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Gianni Alemanno lascia il carcere e denuncia: “Le carceri italiane sono una vergogna”

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Alemanno denuncia le pessime condizioni delle carceri italiane e annuncia l’adesione del gruppo Indipendenza a Futuro Nazionale di Roberto Vannacci.

di Tiziana Primozich in collaborazione con Mirko Fiasco

Dopo un anno, cinque mesi e ventiquattro giorni trascorsi nel carcere romano di Rebibbia, Gianni Alemanno è tornato in libertà. L’ex sindaco di Roma già parlamentare e Ministro ha lasciato il penitenziario il 24 giugno, accolto da un numeroso drappello di sostenitori arrivati da tutta Italia, rappresentanti politici, in prima fila anche la Calabria con il senatore Franco Bevilacqua, ed i giornalisti di quasi tutti i media del Paese, infatti appena fuori dalle mura del carcere è stato circondato da telecamere e domande. Il suo primo messaggio pubblico non si è concentrato soltanto sulla vicenda giudiziaria personale, per la quale si è dichiarato innocente: al centro delle sue dichiarazioni c’è stata una dura denuncia delle condizioni del sistema carcerario italiano.

Alemanno ha definito il carcere una “realtà terribile” e una “vergogna per la Repubblica Italiana”, sostenendo di aver conosciuto da vicino problemi che da anni vengono segnalati da associazioni, garanti dei detenuti e operatori del settore. Secondo l’ex primo cittadino, il sovraffollamento che arriva al 140% in più rispetto alla capienza delle carceri, rappresenta una delle emergenze più gravi. All’uscita da Rebibbia ha accusato il governo di non aver affrontato in modo efficace la questione, sottolineando l’assenza di nuovi posti detentivi e il permanere di strutture inadeguate in termini di rispetto dell’articolo 27 della Costituzione.

Durante la detenzione, Alemanno ha più volte raccontato le difficoltà vissute all’interno degli istituti penitenziari. In un messaggio diffuso alla vigilia della scarcerazione ha parlato di celle sovraffollate, carenze organizzative e opportunità insufficienti per il reinserimento sociale dei detenuti. Ha denunciato anche i ritardi burocratici che spesso rallentano l’accesso a misure alternative, percorsi formativi e attività lavorative, strumenti considerati fondamentali per ridurre la recidiva e favorire il recupero delle persone detenute.

“Il carcere in Italia è un’offesa per come tratta la gente”, ha dichiarato, aggiungendo che il sistema non offre a chi vuole cambiare una reale possibilità di ricostruire la propria vita. Parole che si inseriscono in un dibattito sempre più acceso sulle condizioni delle carceri in Italia, già soggetta ad una condanna della Corte europea del 2013 con la sentenza Torreggiani, segnate da cronici problemi di sovraffollamento, carenza di personale e difficoltà nella gestione dei percorsi rieducativi.

Alemanno ha annunciato l’intenzione di continuare a occuparsi del tema anche dopo la fine della detenzione, chiedendo un confronto con il ministro della Giustizia e con l’amministrazione penitenziaria. Al di là delle polemiche politiche, la sua esperienza riporta l’attenzione su una questione che da anni resta al centro delle preoccupazioni di magistrati, associazioni e organismi nazionali ed europei: garantire che il carcere sia luogo di legalità e recupero, senza compromettere la dignità delle persone detenute.

Mentre Gianni Alemanno torna al centro del dibattito pubblico attraverso temi come la crisi delle carceri, offre il suo supporto e la sua esperienza a Roberto Vannacci, la ‘vera novità politica degli ultimi mesi’ come lui stesso ha dichiarato. Con il suo movimento Futuro Nazionale e una crescente capacità di attrazione elettorale, l’ex generale punta a ridefinire gli equilibri del centrodestra italiano, proponendosi come interprete di un elettorato che chiede posizioni più radicali sui temi dell’identità, della sicurezza e della sovranità nazionale.

Video e supporto da Argomenti di Mirko Fiasco

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