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Diritti umani

18 agosto 1946, per non dimenticare la strage di Vergarolla

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Sulla probabile natura terroristica della strage ad opera del Dipartimento di protezione del Popolo (OZNA) gli storici e gli studiosi dibattono da anni. Il prof. Egidio Ivetic, uno tra i massimi studiosi dell’Adriatico orientale “Le domande aperte sono ancora molte, nonostante ormai le interpretazioni più accreditate di quanto accaduto è che questa strage fu effettivamente un atto terroristico da parte delle forze jugoslave volto a colpire e a terrorizzare gli abitanti di Pola, per motivare ancora di più gli italiani ad abbandonare la città”.

di A.A.

75 anni fa sull’arenile di Vergarolla deflagravano i residuati bellici della seconda guerra mondiale portando con sé i destini di oltre una sessantina di uomini, donne e bambini. Da quel giorno, da Pola e dalle coste orientali dell’Adriatico era iniziato l’esodo della componente italiana che da secoli le abitava.

Il 18 agosto del 1946 la guerra era terminata da poco più di un anno e a Parigi fremevano i lavori della Conferenza di Pace; la città di Pola, assieme a Trieste, era sotto il controllo degli Alleati, in attesa che la geopolitica internazionale ne definisse i confini: dopo i bombardamenti, l’occupazione tedesca e la lotta partigiana le città rifiorivano all’aperto con le tradizioni e i costumi locali.

La ricostruzione dunque, iniziava anche dalla ritessitura delle relazioni sociali con le feste urbane e locali che aggregavano i nuclei familiari sconvolti dal secondo conflitto mondiale.

La domenica mattina di quel giorno la folla si accalcava sulla spiaggia per assistere alle gare natatorie per la Coppa Scarioni promosse dalla società di canottieri “Pietas Julia”. Accanto a loro, adagiate sull’arenile vi erano residuati bellici all’apparenza inermi; alle 14:15 un boato assordante trasformò le grida di gioia in tragedia. Due giorni dopo, martedì 20 agosto, “L’Arena di Pola” riportava l’elenco dei morti fino ad allora ritrovati e resti umani irriconoscibili, frutto dello scoppio degli ordigni.

Sulla probabile natura terroristica della strage ad opera del Dipartimento di protezione del Popolo (OZNA) gli storici e gli studiosi dibattono da anni. Fosse asseverata la tesi secondo la quale l’esplosione venne intenzionalmente provocata dagli agenti della polizia segreta jugoslava, tale intento si ascriverebbe coerentemente nel contesto più ampio del confine orientale dove, dopo il 1945, la popolazione italiana subì una vera e propria forzatura a lasciare la propria terra.

Come afferma il prof. Egidio Ivetic, uno tra i massimi studiosi dell’Adriatico orientale “Le domande aperte sono ancora molte, nonostante ormai le interpretazioni più accreditate di quanto accaduto è che questa strage fu effettivamente un atto terroristico da parte delle forze jugoslave volto a colpire e a terrorizzare gli abitanti di Pola, per motivare ancora di più gli italiani ad abbandonare la città”.

Quanto successe alla spiaggia di Vergarolla il 18 agosto del 1946 potrebbe configurarsi dunque, come il primo grande tentativo su vasta scala di terrorizzare la popolazione inducendola a partire: il senso di insicurezza e di pericolo percepito avrebbero così convinto la componente italiana ad andarsene dalla città, ancora prima che il Trattato di Parigi le avesse assegnato l’amministrazione.

L’associazionismo dell’esodo giuliano-dalmata e in particolare gli esuli da Pola sparsi sul territorio italiano in questa data commemorano la prima grande strage della Repubblica Italiana. In particolar modo, nel corso dell’ultimo colloquio avuto con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, hanno portato alla massima carica dello Stato la necessità di costituire una commissione transnazionale che faccia finalmente luce sulle responsabilità della vicenda.

Oggi quanto mai, a un anno dall’ingresso della Croazia nell’area Schengen e in una prospettiva europea che la vede sempre più impegnata in un’area di scambi economici transfrontalieri volti a consolidare gli ottimi legami diplomatici con l’Italia, è importante che la questione venga risolta attribuendo le responsabilità per rispetto di chi da settantacinque anni chiede “Verità”.