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Calderoli condannato per le offese razziste nei confronti dell’eurodeputata del PD Kyenge

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Sei anni fa il vicepresidente del Senato ha paragonato l’esponente del PD ad un “orango” per via delle sue origini africane.

di Vito Nicola Lacerenza

Lo scrittore inglese George Orwell nel suo libro La Fattoria degli Animali, si è servito di questi ultimi per rappresentare metaforicamente i fondatori dell’Unione Sovietica. Con una vena meno artistica e decisamente più razzista, il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, della Lega, ha cercato di fare lo stesso con i politici italiani, in particolare con l’europarlamentare del PD Cecile Kyenge, che, essendo di origini congolesi, presenta i tratti somatici tipici  delle popolazioni centroafricane. «Amo gli animali, orsi e lupi com’è noto- ha affermato Calderoli durante un comizio tenuto il 13 luglio 2013- ma quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare, anche se non dico che lo sia, alle sembianze di un orango». Per queste parole, il vicepresidente del Senato è stato condannato ieri ad un anno e sei mesi di carcere per il reato di diffamazione aggravata da odio razziale.

La pena è sospesa ma la sentenza è la conclusione di un processo cominciato cinque anni fa, durante i quali gli avvocati di Calderoli hanno tentato di difendere il proprio assistito servendosi dell’articolo 68 della Costituzione. Secondo quell’articolo, “i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse”. Le affermazioni di Calderoli, però, sono  apparse ai giudici come pure offese e non come il frutto di una riflessione politica, il che ha portato alla condanna del vicepresidente del Senato. Ma prima che quest’ultima giungesse, il politico leghista si era già scusato con Cecile Kyenge, la quale, pur avendo dichiarato di “non avere nulla contro Calderoli”, si è detta “contenta della sentenza”. «La giustizia è giustizia- ha detto l’europarlamentare del PD- ma sono contenta che i giudici, sopratutto in questo momento storico, abbiano voluto intervenire».

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