Cosa cerchiamo? – What are we looking for?


di emigrazione e di matrimoni

Cosa cerchiamo?

Come succede spesso l’idea per un articolo cambia nel corso dei giorni con le informazioni che arrivano e gli scambi con altri sul social che ti fanno capire di nuovo che più si che no le idee non sono poi così fisse come pensiamo.

Inizio l’articolo con un ringraziamento ad Antonio Fassano del sito italianamericanexperience.com che ci ha dato il permesso di utilizzare un paio di suggerimenti su come diventare italo-americano che potrebbe anche aiutare lettori in altri paesi a trovare le proprie radici.   I suoi suggerimenti erano interessanti come anche la lettura dei suoi articoli e ascoltare il blog. Ho saputo del sito da un lettore negli Stati Uniti, Bob Panepinto, che mi aveva inviato un paio di suggerimenti dal sito per trovare le suoi radici.

Poi, un post su un sito americano ha dimostrato che se davvero vogliamo incoraggiare i nostri parenti e amici all’estero a trovare le proprie origini dobbiamo iniziare da una parola che molti evitano, ma è fondamentale per conoscere chi siamo e da dove veniamo

Domanda sciocca

Quando ho visto la domanda sullo schermo non ci volevo credere. “Come si chiama la pizza in italiano?”.


All’inizio volevo credere che fosse uno scherzo e invece l’andamento della discussione ha dimostrato che era seria e non una presa in giro. Sapevamo che per molti americani la pizza fosse una loro invenzione, ma non pensavo che questa idea appartenesse anche a qualcuno di origini italiana.

Nel leggere il blog di Antonio e la sua socia Dolores Alfieri si percepisce chiaramente il loro orgoglio per la Storia della propria famiglia e le loro tradizioni. Hanno lavorato molto per scoprire quei pezzi mancanti del loro passato che avrebbero riempito il vuoto che sentivano, lo stesso vuoto che chi scrive ha sentito per molti anni nella ricerca della propria identità.

Tristemente per alcuni questa ricerca non è poi così facile e a volte diventa impossibile capire davvero chi siamo fino in fondo. Ho il sospetto che l’utente della domanda improbabile si trova tra questi.

Suggerimento numero uno

Il primo suggerimento dal blog di Antonio è “SCEGLIERE di vivere come un Italo-Americano. E capire che ci vuole lavoro”. Con queste parole ha colpito in pieno il bersaglio della realtà degli italiani all’estero e che diventa ovvio nei nostri scambi con le comunità italiane all’estero

Chi nasce all’estero, oppure chi ci va giovanissimo e cresce in un altro paese non può essere “italiano”, almeno non nel senso classico della parola. Non importa se figlio di emigrati, oppure sia di quarta, e oltre generazioni di discendenza.

Già in Italia il dibattito dell’anno scorso sullo ius soli, la proposta di una nuova legge di cittadinanza italiana, ha svelato che nel Bel Paese il concetto di “italiano” cambia radicalmente da zona a zona e anche da politica a politica. Figuriamoci all’estero dove dobbiamo tener conto dell’entrata di non italiani nella famiglia e i conseguenti mutamenti di tradizioni e soprattutto i cambi di cognomi che spesso rendono difficile capire che una persona è di origine italiana.

Con il passare delle generazioni diventa sempre più difficile poter trovare il passato e non è raro che la nuova moda di fare la prova del DNA crei ulteriori difficoltà perché dimostra tracce millenarie degli esodi di popoli nel corso della Storia.

Suggerimento numero due

Anzi, questo in effetti è il terzo della serie, ma è il secondo dei suggerimenti di Antonio che vorrei mettere all’attenzione dei nostri lettori.

IMMERSIONE.   Fa che la Cultura italiana sia una parte della tua vita quotidiana”. E quindi arriviamo a quel che identifica quel che siamo davvero, quella qualità che ci rende italiani e diversi dagli altri.


Quel che davvero ci definisce “italiani” comprende una parte specifica della nostra Cultura, la lingua. Tutto il resta fa parte del nostro patrimonio culturale e, benché sia fondamentale per riconoscere le imprese che abbiamo compiuto come paese, non definisce il nostro essere.

Parlando con i nostri parenti e amici all’estero ci rendiamo conto presto dell’accento nuovo che non appartiene a nessuna parte della penisola italiana, e poi degli sbagli della lingua italiana a causa di parole d’origine dialettale, come anche parole e grammatica della lingua del paese di residenze e/o nascita dell’oriundo di turno.

La lingua che l’oriundo parla è quel che ci fa capire se è italo-americano, italo-australiano, italo-brasiliano, italo-argentino e così via. Ciascuno ha le proprie frasi e parole e, come vediamo spesso nei casi americani il linguaggio cambia radicalmente da città a città. Infatti, la lingua cambia cosi tanto in quel paese che abbiamo visto utenti dire che l’altro “non è più italiano”.

Questo ci fa capire che la strada per diventare “italiani” per gli oriundi inizia con l’educazione, una parola che a molti non piace, insegnando prima la lingua che ci definisce e poi la Storia che pochi conoscono.

Ma tutto questo non rende meno importante per ogni individuo come potersi identificare. Perciò dobbiamo porci una domanda seria che è quella che definisce davvero la nostra vita.

Domanda saggia

“Cosa cerchiamo davvero?”   Una domanda apparentemente semplice ma che impegna una vita per trovare la riposta definitiva. Eppoi ci sono quelli che non la trovano mai, come ci sono anche quelli che non accettano la risposta finale e di questi due casi non sappiamo quale sia il più triste.


La ricerca per l’identità fa parte della vita di ogni individuo. Sappiamo tutti i dolori dell’adolescenza che ci impone di fare scelte difficili perché molti di noi vogliamo “essere come gli altri”, invece di formare un’identità nuova e quindi personale.

Ed è questo ultimo fattore che rende così difficile per alcuni figli di immigrati avere un’identità davvero diversa degli altri perché le loro origini sono diverse e la loro famiglia parla un’altra lingua, ha tradizioni oppure una religione non condivise dai compagni di scuola o di lavoro.

I discendenti degli emigrati, a partire dai primi nati all’estero, si trovano a fare scelte difficili che i genitori spesso non capiscono fino in fondo.

Per esempio, se mantenere o non la versione italiana del nome, come ha fatto Antonio del sito e come ha fatto chi scrive, perché fa parte della propria identità e non la versione autoctona. Per esperienza personale è una scelta che porta difficoltà a scuola sia con insegnanti che altri alunni perché il nome non era “australiano” e dunque da cambiare.

Risposte

Alla fine, le risposte si trovano in Italia perché è la fonte delle nostre diversità e particolarmente il luogo d’origine della nostra famiglia, o di una parte della famiglia per molti. Però, come nota giustamente il blog e gli articoli del sito queste ricerche non sono poi così facili da eseguire.

L’Italia potrebbe svolgere un ruolo importante nell’aiutare gli italiani all’estero in queste ricerche, non solo per la parte burocratica della documentazione, ma per rendere più facile scoprire le meraviglie del paese d’origine, a partire dai paesini dei genitori, nonni o bisnonni.


Alcuni in Italia potrebbero dire che il paese non può permettersi una tale spesa, ma nessuno che viene in Italia per questi motivi pretende o pensa che siano servizi gratuiti.   Le autorità potrebbero fornire informazioni nella varie lingue delle nostre comunità estere per chi conosce poco o niente della nostra lingua.

Le Pro Loco comunali potrebbero anche dare buoni sconti da utilizzare nei musei e le gallerie d’arte locali ai figli e discendenti di emigrati locali per poter scoprire il loro patrimonio culturale personale e non solo il Colosseo a Roma o gli Uffizi a Firenze.

Dobbiamo ricordare che il potenziale mercato per servizi del genere non è piccolo ma di decine di milioni in giro per il mondo e destinato a crescere sempre. Infatti, il Bel Paese non ha niente da perdere e tutto da guadagnare a incoraggiare gli oriundi a trovare le proprie origini.

Allora perché molti in Italia, a partire dai nostri governanti, fanno finta che non esistano?

Invitiamo i nostri lettori a inviarci le proprie storie per cercare l’identità personale per incoraggiare tutti che sono figli d’Italia.

Inviate le vostre storie a: [email protected]


 

di emigrazione e di matrimoni

What are we looking for?

As often happens, the idea for an article changes over time with new information and the exchanges on the social media that make you understand once more that more often than not ideas are not as set as we think.

I begin the article with a thank you to Antonio Fassano of the site italianamericanexpereince.com who gave us permission to use a couple of tips for becoming an Italian American that could also help readers in other countries to find their roots. His tips were interesting, as well as reading his articles and listening to his blog. I was told about the site by a reader in the United States, Bob Panepinto, who had sent me the hints from the site for finding his roots.

Then a post from an American site showed that if we truly want to encourage our relatives and friends overseas to find their roots we must begin with a word that many avoid but it is essential for knowing who we are and from where we come.

The silly question

When I saw the question on the screen I could not believe it, “What is the Italian word for pizza?”.

At first I thought it was a joke but the progress of the discussion showed that it was serious and not facetious. We know that many in the United States believe that pizza was invented there but I did not think that the idea belonged to someone of Italian origin.

Reading the blog by Antonio and his partner Dolores Alfieri you clearly perceive their pride in their family histories and traditions. They worked hard to discover the missing pieces from their past that would have filled a void they felt, the same void that I felt for many years in the search for my own identity.

Sadly for some the search is not so easy and sometimes it is impossible to truly understand fully from where we come. I suspect that the user of the improbable question is one of these.

Tip number one

The first tip from Antonio’s blog is CHOOSE to live as an Italian American. And understand it takes work. With these words Antonio hit the bull’s eye of the reality of Italians oversees and that has become obvious in our exchanges with Italian communities overseas.

Those who are born overseas, or who migrate very young and grow up in another country cannot be “Italian”, at least in the classical sense of the word.   It does not matter if you are the child of migrants, or if you are fourth and more generation descendants’ of migrants.

Italy had that debate last year on the ius soli, the proposed new Italian citizenship law, that revealed that the concept of “Italian” changes drastically from area to area and also from political belief to political belief.

Imagine then overseas where we have to take into account the introduction of non Italians into the families and the subsequent changes in traditions and above all the changes in surnames that often make it hard to understand if a person is of Italian origin.

With the passage of generations it becomes increasingly harder to find the past and it is not rare for the new fashion for DNA testing to create further difficulties because they show traces of millennia of migrations of people over history.

Tip number two

In fact, this is effectively the third of the series but the second of Antonio’s tips that I would like to the attention of our readers.

“IMMERSION. Make Italian culture an everyday part of your life”. And thus we reach what identifies us for what we truly are, the quality that makes us Italian and different from the others.

What identifies us as “Italians” is a specific part of our Culture, the language. All the rest is part of our cultural heritage and even though it is essential for recognizing the deeds we achieved as a country, it does not define our being.

When we talk with our relatives and friends overseas we quickly understand from the new accent that they do not come from any part of the Italian peninsula and then from their mistakes in Italian because of the use of words from a dialect and from some words and grammar from the language of the country of residence and/or birth of the oriundo (Italian from overseas) with whom we are talking.

The language that the oriundo speaks makes us understand if he or she is Italian American, Italo-Australian, Italo-Brazilian, Italo-Argentinean, and so forth and, as we often seen in the American cases the language changes radically from city to city. In fact, the language changes so much in that country we have seen users say that the other person is “no longer Italian”.

This lets us understand that the road to becoming “Italians” for the oriundi begins with education, a word that many do not like, first teaching the language that defines us and then the history that too few know.

But all this does not make it less important for the individual to identify himself or herself. Therefore, we must ask ourselves a serious question that is the one that truly defines our lives.

The wise question

“What are we truly looking for?”. This is apparently a simple question but one that takes a lifetime to answer. Then there are those who never find it, just as there are those who do not accept the final answer, we do not know which is the sadder of these two cases.

The search for identity is part of the life of every individual. We all know the pain of adolescence that makes choosing hard because many of us want “to be like the others”, rather than forming a new and therefore personal identity.

And it is this final factor that makes it so hard for some children of migrants to have an identity different from the others because their origins are different, their families speak another language and have traditions or a religion that are not shared by school or work mates.

The descendants of migrants, beginning with the first born overseas, find themselves having to make difficult choices that the parents often do not truly understand.

One example, whether or not to keep the original Italian version of the name, as Antonio from the site and I did, because it and not the native version is part of our identity. From personal experience, this is a choice that brings difficulties at school with both the teachers and the other students because the name was not “Australian” and therefore had to be changed.

Answers

In the end the answers are in Italy because it is the source of our diversity and specifically the place of origin of our family or for many a part of the family. However, as the blog and its articles from the site rightly say, this search is not so easy to carry out.

Italy could play a important role in helping Italians overseas in this search, not only the bureaucratic part of the documentation but in making it easier to discover the wonders of the country of origin, beginning with the towns of the parents, the grandparents and the great grandparents.

Some in Italy would say that the country cannot afford this expense but nobody who comes to Italy for these reasons expects or demands that these services be free. The authorities could supply information in the various languages of our communities overseas for those who know little or nothing of our language.

The local Pro Loco (Tourist Offices) could also give discount vouchers to be used in the local museums and art galleries to the children and descendants of local migrants in order to discover their personal cultural heritage and not only the Coliseum in Rome or the Uffizi Gallery in Florence.

We must remember that the potential market for this type of services is not small but tens of millions around the world and destined to always grow. In fact, Italy has nothing to lose and everything to gain in encouraging the oriundi to discover their origins.

So, why do so many in Italy, beginning with those who govern us, pretend they do not exist?

We invite our readers to send us their stories of looking for their personal identity to encourage all those who are the children of Italy.

Send your stories to: [email protected]

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