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Cinema & Teatro

Giorgio Marchesi è a teatro con una straordinaria rivisitazione del classico di Pirandello

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Dall’8 al 18 febbraio, presso il Teatro Ghione di Roma, Giorgio Marchesi è in scena con Il fu Mattia Pascal: classico intramontabile, rivisitato magistralmente e accompagnato da meravigliose musiche eseguite da Raffaele Toninelli

 di Damiana Cicconetti

 Dall’8 al 18 febbraio, presso il Teatro Ghione di Roma, in via delle Fornaci n. 37, Giorgio Marchesi è in scena con Il fu Mattia Pascal: un classico intramontabile e fin troppo attuale, rivisitato magistralmente ed accompagnato da meravigliose musiche, scritte ed eseguite dal vivo da Raffaele Toninelli.

Posso dire che da allora ho fatto il gusto a ridere di tutte le mie sciagure e di ogni mio tormento…”: queste le parole che Luigi Pirandello ha fatto pronunciare al personaggio di Mattia Pascal, per rappresentare le sue vicende ma, invero, vicissitudini.

Parole che Giorgio Marchesi ha desiderato evidenziare dall’inizio della rappresentazione, pervasa da ironia fino alla conclusione.

Una rappresentazione in cui ha utilizzato un linguaggio accessibile a tutti: in primis alle nuove generazioni, perché fin troppo spesso i capolavori intramontabili della letteratura sono ritenuti “pedanti”, anche se, invero, non è affatto così.

Una “pesantezza” che è, in effetti, del tutto erronea e che, perciò, è stata smentita da Giorgio Marchesi, attraverso il suo racconto: sì ironico ma, al tempo stesso, energico e divertente nel ricordare una vicenda oltremodo “strana”.

Una vicenda che, grazie alla eccezionale maestria di Raffaele Toninelli ed alla sua creatività musicale, è rappresentata in un’atmosfera che non è affatto reale. Perché non è ambientata negli anni ’30, come il classico di Luigi Pirandello, bensì trascinata lungo il ‘900, per renderla più attuale e contemporanea rispetto ai temi trattati.

Non a caso, Giorgio Marchesi ha desiderato far primeggiare il rapporto con la propria identità, soprattutto in considerazione dei molti “profili” di cui oramai ognuno di noi fa uso nel quotidiano, mentre comunica sui social.

Marchesi, oltretutto, non ha dimenticato il riferimento ad un’ulteriore tematica: la “rinascita”, seguita al lock-down ed alla pandemia da Covid, che non può non aver sconvolto, modificandola, la vita di ognuno. Nessuno escluso!

…Una rinascita che, in ogni caso, è da intendere come una grandiosa opportunità.

Mi trasformerò con paziente studio sicché, alla fine, io possa dire non solo di aver vissuto due volte, ma di essere stato due uomini diversi…”.

Così, il classico di Pirandello, sapientemente rivisitato da Giorgio Marchesi, ha mantenuto intatto il suo scopo e Mattia Pascal ha, alla fine, avverato il sogno di aver avuto “un’altra possibilità”: un sogno che accomuna ciascuno di noi, ancor oggi e, ad onore del vero, da sempre.

Una “seconda possibilità” in grado di concedere ad ognuno di poter ricominciare da capo, finanche correggendo gli errori commessi in passato.

Il classico di Pirandello, dunque, proprio come l’attuale, meravigliosa, rivisitazione resa da Giorgio Marchesi, fa assumere al personaggio di Mattia pascal le vesti di un’altra persona: quelle di Adriano Meis, un uomo nuovo, con una vita diversa e, anzi, uno sconosciuto.

Quella stessa opportunità che, virtualmente, concedono oggi i social, coi loro “profili”. Anche se, alla fine, non vi è chi non veda quel che è fin troppo evidente: al di là dell’esistenza di diverse identità ma, invero, profili, “quello che rimane di ognuno di noi è la nostra stessa ombra. E quell’ombra di vita nata da una menzogna macabra non potrà non morire con un’altra menzogna ancor più macabra…”.

Questo il motivo per cui, a ben riflettere, si arriva ad un punto in cui non si può non affermare: “Non saprei proprio dirvi chi io sia.  Sono arrivato a portarmi dei fiori al cimitero. Di certo, sono stato Il fu mattia Pascal…”.

Così, dopo tanto peregrinare, si ritorna alle origini e, invero, alla realtà.   

E sono proprio cotanti pensieri ad avere originato l’idea di Giorgio Marchesi: raccontare la storia di Mattia Pascal e di Adriano Meis ricorrendo all’ironia, seppur lasciando intatto lo stile ed il linguaggio originali di Luigi Pirandello.

Del resto, un classico, al di là del trascorrere del tempo, non può non rimanere un “pre-testo” per comunicare con il pubblico… Sempre!

E Giorgio Marchesi è stato in grado di trasmettere i suoi pensieri e le sue riflessioni alla perfezione: per ben ottanta minuti, dall’inizio alla fine, magistralmente!

 Credit photo by Giordana Fauci

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