? E maggior danno il costo dell’errore o della pretesa verità?

di Sergio Bevilacqua- sociologo

È innegabile che la nostra realtà sia ormai imprescindibilmente composta di TRUE e FAKE. Inutile svenarsi nel purismo. Esso agisce ma non esiste (prima) ex ante. La sua ex-istenza è pura mitologia che ostacola il vero sapere, quello che interessa a noi psicanalisti e organalisti, che è il sapere dell’errore.

Noi corriamo se siamo bravi nel circuito del non-sense. Ci fermiamo ai box dove recuperiamo tifoseria, che ci desidera per effetto mediatico o meno, perché la nostra corsa non è mai vincente, ma sempre è corsa. L’unica còrsa vincente è la madre di Napoleone. Non Napoleone che ci serve come perdente e allora scopriamo l’Elba, ma soprattutto S. Elena. Non i suoi codici i suoi musei popolari e laici non i suoi gusti sessuali, ma la bellezza mediterranea culla della civiltà globale tra Avicenna – Averroè e Bacone-Galileo, per arrivare ai capitani d’industria, tradotti in socialista senza successo prima ma dopo Mao sì.

Ma a quali costi!

Quanto costa un errore?

Qual è il mito della verità? E maggior danno il costo dell’errore o della pretesa verità?

Nessun grande filosofo, o umanista, meglio, ha mai sofferto dell’errore. Il suo godimento è nell’errore. Proprio dove il grande mito della matematica ci abbandona noi viviamo ed è proprio per Orga e Psiche che lo facciamo. Perché Pragma non ha anima e nemmeno Orga, ma senza loro nessun di noi è. E l’anima e un’ipotesi filosofica o un’essenza che spiega l’umano e va benissimo, dona un senso con la teologia alla fantasia e si proietta in Orga con l’illusione del passato ma c’è la Trivoluzione del Globantropocene mediatizzato.  Ed è nell’aria la Quarta. La quarta è solo per errore (centralità dell’errore!) il femminile. La quarta è la negazione del femminile, cioè l’affermazione dell’Olos. È l’insurrezione dell’animalismo. La cessione della primogenitura dal divino. La rilettura della Genesi. Riconoscere la strada di Satana per evitare di mostrargli la via di Gerusalemme. Nutrire il Minotauro per evitare la nostra nemesi fino al punto in cui nasca un Teseo.

Ed è solo con Teseo che ci liberiamo. Ma poi il problema diviene liberare lui. Ed è il percorso a ritroso e lo studio di Arianna che non gli fa perdere il filo (del discorso). Quindi dobbiamo sapere che è Arianna che tiene il filo (del discorso). Da lei passa la significazione con Ferdinand de Saussure in prima fila.

Se Arianna, ucciso il Minotauro da parte di Teseo taglia il filo, cosa resta dell’Uomo? Ecco la Quarta, che è anche la quarta sura.

Quella che obbliga Arianna a tenere il filo ed è coerente con la Genesi, mentre senza Quarta la Donna carpisce il destino dell’uomo e dell’Uomo, che non è più dioico e nemmeno diofilo. Quale orizzonte si apre dunque?

È il momento del Non-sense. Perché se il senso è il circuito saussuriano, il non-sense è dove esso fallisce. Fallisce come azione del fallo. Fallire è fallace e sempre fallo. E fallo è sempre Do it, quello dell’estremo Jerry Rubin. Ipotizzare l’errore di massa, per esorcizzare l’assenza di errore. Chiama Baudrillard con lo scambio simbolico e la morte. E lavoro del terrorismo. Cosa tocca la morte che da la vita? Un mito. Un motivo di esistenza della ex-sistenza. Un lavoro sulla dimenticanza.

Ma cosa c’è di nuovo, se tutto questo è già detto? Niente di dicibile, parlano i fatti.

E i fatti veri sono 4. Se non ci proiettiamo in Orga ci sfuggirà Psiche. Solo con Eros noi possiamo essere. Se non è, allora l’annullamento è prossimo e si chiama 4.  4 supera il 3.  Ciò che viene inquisito non è il potere di pochi ma quello di tutti.

Il 4 toglie la vita all’uomo e la trattiene sulla donna. Sia nell’Eros che nella figlia. Il grave trabocchetto è giocato con astuzia, e non basta più la quarta sura. Occorre ricordare che l’umano viaggia verso il 4, e gli dà valore perché il 4 è diventi ben più forte del 3. La deriva del cosiddetto femminile è la proposta di un cambiamento fatto di harakiri e kill bill. Occorre sapere che Beatrix e una killer, e che piangendo usa la mossa del cuore. Com’e diversa da Bill…

Non voglio dare a Tarantino ciò che non merita ma il messaggio è chiaro. La regolazione dei conti porta una rivolta contro i maestri. E vero che non c’è magistralità senza discipolarità ma la produzione dell’ipermaestro dall’allievo è dedizione finale e poi il silenzio.

Lo squilibrio sanato. L’arretratezza risolta e tutto scorre nel fluire. Non c’è spazio per divinità se la donna ce la fa.

Il quarto grava su di noi come un uragano. È lì… esplode o non esplode? Lei ci ama o no? La rispettiamo? Ecco il nocciolo della questione. La trivoluzione ci dissesta. Il quarto avanza, ed esce dalle caverne. La immagine della donna scioglie il fallo nell’acido di un succo gastrico destrutturante. Nostalgia sì.

Ma non abbiamo scoperto noi la vie en rose. Dobbiamo costruire la conoscenza con l’errore. Il vero valore oggi del nonsense è diventato vitale. L’illusione illuministica ha terminato il suo ciclo e ha armato il Quattro, il quattro cancella il 3 e tutto va da sé. Essere colti in fallo.  Essere COLTI, in fallo. E così potrebbe finire. Se non riusciamo a lavorare col fake.  Dev’esserci sempre un errore. E la comprensione sua.

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