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Ambiente & Turismo

Il giro del mondo a 80 all’ora con Luca Capocchiano

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Tempo di lettura: 5 minuti

Ingegnere con il sogno di girare tutto il mondo a bordo di una vecchia Vespa, Luca Capocchiano dopo aver realizzato la sua impresa ha pubblicato il libro Il giro del mondo a 80 all’ora. Il testo racconta le bellezze dei luoghi e che il mondo non e’ un posto pericoloso e che lo scontro di culture, con cui ci hanno terrorizzato, non esiste.

di Francesca Rossetti

Da bambini tutti abbiamo letto “Il giro del mondo in 80 giorni” di Jules Verne, ed oggi ripercorriamo il giro del globo in Vespa con un moderno Phileas Fogg, Luca Capocchiano, autore del libro “Il giro del mondo a 80 all’ora”.

Chi è Luca Capocchiano e come nasce l’idea del giro del mondo in Vespa?

Sono un ingegnere che per anni ha sognato di girare tutto il mondo a bordo di una vecchia Vespa, partendo via terra in direzione Est e non invertendo mai la rotta prima di essere tornato al luogo di partenza, provenendo pero’ dalla direzione opposta. Il mio giro del mondo e’ figlio di un altro viaggio che feci molti anni prima, appena laureato, viaggio destinato a cambiarmi la vita. A bordo una piccola Vespa 50 Special partii da Genova scendendo lungo la costa mediterranea fino al sud della Spagna, l’Andalusia, e la fine del continente europeo, Tarifa.

Giunto laggiù mi accorsi che era impossibile proseguire ancora perché non c’era più terra davanti a me, solo l’Atlantico a sbarrarmi la strada. Su quella spiaggia promisi a me stesso che un giorno avrei girato tutto il mondo su una vecchia Vespa, senza che nessun oceano potesse mai più fermarmi.

Negli anni il lavoro mi ha portato a viaggiare moltissimo, ma nulla poteva in alcun modo sostituire né farmi dimenticare quella promessa.  Pero’ il lavoro andava alla grande, la vita sentimentale pure, e così finivo sempre per rimandare all’anno successivo la data della partenza. Finalmente nel 2014 ho deciso di realizzare il sogno della mia vita: mi sono licenziato dal lavoro, ho comprato una vecchia Vespa e sono partito.

Come è stato strutturato l’itinerario come tappe e in media quanti km si percorrono ogni giorno?

Avevo pianificato un itinerario alla partenza, ma lungo il tragitto sono stato costretto a rivederlo piu’ volte a causa delle difficoltà burocratiche, che davvero sono uno dei peggiori ostacoli per un viaggiatore. L’idea era di percorrere piu’ strada possibile via terra, e di limitare quelli via nave o aereo solo ai casi strettamente necessari. Per ogni continente ed ogni Paese tracciavo una ideale linea tra il mio punto di ingresso e quello desiderato di uscita, poi cominciavo ad immaginare una serie di tappe. Questo processo, che ripetevo all’ingresso di ogni Paese stendendo le cartine geografiche sulla sella della Vespa, e’ uno di quelli che ricordo con maggior piacere, perché’ racchiude l’essenza stessa del viaggio: liberta’ totale, regno di fantasia ed appetiti, un intero territorio appena domato e lasciato alle spalle ed uno ancora nuovo ad attenderci di fronte.

La durata delle tappe dipendeva moltissimo dal Paese che stavo attraversando e dalle condizioni delle proprie strade. Idealmente, su strade di tipo europeo, percorrevo in media 300 Km al giorno, ma in un paio di occasioni sono arrivato a percorrerne anche il doppio. In India, invece, mi sono spesso trovato a restare in sella per dieci o dodici ore senza riuscire a percorrere che un centinaio di chilometri.

Incontri e luoghi particolari visti

Dalla sella della Vespa ho visto luoghi splendidi, di una incommensurabile bellezza. Insieme al mio vecchio TS abbiamo attraversato deserti terribili, che sono luoghi in cui il clima e le distanze possono uccidere, da quelli di sabbia soffice come borotalco in Iran o in Cearà, nel nord del Brasile, dove le ruote sprofondano e si piantano, a quello rosso ruggine dell’outback australiano, fino al terribile Atacama in Cile dove non piove dal 1973.

Abbiamo risalito strade di pietra scavate nello scoglio vivo sul fianco delle montagne più alte del mondo in  Nepal, per giungere ai piedi dell’Himalaya e rimanerne sbalorditi. Abbiamo percorso per settimane sterrati desolati a 3500 metri sull’altopiano andino, ne abbiamo scavalcato la dorsale principale a 4750 metri dove attorno è solo ghiaccio e roccia e zero vegetazione.

Abbiamo visto il Titicaca, il lago navigabile più alto del mondo e in assoluto uno dei luoghi che più ci ha fatto vibrare, un luogo magico e mistico e culla di civiltà antichissime. Abbiamo attraversato fiumi mastodontici come non pensavo potessero esistere, fiumi dai nomi esotici e larghi km come il Gange e il Bramaputra in india o l’Irrawaddy in Myanmar (Birmania). Il Mekong lo abbiamo costeggiato per centinaia di km, perché in Indocina segna il confine naturale tra Laos e Cambogia.

Ho guidato il mio TS fino a pochi metri da luoghi incredibili, fino ai piedi del Taj Majal in India e la Burja Kalifa a Dubai, l’edificio più bello e più alto al mondo. L’ho guidato sulle strade di pietra dell’Angkor Wat, la straordinaria capitale degli antichi Khmer in Cambogia, un popolo che sta all’Indocina come gli antichi Romani stanno all’Europa. L’ho portato letteralmente a sbattere contro le pareti di roccia di Uluru, l‘enorme monolite rosso al centro dell’Australia, sacro da millenni agli aborigeni e che è strutturalmente simile ad un iceberg: quello che vediamo non ne è che una minima parte, lui  si conficca per km sotto alla crosta terrestre. L’ho guidato dentro alla piazza più bella del mondo, Durbar Square di Kathamandu, dove risiede la Kumari, la dea bambina vivente, e dentro la straordinaria distesa di stupa millenari di Bagan, l’antica capitale birmana. L’ho portato ai piedi del Machu Picchu, che in lingua quechua significa ” montagna giovane”, quella appunto ove sorge la favolosa città perduta di pietra degli antichi Inca che si trova nell’attuale Peru’.

Cosa serve per compiere un viaggio cosi’ particolare dal punto di vista caratteriale?

L’attitudine alla solitudine e una cieca ostinazione a non fallire. Nonostante gli incontri siano molto facili e frequenti per un viaggiatore, sono moltissime le lunghe ore in sella in cui si rimane in totale solitudine, accentuata spesso dall’attraversamento di territori sterminati, disabitati, vergini. La sella di una Vespa e’ un ottimo punto di vista per guardarsi dentro, tracciare il bilancio ed una linea di demarcazione tra il prima e il dopo di un evento straordinario come un viaggio del genere.

La tenacia e’ invece necessaria per non arrendersi ai tanti inconvenienti che inesorabilmente accadono lungo un viaggio di questa portata, specie se, come nel mio caso, compiuto a bordo di un mezzo vetusto e inadatto a molti dei territori attraversati. Non ho mai avuto la tentazione di mollare tutto e tornare indietro, ma a volte ho temuto di essere costretto a farlo. Un viaggio in solitaria attorno al mondo non e’ una vacanza, occorre essere disposti ad affrontare e superare molti disagi

Messaggio legato a questa esperienza

La cosa che piu’ ho voglia di gridare a tutti e’ che il mondo non e’ un posto pericoloso e che lo scontro di culture, con cui ci hanno terrorizzato, non esiste. E’ una balla, un’ enorme esagerazione mediatica, una specie di  leggenda metropolitana che non dovrebbe avere più dignità di vero di quella dei coccodrilli giganti nelle fogne di New York. Gli attentati terroristici e le ideologie assassine purtroppo sono tragicamente veri ed esistono certamente, ma riguardano una percentuale irrisoria della popolazione mondiale e non ne rispecchiano affatto le volontà. Non è questo che vuole l’uomo della strada. Io ho viaggiato via terra, sulla terra, a livello terra, rasoterra. Ho incontrato migliaia di persone in strada, gente comune, gente normale, diversissima per cultura, religione e valori. Da nessuno ho avuto il minimo sentore di sentimenti ostili. Solo aiuto. Questa è in assoluto la cosa che più mi piace raccontare della mia esperienza. Tanti a cui racconto del mio viaggio dicono che sono stato coraggioso e che ho avuto le palle per farlo. Falso. Non servono affatto. Io non mi considero un uomo particolarmente coraggioso, almeno per quanto ho dovuto affrontare durante il viaggio. Il coraggio, semmai, serve per decidere di partire davvero.

Prossimi viaggi

Nulla per il momento, dato che sono ancora impegnato a scrivere la seconda parte del libro che racconta la storia di questo viaggio! La prima parte, pubblicata appunto col titolo di “Il giro del mondo a 80 all’ora” ha avuto un’ insospettabile eccellente accoglienza, cosi’ ora non vedo l’ora di ultimare la seconda ed ultima parte…ci sto lavorando!

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