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Attualità

L’Honduras vende le città alle multinazionali per creare lavoro e sicurezza

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È un esperimento economico senza precedenti nella storia. Le città hanno proprie leggi, polizia autonoma e alte mura che le separano dall’esterno, dove domina  la violenza.

di Vito Nicola Lacerenza

L’Honduras, situato nell’America centrale, è il primo Paese al mondo ad aver scelto di rinunciare alla propria sovranità nazionale, cedendo ampi territori alle multinazionali americane e europee, che ergono città ultramoderne con tanto di grattacieli, università, ospedali, centri commerciali, centri benessere e tante altre strutture in grado di soddisfare ogni necessità o capriccio. Ma non è tutto. Sebbene si trovino nel bel mezzo di metropoli onduregne, tali comunità hanno leggi proprie, basate sulla giurisprudenza anglosassone. La stessa vigente nei Paesi da cui gli investitori provengono. Persino la lingua nazionale dell’Honduras, lo spagnolo, non è utilizzata nei ricchissimi centri urbani costruiti dalle multinazionali, dove si parla solo inglese. Non a caso, anglofono è anche il nome con cui le città autonome vengono chiamate: “Charter Cities” (città a noleggio).

«Aree metropolitane con istituzioni alternative concepite per attrarre investimenti- ha spiegato l’ideatore delle Charter Cities, l’economista americano Paul Romer- Ti danno la possibilità di creare nuovi luoghi, con  regole nuove a cui i residenti devono sottostare. Sono città abbastanza grandi da garantire, ai dipendenti delle multinazionali che vi abitano, numerosi vantaggi. Come la sicurezza.” L’Honduras è  tra le nazioni più violente del mondo con una media di 15 omicidi al giorno. Nel 2017 sono state registrate 3.791 morti violente, 619 solo nei primi due mesi del 2018. Negli ultimi 7 anni sono stati uccisi 4.599 bambini, spesso raggiunti da proiettili vaganti esplosi durante le sparatorie tra bande criminali. In Honduras, dove il 54% della popolazione è disoccupata e 6 cittadini su 10 vivono sotto la soglia di povertà, le attività illecite rappresentano per molti disperati l’unica fonte di sostentamento. Ma da quando le multinazionali straniere investono in Honduras migliaia di abitanti del posto sono stati assunti e si sono trasferiti nelle sicurissime  Charter Cities. Circondate da alte mura ricoperte da alberi e sorvegliate 24 ore su 24 da polizia privata e guardie armate. In un Paese dove la gente convive quotidianamente con la morte e la miseria, le Charter Cities appaiono come “isole felici” popolate da uomini d’affari stranieri e onduregni, che vivono da forestieri nella loro nazione. Alcuni esperti sono ottimisti riguardo al progetto iniziato dall’Honduras, ritenendolo l’unico modo per rilanciare una nazione sull’orlo del baratro. Ma moltissimi altri hanno definito tale progetto di sviluppo economico come “una nuova forma di colonialismo” delle potenze occidentali, che avrà come unico risultato la disgregazione dello Stato dell’Honduras.

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