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Arte & Cultura

La luce del Nuovo Futurismo nelle sculture pop di Marco Lodola. 

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Nel Nuovo Futurismo l’arte non viene più confinata solo nell’ambito dei luoghi canonici e tradizionali dedicati alle arti figurative, come un museo o una galleria, ma diviene itinerante.

di Ester Campese

Quando si parla di movimento del “Nuovo Futurismo” associato alla luce, come strumento per “animare” l’arte, il pensiero non può che correre immediatamente a Marco Lodola. Questo artista contemporaneo pavese è tra i fondatori, negli anni 80, del gruppo di aderenti al concept di tale movimento.

L’ispirazione dai cui nasce deriva dal lascito storico e dalla radice stessa del Futurismo, rappresentato da Giacomo Balla e da Fortunato Depero. Di quest’ultimo Lodola subisce l’influenza rielaborando una sua propria e diversa interpretazione resa nella sua originale raffigurazione.

Il nuovo movimento concepisce infatti l’arte come strumento per esaltare il contesto urbano in una modalità anche festosa. Lo spunto viene dall’affabulazione dei mass media e quindi dalla pubblicità, dai fumetti e da tutto ciò che ruota attorno ad essa. In tale accezione l’arte non viene più confinata solo nell’ambito dei luoghi canonici e tradizionali dedicati alle arti figurative, come un museo o una galleria, ma diviene itinerante. Ecco dunque lo spostamento in luoghi come piazze, teatri, giardini o spazi monumentali che vanno a esaltare, con queste installazioni, la scenografia del corredo civico.

In tale contesto si cala perfettamente Marco Lodola, considerato tra i più significativi artisti del Nuovo Futurismo. Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Firenze prima e di Milano poi, le sue opere scultoree e luminose sono fortemente influenzate dal genere riferibile agli anni 50. Sicuramente sono collocabili nella pop-art ed i soggetti da lui rappresentati sono fortemente legati a miti iconici. Tra le sue creazioni ritroviamo Pin-up, cubi di rubik, vespe, ballerine e personaggi emblematici del mondo del cinema o dei fumetti come, David Bowie, Audrey Hepburn o Diabolik.

Materiali leggeri come le plastiche rappresentano il proprio il progresso tecnologico degli anni 50 cui l’artista fa riferimento. Gli stessi si prestano agevolmente alla sua interpretazione artistica assieme all’uso di vivaci colori che contribuiscono ad esaltarne l’elemento distintivo. Le sue realizzazioni sono poi arricchite dalla luce che diventa un elemento co-protagonista. Sono in tal modo enfatizzati i colori brillanti, in una sorta di pittura fatta di radiazione luminosa. Attraverso la luce viene proposta una dimensione anche giocosa resa tangibile dalle forme che elaborano immagini “apparentemente” semplici e per questo ben comprensibili. Tra i suoi estimatori, amante da sempre degli oggetti pop, anche Renzo Arbore.

Le sue opere sono state esposte nel mondo tra l’altro al Museo di Evita Peron in Argentina e in Italia alla Biennale di Venezia, ma la lista è davvero lunghissima. E’ stato presente ad Hong Kong, a Singapore portando alto il baluardo del made in Italy.

Vanta collaborazioni artistiche di tutto rilievo e per citarne solo alcune tra le più recenti, nel dicembre del 2020 è proprio una sua opera il “Presepe Luminoso” che è stata presente alla Galleria degli Uffizi di Firenze. E’ sua anche la scultura di una ballerina luminosa alta due metri e mezzo realizzata per la campagna pubblicitaria “Wake Up To Creativity” di DeLonghi. Ultimo, ma non ultimo, nel corso del 2021 le vetrine dei negozi di Christian Dior di Parigi, Roma, New York, Singapore sono state allestite con delle sue opere.