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Il Treno Venuto da Lontano – The Train from Far Away

By 22 Maggio 2020 Ottobre 16th, 2020 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

Il Treno Venuto da Lontano

In un periodo di spostamenti limitati a causa della situazione coronavirus cogliamo l’opportunità per ricordare un’epoca non molto lontana quando la distanza era davvero un tiranno e in cui viaggiare non era sempre comodo

In un periodo di spostamenti limitati a causa della situazione coronavirus cogliamo l’opportunità per ricordare un’epoca non molto lontana quando la distanza era davvero un tiranno e in cui viaggiare non era sempre comodo, anzi, era scomodo e difficile, ma lo facevamo volentieri per i nostri cari. Era un’epoca importante per l’Italia e tristemente molti di noi ora l’hanno dimenticata.

Pietro Fedele non era solo il Ministro della Pubblica Istruzione durante il Ventennio fascista, era anche un personaggio importante delle vita intellettuale italiana, ma aveva un debole, amava il suo paese Minturno/Scauri e  rifiutava di trasferirsi permanentemente a Roma per il suo lavoro. All’epoca però non era facile fare il pendolare con un paese a oltre 150 km da Roma, e il governo doveva trovare il modo di permettere al Ministro di dormire a casa ogni notte.


Naturalmente non esisteva negli anni ‘20 e  ‘30 l’autostrada del Sole che oggi lo porterebbe a casa facilmente, e le ‘auto blu’ dell’epoca non promettevano viaggi lunghi e comodi. La soluzione fu semplice, il governo ordinò che l’espresso Roma-Napoli della tarda sera facesse una fermata a Minturno/Scauri. Tale è la burocrazia italiana che, benché Fedele fosse morto nel 1943, nel 1980 quel treno si fermava ancora solo a Minturno/Scauri.

Nel 1980 ho deciso di prendere quel treno della notte per andare in Calabria per passare il Natale con la famiglia di mio padre. Pensavo che di notte avrei passato un viaggio quieto e comodo. Mi sbagliavo e di brutto.

Il momento che sono salito a bordo ho scoperto una realtà che allora non conoscevo e che oggi in un’epoca di Frecce Rosse e prenotazioni computerizzate tutti abbiamo dimenticato. Il treno non era pieno, era stracolmo ed ho dovuto passare la notte in corridoio seduto sulla mia valigia. Non ho potuto dormire e tutt’oggi non riesco a capire come alcuni altri passeggeri sono riusciti a farlo.   

Ho scoperto che quel treno non originava più da Roma come all’epoca di Fedele, ma con il passare dei decenni il numero del viaggio era stato assunto da un treno che iniziava il suo viaggio in Germania. Era diventato il treno degli emigrati calabresi e siciliani che tornavano alle loro famiglie per passare le feste.

In quella carrozza i tanti fumatori avevano reso l’aria come una nebbia fitta. Naturalmente i servizi erano in pessimo stato, ma non ero l’unico viaggiatore solitario a resistere a lungo per paura di perdere la valigia durante la pausa fisiologica. Alla fermata di Napoli i venditori ambulanti hanno fatto affari d’oro a vendere bevande e cibi ai passeggeri, particolarmente a coloro che erano partiti molte ore prime dalle varie città tedesche.    

Nel corso della notte ho sentito accenti e dialetti di tutto il meridione italiano. C’era chi raccontava della famiglia, chi di calcio e chi parlava soltanto per far passare il tempo visto che quella notte ci sembrava infinita. Diverse volte il treno si è fermato per motivi inspiegabili e alcuni se ne sono approfittati per allungare le gambe. A un certo punto le ultime carrozze son state staccate per passare al binario (unico) della costa Ionica, mentre noi abbiamo continuato il viaggio fino a Reggio Calabria dove ho dovuto aspettare due ore per prendere la coincidenza verso il paese di mio padre.

Ho parlato con alcuni dei miei compagni di viaggio che mi spiegavano che facevano quella rotta almeno tre volte all’anno. Molti di loro avevano lasciato la moglie e i figli ai loro paesi e inviavano i soldi a casa, non solo per le spese quotidiane, ma anche per costruire case nuove che sarebbe stato impossibile fare se fossero rimasti a casa. A sentire questo mi sono ricordato delle case in costruzione in Calabria che avevo visto nei miei viaggi precedenti e mi sono chiesto quante di queste erano di questi viaggiatori.

Mentre scendevo dal treno ho notato che tanti portavano più di una valigia ed era ovvio che contenevano regali natalizi dalla Germania per le famiglie. Noi che siamo scesi a Reggio Calabria eravamo fortunati, il nostro viaggio stava per finire, ma il treno doveva proseguire fino a Palermo con i suoi passeggeri siciliani. Eravamo stanchi e ci voleva poco per capire in che stato sarebbero arrivati i viaggiatori fino a capolinea.

Tre mesi dopo mi sono trovato in una situazione simile quando sono andato a fare visita ai parenti in Piemonte e ho condiviso la carrozza piena di ragazzi di leva che tornavano a casa per una licenza. Alcuni di questi ragazzi erano partiti da caserme nel sud del paese e ho condiviso con loro la seconda parte di un lungo viaggio. E come il primo treno, con la fine del servizio militare obbligatorio nemmeno questi viaggi esistono più in Italia.

Oggi siamo fortunati. Non solo perché le strade e le macchine moderne permettono viaggi veloci via autostrada per gli emigrati che ora hanno l’auto, un lusso difficile da ottenere all’epoca. Oppure, per chi ancora viaggia in treno, ci sono mezzi più comodi e veloci di una volta. Inoltre, la tecnologia moderna permette di limitare il numero di persone che viaggiano sugli intercity, gli espressi di una volta.

I viaggi lunghi ora esistono solo per coloro che sono emigrati in altri continenti. Nel caso dell’Australia il viaggio dura una ventina d’ore con la possibilità di fare soste durante il tragitto. Anche in questi casi la tecnologia ha portato miglioramenti enormi nei mezzi. Non dimenticherò mai il nostro primo viaggio in Italia nel 1972 con uno dei primi Boeing 747, il famoso Jumbo. Il viaggio in Italia è durato ben oltre le 20 ore con soste di rifornimento a Hong Kong, Bangkok, Bombay (Mumbai) e Bahrein prima di arrivare a Roma. Ora lo stesso viaggio si fa con una sola sosta.

Da tanto in tanto penso a quegli uomini sul treno. Mi domando quanti di loro hanno realizzato i sogni di fare una casa in Italia per poi tornare finalmente a vivere insieme alle loro famiglie. Mi domando anche quanti sono rimasti per sempre in Germania perché non si trovavano più a loro agio nel paese di nascita.

Ma per quanto sia stato difficile per chi è partito, mi domando anche dei sacrifici di chi è rimasto a casa. Una generazione nata e cresciuta senza la presenza di un padre. Mi domando dei sacrifici delle mogli che dovevano prendere decisioni da sole perché anche telefonare ai mariti regolarmente era costoso e non tutti avevano il telefono in casa, sia in Germania che in Italia. Infine, mi figuro le difficoltà dei figli di quegli uomini che sono cresciuti quasi come orfani e vedevano i compagni di scuola che avevano una vita famigliare normale.

Anche queste storie fanno parte della storia d’Italia. Senza la decisione di questi milioni di persone di lasciare il paese l’Italia che conosciamo non sarebbe stata possibile. Sarebbe un peccato che questi sacrifici fossero dimenticati del tutto.

di emigrazione e di matrimoni

The Train from Far Away

In a period of limited movement due to the coronavirus situation we take this opportunity to remember a time not so long ago when distance was truly a tyrant and travelling was not always comfortable

 

In a period of limited movement due to the coronavirus situation we take this opportunity to remember a time not so long ago when distance was truly a tyrant and travelling was not always comfortable, indeed, it was uncomfortable and difficult but we did so willingly for our loved ones. It was an important time for Italy and sadly many have now forgotten it.

Pietro Fedele was not only Italy’s Education Minister during the twenty year of Fascism, he was also an important person in Italy’s intellectual life who loved his town of Minturno/Scauri and refused to move permanently to Rome for his work. At the time however it was not easy to commute to a town more than 150km from Rome and the government had to find a way to allow the Minister to sleep at home every night.

 Naturally during the 1920s and ‘30s there was no highway which would have brought him home easily and the official cars at the time did not promise long comfortable trips. The solution was simple, the government ordered the late evening Rome-Naples express to stop at Minturno/Scauri. Such is Italy’s bureaucracy that, even though the Minister died in 1943, in 1980 the train still stopped only at Minturno/Scauri.

In 1980 I decided to take that night train to go to Calabria to spend Christmas with my father’s family. I thought that travelling at night the trip would have been peaceful and comfortable. I was wrong, badly wrong.

 The moment I climbed aboard I discovered a reality that I did not know at the time and that today in a period of high speed trains and computerized bookings we have all forgotten. The train was not full, it was overflowing and I had to spend the night in the corridor sitting on my suitcase. I was not able to sleep and today I still do not understand how some passengers could do so.

 I discovered that the train no longer originated in Rome as it did in Fedele’s time but over the decades the number of the train had been taken by a train that began its voyage in Germany. It had become the train of the migrants from Calabria and Sicily who went back to their families for the holidays.

 In that carriage the many smokers had made the air as thick as fog. Naturally the facilities were in a poor state and I was not the only solitary passenger to avoid taking a toilet break for fear of losing my suitcase. At the stop at Naples the vendors did great business selling drinks and food to the passengers, especially to those who had left many hours earlier from the various cities in Germany.

 During the night I heard accents and dialects from all Italy’s southern regions. There were those who spoke of their families, those who spoke of football, and those who spoke only to pass the time since the night seemed endless. A number of times the train stopped for unexplained reasons and some took advantage of this to stretch their legs. At one point the last carriages were unhitched to go onto to the (single) track along the Ionian coast, while we continued to trip to Reggio Calabria where I had to wait two hours for the connection to my father’s town.

I spoke with some of my travel companions who explained that they took that route at least three times a year. Many of them had left their wives and children in their hometowns and they sent money home, not only for the day to day expenses but also to build new homes that would have been impossible if they had stayed at home. On hearing this I remembered the houses under construction I had seen in Calabria during my previous trips and I wondered how many of these homes belonged to these travellers.

As I got off the train I noticed many who had more than one suitcase and it was obvious they contained Christmas gifts from Germany for the families. We who got off in Reggio Calabria were lucky, our journey was about to end but the train had to continue to Palermo with its Sicilian passengers. We were tired and it did not take much to understand the state of the passengers who would reach the end of the line.

 Three months later I found myself in a similar situation when I went to visit relatives in Piedmont and I shared a carriage with some young men on military service who were going home on leave. Some of them had left barracks in the country’s south and I shared the second part of their journey. And, like the first train, with the end of compulsory military service even these trips no longer exist in Italy.

 Today we are lucky. Not only because modern roads and cars allow fast journeys on the highways for the migrants who now have cars, a luxury that was difficult to achieve at the time. Or, for those who still travel by train, there are means that are more comfortable and faster than before. Furthermore, modern technology allows us to limit the number of people who travel on the intercity routes, the “espresso” trains of the time.

 Long trips now exist only for those who migrated to other continents. In the case of Australia the trip lasts about twenty hours with the possibility of stops. In these cases too technology has brought huge improvements to the means. I will never forget our first trip to Italy in 1972 in one of the first Boeing 747s, the famous Jumbo Jet. The trip to Italy lasted well over 20 hours with refuelling stops in Hong Kong, Bangkok, Bombay (Mumbai) and Bahrain. The same trip today has only one stop.

Every so often I think about those men on the train. I wonder how many of them fulfilled their dreams of building a home in Italy to then finally return home to live together with their families. I also wonder how many of them stayed in Germany forever because they no longer felt at home in their country of birth.

 But, as difficult as it was for those who left, I also wonder about the sacrifices of those who stayed at home. A generation was born and grew up without the presence of a father. I ask myself of the sacrifices of the wives who had to make decisions on their own because even telephoning their husbands regularly was costly and not everybody had a telephone at home, both in Germany and Italy. Finally, I imagine the hardships of those men’s children who grew up almost like orphans and saw their schoolmates who had normal family lives.

 These stories are also part of Italy’s history. Without the decision of these millions of people to leave the country the Italy we know today would not have been possible. It would be a pity if these sacrifices were to be forgotten completely.


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