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Cinema & Teatro

Uno dei mestieri più complessi e i volti nascosti di chi dà voce al cinema

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Forse non lo sappiamo, ma gli attori italiani furono i primi doppiatori della storia.

Con Stefano Miceli parliamo di uno dei mestieri più importanti per il cinema, il doppiaggio, e delle difficoltà particolari che i doppiatori italiani, con grande dignità, stanno affrontando nel momento contingente, con contratti fermi a molti anni fa.

Nel 1927 gli spettatori con enorme stupore poterono ascoltare per la prima volta al mondo le voci degli attori. La Warner Bros aveva prodotto il primo film sonoro “Il cantante di jazz”. Solo poche battute annunciarono la nascita del cinema sonoro.

Mentre in America il successo del sonoro fu quasi immediato in Europa, meno attrezzata e poco disponibile alla proiezione in lingua straniera, arrivò con un po’ di ritardo e l’audio fu sostituito da didascalie su fondo nero, non molto apprezzato dal pubblico poiché grande era allora il numero degli analfabeti.

Per ovviare alla situazione, poiché l’Italia era certamente uno dei maggiori mercati esteri del cinema americano, gli studi della Fox contattarono l’attore italoamericano Augusto Galli per quello che sicuramente fu il primo doppiaggio della storia “Maritati ad Hollywood”.

La tecnica utilizzata diede i risultati sperati e da allora le maggiori case di produzione iniziarono ad assumere attori stranieri per il doppiaggio. La Paramount creò persino uno studio in Francia, dove attori di Paesi europei doppiavano le edizioni americane, fino a quando nel 1932 un regio decreto-legge vietò che i film proiettati in Italia potessero essere doppiati all’estero.

Proprio in quello stesso anno Mario Almirante aprì a Roma il primo stabilimento di doppiaggio ed i primi doppiatori furono attori del calibro di Gino Cervi e Corrado Racca. Contemporaneamente nacquero gli stabilimenti della Fotovox, dell’Italia Acustica e la Fono Roma alla quale vennero affidate le edizioni italiane della Paramount e della Warner Bros.

La Metro-Goldwyn-Meyer creò un proprio stabilimento che affidò proprio ad Augusto Galli.

Roma diventa, quindi, punto focale del doppiaggio italiano. Alle attrezzature, sempre più sofisticate, si aggiungono numerosi ottimi attori che diventano una presenza costante nell’immaginario del grande pubblico. Come dimenticare Anna Magnani, Mario Ferrari, Romolo Costa, attori che si avvicinano a questo nuovo settore insieme a molti altri.

E negli anni successivi, il doppiaggio italiano decolla: ecco i primi professionisti, Paolo Stoppa, Andreina Pagnani, Lauro Gazzolo, Emilio Cigoli, Lydia Simoneschi e Miranda Bonansea, doppiatrice ufficiale di Shirley Temple.

Fervono i dibattiti su questo nuovo, importante, lavoro e le riviste del settore cinematografico applaudono la naturalezza dei vari doppiatori. Dall’estero, in deroga alle leggi tedesche, si richiede un doppiaggio di un film destinato al mercato della Germania, “in riconoscimento della perfezione tecnica raggiunta dalle case italiane del ramo”.

Nel dicembre 1938, a causa della tassazione italiana sul doppiaggio, la maggior parte delle case cinematografiche americane interrompono l’esportazione delle proprie pellicole e la seconda guerra mondiale spazza via anche quelle poche presenze rimaste in Italia.

Nel 1943 l’unica “voce” rimasta era quella dello stabilimento veneziano della Cines-Pittaluga, affidato al veterano Vincenzo Sorelli. Hollywood riprese a doppiare in loco come negli anni Venti, con risultati decisamente penosi.

La ricostruzione nel dopoguerra avviene con la Cooperativa Doppiatori Cinematografici (CDC) e con l’Organizzazione Doppiatori Cinematografici (ODI). Queste due sigle doppiano tutte le cinematografie europee, compresi molti film italiani, poiché si ricorreva al doppiatore anche per attori che non raggiungevano una qualità accettabile di recitazione o dizione. E’ in questo periodo che si perfeziona sempre più l’idea del doppiatore. Si ricerca una maggiore varietà di voci, si perfezionano le traduzioni, si selezionano severamente i direttori di doppiaggio, ma contemporaneamente vengono poste anche le basi per l’anonimato di molti doppiatori, tuttora ingiustamente sconosciuti ai più.

Parliamo di questo splendido lavoro con Stefano Miceli, che di voci se ne intende avendo iniziato la sua carriera come imitatore in Fantastico condotto da Pippo Baudo, essendo stato conduttore ed inviato della RAI, avendo prestato la sua voce anche al teatro ed alla radio.

Lei è stato Tom Hardy in “Black Hawk Down”, Erik Palladino in “U-571”, Christopher Adamson in “Pirati dei Caraibi – La maledizione del forziere fantasma” + “Pirati dei Caraibi – Ai confini del mondo”, Hill Harper in “The Skulls – I teschi”, Jason Kravits in “La donna perfetta”, Frank Millerin “Sin City”, Christopher Adamson in “Pirati dei Carabi-Ai confini del mondo perfetto” + “Pirati dei Carabi-La maledizione del forziere fantasma”e la voce di Larry nella serie di cartoni “Gumball”.

La vera professionalità, in questo lavoro, impone al doppiatore di non emergere se non nell’interpretazione. Conoscere il peso dell’acquisizione della professionalità, lo studio che è dietro una pronuncia, il lavoro attento di far coincidere inizio e fine di ogni parola e sapere che il pubblico magari non conosce il volto di chi sta dietro quella voce o la identifichi con l’attore doppiato come si vive?

Capita a volte che il doppiatore venga scelto anche per la somiglianza fisica all’attore da doppiare, ma questo avviene solo quando parliamo di ruoli minori.

Il cast delle voci viene selezionato dai direttori di doppiaggio, generalmente in accordo con i committenti, soprattutto se parliamo delle cosiddette ‘voci di prima fascia’, ovvero i protagonisti dei film e delle serie.

Il direttore ha il compito davvero gravoso di restituire al prodotto doppiato il ‘sapore’ e l’atmosfera di quello originale. È un passaggio fondamentale, senza il quale si rischia una personalizzazione che snaturerebbe l’intero lavoro.

Quello del doppiatore è un lavoro estremamente specializzato. Sento spesso persone provenienti da tutt’altro ambito professionale dire, da un giorno all’altro: “Vorrei provare a fare doppiaggio”. Amici compresi. Mi da’ da pensare questa forma di superficialità, perché equivale a dire: “Vorrei provare a fare il neurologo” senza aver prima preso la laurea in medicina. Ma se non sei prima medico, non puoi pretendere di fare il neurologo. Quindi io cerco di far comprendere la necessità di studiare e fare teatro, per poi decidere se fare o meno il doppiatore, che è una specializzazione del lavoro dell’attore, come la neurologia lo è della medicina.

Mi chiedeva della lunghezza della battuta… Si, la bravura dell’attore che doppia sta nell’incollarsi (si dice così ed è un termine più che mai calzante) al personaggio originale. A controllare che l’attore rispetti la lunghezza della battuta originale è l’assistente che svolge questo prezioso lavoro, oltre che l’organizzazione dei piani di lavorazione del prodotto, e sta accanto all’attore in sala doppiaggio.

I doppiatori da tempo non hanno più a che fare solo con i film, ma si doppiano documentari, cartoni, serie tv, manga. Lei è la voce di Superman nel videogioco “Justice League Heroes” e in oversound è stato voce per La grande storia” (RAITRE), “Linea Verde” (RAIUNO), “Giorno dopo giorno” (RAITRE), “Porta a Porta” (RAIUNO), “Superquark” (RAIUNO), “Stargate-linea di confine” (La7), “Omnibus” (La7), “Effetto reale” (La7), “Uno mattina” (RAIUNO), “Americana” (La7), “Explora” (RAISAT), “Il processo di Biscardi” (La7), “Sync or swim” (Discovery Channel), “Stella del sud” (RAIUNO), “10 anni in 10 giorni” (Sky), “Diglielo in faccia” (RAIUNO), “Sfera” (La7), “Salvataggi Estremi” (Animal Planet), “Svaligiati” (Fox), “Italia che vai” (RAIUNO), “Missione natura (La7), Easy driver (RAIUNO), Nirvana (La7), Voyager (RAIDUE), Atlantide (La7), Effetto sabato (RAIUNO). La crescita del palcoscenico del doppiaggio sicuramente ha subito delle variazioni. Quali sono state secondo lei le ripercussioni positive e quali le negative?

È vero, il moltiplicarsi delle piattaforme e dell’offerta televisiva, ha moltiplicato anche il lavoro, anche se non sempre l’aumento della quantità è direttamente proporzionale alla qualità del prodotto finale. I documentari sono aumentati esponenzialmente negli ultimi anni e ce ne sono su ogni argomento.

Fino a qualche anno fa, la lavorazione dei documentari veniva effettuata in “oversound”. In sostanza il telespettatore sente partire prima la voce originale e poi, dopo un secondo circa, la voce del doppiaggio italiano, che  finisce poco prima che l’originale chiuda la frase. Il suono originale resta comunque in sottofondo a volume più basso.

Oggi, quasi tutti i documentari vengono doppiati “a sinc”, ovvero rispettando la lunghezza della battuta originale, ma senza badare ai movimenti labiali, come si farebbe in caso di un film o di una serie.

Il doppiaggio dei documentari avviene più velocemente rispetto al resto, in genere al doppiatore vengono mostrati il personaggio, le sue caratteristiche e il contesto in cui si svolge il documentario e poi si procede col lavoro. Il tempo di provare la scena non c’è quasi mai, quindi si cerca di seguire l’originale in cuffia e di andare a sinc.

Il direttore del doppiaggio, perlomeno sino a due anni fa, riusciva a mantenere una visione d’insieme resa possibile dalla compresenza dei doppiatori. Questo suppongo non sia più possibile. Come avviene oggi il lavoro considerando che gli strumenti principali del lavoro per un doppiatore sono microfono e cuffie? Cosa ha cambiato la situazione attuale nel modo di lavorare consueto e quali accorgimenti sono stati imposti?

Succede, in tempi di Covid, che il direttore sia in smart working e segua la lavorazione, collegato dal proprio computer di casa. L’epidemia ha sconvolto anche questo nostro lavoro.

Ormai ognuno di noi porta in sala la propria cuffia e sempre più di rado utilizza quelle date in dotazione dalle sale doppiaggio, per quanto sistematicamente sanificate. Non si può stare in sala più di uno alla volta e, quando un attore o attrice termina di doppiare il proprio personaggio, la sala viene sanificata e bisogna attendere circa dieci minuti prima che l’attore successivo possa accedere al leggìo.

I copioni cartacei spesso, sono stati sostituiti dai tablet, per evitare che più persone tocchino lo stesso copione. Insomma, è tutto cambiato. Inutile dire che anche entrare negli stabilimenti comporti la misurazione obbligatoria della temperatura e l’uso obbligatorio dei dispositivi di prevenzione.

C’è da dire che in questo lungo periodo di ‘sospensione’ che stiamo vivendo, l’accesso alla professione è di fatto negato a tutti coloro che, in tempi normali, cercherebbero di ‘farsi sentire’ dai direttori per sperare di poter entrare nel mondo del doppiaggio. L’accesso negli stabilimenti è ormai regolamentato con una notevole severità.

Le perplessità che viviamo noi doppiatori riguardano il futuro della professione. Il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro è fermo ormai da troppi anni e, ogni qualvolta cerchiamo, attraverso le battaglie sindacali, di tornare al tavolo delle trattative, ci vengono chieste riduzioni inaccettabili dei compensi, neanche stessimo al mercato delle vacche.

Una situazione al limite della sopportazione che però viene affrontata dalla categoria dei professionisti con grande dignità. La dignità di chi è capace di regalare grandi emozioni pur comparendo solo nei titoli di coda.