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Diritti umani

Carla Di Veroli, sobria e riservata, è andata via da sola portando con sé l’eredità della “memoria”

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Il penultimo tweet è del 13 agosto “A chi mi dice che ‘vivo nel mondo dei morti’ rispondo che è vero e ne sono fiera. Combatto ogni giorno perché la loro memoria non si dissolva. Loro almeno non feriscono e non possono fare più male a nessuno”

Carla Di Veroli è andata via in silenzio. Era da sola, nella sua casa romana, quando un malore l’ha colta.

Aveva vissuto sulla propria pelle la Storia. Una famiglia ebrea, molto impegnata politicamente che conosce la deportazione ad Auschwitz.

Attraverso il racconto dell’unica donna ritornata della retata del ’43, Settimia Spizzichino sua zia, vive il dolore del proprio popolo e riceve, alla morte di questa, la pesante eredità morale dell’impegno di trasmetterne memoria.

E proprio questo, durante la giunta Marino in qualità di delegata alla memoria, è il suo compito, accompagnare i giovani in un “viaggio” attraverso il quale insegnare loro “ a riconoscere i sintomi di una società che si ammala” ed aiutarli a “contestualizzare, fornendo gli strumenti per non rimanere indifferenti” e sostenendo il diritto di esistere degli ebrei e di Israele.

Una donna riservatissima, una vita privata sconosciuta, ma capace di grandi passioni. Ne parliamo con Stefano Miceli, attore, autore, doppiatore ed attualmente autore e conduttore di GreenTour su Raiisoradio, che ha avuto la fortuna di esserle amico.

Come è nata la vostra amicizia e chi era, nel privato, Carla Di Veroli?

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Io e Klaus Mayenza, in collaborazione con Loredana Giglia avevamo scritto Storie d’Aprile – Donne al Quadraro.

Storie d’Aprile – donne al Quadraro ( video soggetto a limite d’età)

 

Ci siamo conosciuti quando, abbiamo deciso di realizzare il docu-film che narra del rastrellamento del Quadraro e del Campo di Concentramento di Fossoli, in cui gli italiani furono costretti a lavorare in condizioni drammatiche come “operai volontari”. In qualità di delegata alla memoria si è messa immediatamente a disposizione per metterci in contatto con chi poteva fornirci documentazione e testimonianza, la comunità ebraica. Inoltre, di sua iniziativa, ci ha fatto avere il patrocinio gratuito di Roma Capitale che ci ha concesso di accedere all’Istituto Luce e fruire delle immagini originali.

Il lavoro le piacque così tanto che lo promosse in molti siti.

Nel privato era una persona molto generosa, della quale potevi fidarti ciecamente, sincera all’estremo. Parlando con lei avevi il “dovere” di aprire gli occhi e per questo all’esterno poteva apparire spigolosa.

Una persona che ha pagato, nella sua vita quotidiana e politica, tutte le sue scelte. Anche quelle che hanno sconfitto stereotipi, essere a favore di Israele e militare nella sinistra, prendere le distanze dal proprio partito e non accettare compromessi.

Una piccola ape furibonda, si era descritta prendendo a prestito le parole della Merini, in una intervista. Ci ha parlato prima della donna, ci parla ora della “Combattente”?

Carla era ferma nelle sue idee ed ha anteposto a tutto i suoi principi. Per questo potevi contestarla ma non potevi non rispettarla. Ed il rispetto lo ha avuto anche da chi non aveva le medesime idee politiche.

Una delle grandi battaglie che ha portato avanti è stata quella di chiedere alla propria comunità politica di impegnarsi contro ogni forma di antisemitismo ammettendo gli errori commessi, senza paura di essere isolata.

Nella sua vita si è occupata di tutte le discriminazioni, ritiene ci sarà qualcuno che porterà avanti il suo lavoro con altrettanta determinazione e ricchezza di valori?

Io non posso che augurarmelo, anche se so che sarà difficile.

Carla riusciva a mantenersi fuori da interessi politici diretti. Aveva un profondo amore per la città ed era interessata solo alla verità.

Il suo grande coraggio e la sua grande determinazione sicuramente è stata trasmessa al figlio che costruendo la sua vita in Israele dà dimostrazione di quanto il “cuore ebraico” della madre abbia compiuto in lui.

Cosa le ha lasciato?

L’amore per la verità, la combattività, la fede nella forza della giustizia e il rispetto dei principi morali.