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La gioventù ai tempi del coronavirus

By 3 Agosto 2020 No Comments

Giovani e Covid-19, una situazione difficile, che ci sta obbligando a rivedere molte delle nostre abitudini e del nostro stile di vita.

di Alessandro Cammareri

Solitudine e isolamento sono diventate normalità, una condizione diventata quasi patologica per i giovani e in particolar modo per gli adolescenti. Un ragazzo della nostra età è abituato a relazionarsi con gli altri in maniera libera e spontanea senza le barriere o i distanziamenti che ci vengono imposti in questo periodo. Durante il lockdown in molti hanno fatto uso dei telefoni o dei computer per fare le videochiamate e avere la possibilità così di vedersi almeno in maniera “virtuale”, il costante utilizzo della tecnologia soprattutto al livello relazionale non fa che andare a discapito del contatto umano favorendo in molti casi anche l’isolamento sociale. Per non parlare della possibilità di relazionarsi senza il normale uso dei sensi: il tatto, l’olfatto e quindi senza la possibilità di abbracciare, baciare, spingere, stare a fianco, scambiarsi sguardi, oggetti, gesti.

Inoltre hanno chiuso le scuole, i centri aggregativi, i locali, i bar, gli oratori, i campi sportivi, le palestre, i parchi, tutti i luoghi, insomma, in cui i ragazzi socializzano con gli altri.


La misura dell’isolamento, prodotta da una serie di decreti governativi via via più restrittivi, è stata necessaria per evitare il dilagare dei contagi, certo; tuttavia, come spesso accade per le misure generalizzate in situazione emergenziale, si stanno mettendo sullo stesso piano realtà molto differenti. Quando pensiamo alla casa dove ognuno abita, spesso immaginiamo un luogo accogliente e sereno, connesso alla rete, con la possibilità di avere device adeguati, con adulti in grado di accompagnare all’uso degli strumenti di comunicazione. Ma in questa condizione di chiusura forzata in casa bisogna ricordare anche i giovani con genitori violenti o che semplicemente vivono in appartamenti di dimensioni ridotte, in case fatiscenti di periferia, senza un balcone, un giardino; a quelli che vivono in comunità, ai ragazzi con difficoltà cognitive, psichiche e comportamentali. Ai luoghi non raggiunti dalla rete web o alle case senza un pc o dove gli strumenti ci sono, ma mancano adulti in grado di promuoverne un uso adeguato. Per non pensare poi a quelle case in cui saltano anche gli equilibri familiari, da un lato per l’angoscia di veder soffrire i propri cari e dall’altro per la perdita di stabilità affettiva e/o economica.

Questi aspetti, sommati alla situazione generale, rischiano per un verso di incidere pesantemente sui processi di crescita dei giovani sempre più preoccupati per il proprio futuro. Per tutti questi motivi i giovani si domandano, quali saranno le misure che le istituzioni metteranno in atto per recuperare i danni causati da questa emergenza sanitaria, ma soprattutto e dal momento che non possiamo sapere ancora quanto durerà l’allerta sanitaria, ci si augura che il governo sappia contemperare sicurezza sanitaria con libero sviluppo fisico ed emotivo dei giovani italiani under 25.


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