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Italiani nel Mondo

I viaggi della speranza // The journeys of hope

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Tempo di lettura: 8 minuti
di emigrazione e di matrimoni

I viaggi della speranza 

di Gianni Pezzano

 

In una recente puntata del quiz televisivo di RAI 1 “L’Eredità”, due momenti hanno fatto riferimento al passato d’Italia che ci fanno capire perché milioni di italiani hanno tentato di trovare una vita nuova all’estero. E sono due aspetti che dobbiamo tenere ben in mente quando parliamo della nostra emigrazione perché ci aiutano a capire non solo il passato ma anche la visione del nostro paese all’estero, particolarmente tra una parte non indifferente dei discendenti di questi emigrati.  

E questi due momenti ci aiutano a capire meglio i nostri parenti e amici all’estero, e anche come aiutare loro a capire perché i loro avi hanno lasciato un paese che, quando finalmente vengono a visitare, scoprono bello e ricco, al contrario di quel che i nonni avevano descritto loro. 

Il primo momento è stato la domanda legata a un sondaggio del 1951 per cui solo metà degli italiani possedevono scarpe di buona qualità. A sei anni dalla fine delle Seconda Guerra Mondiale l’Italia era in uno stato impensabile per gli italiani in Italia oggi, ma i ricordi degli emigrati del paese sono stati formati da questo aspetto e sono questi ricordi che spesso determinano come l’Italia è vista dai discendenti degli emigrati. 

Inoltre, dobbiamo anche ricordare che in non pochi posti le autorità locali costringevano i loro concittadini a emigrare perché non sapevano cosa fare per risolvere i problemi della zona e anche questo ha condizionato il loro l’atteggiamento verso il loro paese d’origine. 

Il film “Aspromonte – La terra degli ultimi” del regista Mimmo Calopresti ambientato nell’allora paese di montagna di Africo(RC), dimostra queste realtà della domanda del quiz come vediamo in alcune scene nel trailer sotto. 

 

VIDEO https://www.youtube.com/watch?v=_B4AujIU1Ck  

 

Nel caso di Africo bisogna dire che il paese fu abbandonato proprio nel 1951, a causa di un’alluvione, ed i suoi abitanti sono stati trasferiti in una località vicino al mare e purtroppo Africo Nuovo è conosciuto ora per i legami con la malavita e la violenza nel corso di questi decenni. 

E nel parlare di questa povertà post bellica dobbiamo anche ricordare che non era solo limitata alla regioni meridionali come molti oggigiorno ricordano, ma anche a regioni del nord come il Veneto e il Friuli che erano considerati “il sud del nord” per la loro povertà.  

E qui dobbiamo riconoscere che le rimesse degli emigrati hanno avuto un ruolo determinante nel dare inizio al “Boom economico” degli anni ’50-’60, che hanno lanciato l’Italia tra i primi paesi economici del mondo. 

Il secondo momento del quiz è stato nella parte finale, la famosa “ghigliottina”, dove il concorrente deve trovare la parola chiave che lega insieme cinque altre parole. Quella sera una delle cinque parole era “speranza” e la parola chiave era “viaggio”. 

Come ha spiegato poi il conduttore Flavio Insinna, una volta la frase “i viaggi della speranza” descriveva l’emigrazione sia al nord del paese nelle città industriali, sia all’estero. 

Questa frase è infatti il titolo del filmato sotto dell’Istituto Luce risalente agli inizi degli anni ’60, che dimostra la realtà della migrazione dei meridionali a Milano di quegli anni. In realtà questo documento visivo è importante anche per altri motivi. 

 

VIDEO  https://www.youtube.com/watch?v=OliD0VWvsgA  

 

Quel che rende questo video importante non sono solo le immagini e le parole degli emigrati stessi, ma anche e soprattutto i commenti dei locali riguardo i loro nuovi vicini di casa, e ci rende tristi vedere che l’accoglienza non è stata sempre amichevole. E, per i nostri lettori in Italia, nel sentire questi atteggiamenti dai milanesi, vogliamo fare notare che questi atteggiamenti erano uguali e normali all’estero verso i nostri connazionali, se non addirittura peggio. 

Difatti, le frasi denigratorie hanno sempre fatto parte della vita degli immigrati, e sentiamo fin troppo bene nella ripetizione dei luoghi comuni ed il tono sprezzante degli interlocutori il senso di superiorità dei locali verso i neo-arrivati, che non è altro che una forma di razzismo. E questo si vede anche, questa volta in riferimento ai nostri emigrati in Svizzera, nel film capolavoro “Pane e cioccolata” del regista Franco Brusato nel quale l’emigrato è interpretato in modo magistrale dal grande Nino Manfredi. 

I momenti più tristi di questo video sono proprio questi commenti verso gli immigrati perché nei telegiornali ed i salotti televisivi in Italia oggi sentiamo esattamente le stesse frasi pronunciate ancora nel paese, ma questa volta i bersagli non sono i nostri connazionali, bensì gli immigrati che ora vengono nel paese in cerca dei loro viaggi della speranza, vedendo il Bel Paese come la loro “America” del sogno italiano del passato. 

E questi atteggiamenti negativi verso i nuovi arrivati sono stati spesso il motivo per cui una parte degli emigrati, sia all’interno che all’estero, hanno poi deciso di tornare nei loro paesi d’origine, oppure di cercare la loro speranza in altri luoghi dove speravano di non trovare gli stessi pregiudizi e discriminazioni. 

Però, queste esperienze non sono importanti solo per insegnare ai discendenti il perché i loro avi sono partiti per altri posti per farsi una vita nuova, ma anche per aiutarci a fare avvicinare i discendenti al paese d’origine, per scoprire il loro passato e la parte italiana della loro identità. 

E a chi parla dei costi, rispondo che non dobbiamo mai dimenticare che in fondo questi discendenti sono sempre nostri parenti e amici, un fatto che, purtroppo, molti oggi in Italia hanno dimenticato, e quindi abbiamo anche l’obbligo di ricordare i contributi che hanno dato e continuano a dare all’economia dell’Italia italiana e di conseguenza abbiamo il dovere di aiutare loro a ritrovare le loro radici italiane. 

 

di emigrazione e di matrimoni

The journeys of hope

by Gianni Pezzano

 

In a recent episode RAI’s TV quiz “L’Eredità” (The Inheritance) two moments referred to Italy’s past that make us understand why millions of Italians tried to find a new life overseas. And these are two aspects that we must keep in mind when we talk about our migration because they help us understand not only the past but also how our country is seen overseas, particularly by a considerable part of the descendants of these migrants. 

And these two moments help us understand better our relatives and friends overseas and also how to help them to understand why their forebears left a country that, when they finally come to visit, they discover is beautiful and rich, as opposed to what the grandparents had described to them. 

The first moment was the question linked to a 1951 survey that only half of the Italians owned good quality shoes. Six years after the end of World War Two Italy was in a state unthinkable for Italians in Italy today but the memories of the emigrants of the country were shaped by this aspect and these are the memories that often determine how Italy is seen by the descendants of migrants. 

Furthermore, we must also remember that in a lot of places the local authorities forced their fellow citizens to migrate because they did not know how to resolve the problems of the area and this too conditioned their attitude towards their country of origin.  

The film “Aspromonte – La terra degli ultimi” (Aspromonte – land of the last) by the director Mimmo Calopresti set in the then mountain village of Africo(RC) shows the reality of the quiz’s question as we see in some scenes of the trailer below (subtitles in English). 

 

VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=_B4AujIU1Ck  

 

In the case of Africo it must be said that the town was abandoned precisely in 1951 due to floods and its inhabitants were moved to a locality close to the sea and unfortunately Africo Nuovo (New Africo) is now known for its links with organized crime and violence during these decades. 

And in talking about this post-was poverty we must also remember that it was not limited to only the southern regions as many today remember but also to regions of the north such as the Veneto and Friuli which were considered the “south of the north” due to their poverty.  

And here we must recognize that the money sent back by migrants played a decisive role in the start of the “Economic boom” of the ‘50s and ‘60s that launched Italy amongst the world’s top economies.  

The quiz’s second moment was in the final part, the famous “guillotine” where the contestant has to find a key word that ties together five other words. That evening one of the five words was “hope” and the key word was “journey”. 

As the conductor Flavio Insinna then explained the “journeys of hope” was once a phrase used to describe migration both to the industrial cities of the north and overseas. 

This phrase is in fact the title of the video of the Istituto Luce below that goes back to the early ‘60s which shows the reality of the migration from the south to Milan in those years. In reality, this visual document is important also for other reasons.  

 

VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=OliD0VWvsgA  

 

What makes this video important is not only seeing the images and the words of the migrants themselves but also and above all the comments of the locals concerning their new neighbours and it is sad to see that the welcome was not always friendly. And for our readers in Italy on hearing these attitudes of the Milanese we want to point out that these attitudes were the same and normal overseas towards our fellow citizens, if not worse.  

Indeed, derogatory comments have always been part of the lives of migrants and we hear all too well in the repetition of the clichés and the contemptuous tone of the interlocutors the sense of superiority of the locals towards the newcomers which is nothing more than a form of racism. And we see this too, this time in reference to our migrants in Switzerland, in the film masterpiece “Pane e cioccolata” (Bread and chocolate) directed by Franco Brusato in which the migrant is masterfully interpreted by the great Nino Manfredi. 

The video’s saddest moments are precisely these comments regarding migrants because on the TV news services and talk shows today in Italy we hear exactly the same phrases still being pronounced but this time the targets are not our fellow citizens but the migrants who now come into the country in search for the journeys of hope of those who see Italy as their “America” of the Italian dream of the past. 

And these negative attitudes towards the newcomers were often the reason some of the migrants, both internally and overseas, then decided to return to their towns of origin or to look for their hope in other places where they hoped not to find the same prejudice and discrimination. 

However, these experiences are important not only to teach the descendants why their forebears left for other places to start a new life but also to help us to bring the descendants closer to their country of origin to discover their past and the Italian part of their identity.  

And to those who talk about costs, I reply that we must never forget that after all these descendants are always our relatives and friends, a fact that, unfortunately, many in Italy today have forgotten, and therefore we also have an obligation to remember the contributions that they have made and continue to make to Italy’s economy and consequently we have a duty to help them find their Italian roots.