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Federcontribuenti.E se la lotta all’evasione fiscale fosse una scusa? Come si calcola l’evasione fiscale?

By 26 Ottobre 2019 No Comments

Carcere per gli evasori fiscali: il decreto legislativo n. 74 del 2000 prevede pene da 1,5 a 6 anni di reclusione per frode fiscale e da 1 a 3 anni per dichiarazione infedele. Una nuova politica fiscale deve pensare in grande, in maniera equa e avere una fase sperimentale di 5 anni

Federcontribuenti: ”sappiamo con certezza quante tasse paghiamo, mentre la cifra sull’evasione fiscale oscilla tra mezze verità e assoluta fantascienza. Nel mezzo si trova la scure fiscale che obbliga alla chiusura 10 attività lavorative al giorno”. Quante tasse entrano all’Erario ogni anno? ”Un totale di 566,3 miliardi, con 487,7 miliardi di entrate tributarie e 79,5 extratributarie”. E il carcere per chi evade? ”Chi propone di patteggiare con il fisco andrebbe perseguito penalmente perché offende chi con enormi sacrifici versa tutte le tasse fino all’ultimo centesimo. Comunque il carcere è già previsto, ma il sistema è un colabrodo”. Pensate se lavorassero tutti gli italiani senza lavoro e con un reddito adeguato: avremmo un PIL in esplosione!

Carcere per gli evasori fiscali: il decreto legislativo n. 74 del 2000 prevede pene da 1,5 a 6 anni di reclusione per frode fiscale e da 1 a 3 anni per dichiarazione infedele. Ricordiamo anche il reato di autoriciclaggio per cui è previsto la pena della reclusione da 2 a 8 anni per chi impiega, sostituisce o trasferisce in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative e il denaro proveniente da reati di frode fiscale. Nel 2017 su 207.000 casi passati a sentenza definitiva 3.222 riguardavano reati tributati. Su quasi 15mila segnalazioni di reati fiscali arrivano a sentenza definitiva solo 3.000 casi. ”Devo dirci con esattezza la procedura: chi si vedrà arrivare una cartella esattoriale deve aspettarsi di essere arrestato se la stessa supera l’importo di 100 mila euro? O il carcere è solo per chi non ha dichiarato tutti propri redditi e viene scoperto da indagini patrimoniali incluso il tenore di vita?

Quanti italiani lavorano e pagano le tasse?

Eurostat e l’Istat calcolano il Reddito pro capite in Italia con 21.804 mila euro.


I residenti in Italia sono 60 milioni e 484mila ma, solo il 38% lavora cioè circa 23 milioni di italiani e solo 5 milioni di italiani hanno un lavoro autonomo ed è ”un numero che dovrebbe far scattare l’allarme in un Paese attento alla crescita perché, le PMI e le Partite Iva sono coloro che creano occupazione e pagano il maggior numero di tasse”. In sintesi ”18 milioni di onesti lavoratori mantengono 60 milioni di residenti, tra tasse e contributi. I pensionati come le buste paghe come le PMI a monte vengono controllati e tassati ed ecco che la sporca guerra agli autonomi diventa la vera minaccia alla coesione sociale ma anche ai conti pubblici”.

I numeri delle tasse in Italia non mentono e lasciano individuare la vera cifra sull’evasione fiscale in Italia: le entrate tributarie sono state pari a 497,002 miliardi di euro, le entrate extra-tributarie hanno permesso di arrotondare il jackpot con altri 77,9 miliardi. Totale incassato: 574,976 miliardi di euro da spalmare su appena il 38% degli italiani.

Lotta all’evasione fiscale che giustifica nuove batoste ai soliti contribuenti.

”Non è certamente il caffè pagato in contanti che genera evasione, semmai sono l’economia criminale; l’evasione delle società di capitali; l’evasione delle big company sono i parassiti che nessuno ha davvero intenzione di sradicare. In sintesi quando si sparano cifre sulla probabile evasione fiscale si sparano numeri a caso con il solo intento di generare una guerra tra poveri e autorizzare uno Stato da Polizia Fiscale e misure che andranno ancor più a spaventare chi ha in mente di aprire una attività in Italia, e non parliamo di grandi investitori che appartengono ai furbi”.

Perché il governo una buona volta non ci dice quanto dobbiamo versare a testa all’anno per stare a posto? Perché si ha così tanta difficoltà ad individuare una soglia di imposizione diretta e indiretta? Questa stasi da l’impressione che che di anno in anno i governi abbiano bisogno di sempre più soldi, tra l’altro poi spesi malissimo.

”Basta con sta guerra all’evasione fiscale. Mettete in galera chi viene in Italia si arricchisce e scappa e non chi ogni santo giorno apre bottega. Mandate gli ispettori in quei luoghi dove l’elusione è maggiore come gli studi medici, legali, notarili”.

Una nuova politica fiscale deve pensare in grande, in maniera equa e avere una fase sperimentale di 5 anni.

”Prima di scatenare il terrore tra i già tartassati contribuenti italiani occorre: stabilire un tetto soglia di imposizione diretta e indiretta per fasce di reddito e per tipologia di lavoratore e professione; un fisco più elastico quando le scadenze si accavallano ed eliminare voci che tra loro si affastellano; dare fiducia ai contribuenti lasciando loro il tempo di organizzare le spese. Se so quanto devo versare mi organizzo più facilmente. Tutte queste misure dovrebbero essere ordinarie e non straordinarie perché se è vero che le tasse vanno pagate è vero che la politica deve dimostrare di essere credibile eliminando tutto lo schifo e gli sprechi che riempiono le prime pagine dei quotidiani. Senza dimenticare di inasprire le pene per coloro chiamati a rappresentare lo Stato nei vari Enti di ogni ordine e grado e che invece accettano buste e su buste imbrogliandoci e tradendoci tutti. Infine la questione lavorativa; se creiamo e lasciamo creare posti di lavoro avremo più contribuenti ma, per riuscirci, occorre ridurre drasticamente le tasse su chi crea evitandogli il fallimento. In questo modo si potrebbero alzare quei redditi bassi che fanno scattare l’esenzione e quindi maggiori costi a spese della collettività”. Il motto deve essere: più contribuenti e meno bugie.  

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