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Donatella Di Pietrantonio: «Oggi non potrei permettermi l’università». Il disagio di una generazione che chiede ascolto

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La scrittrice abruzzese, vincitrice del Premio Strega 2024, interviene sulle difficoltà dei giovani italiani: caro affitti, disuguaglianze economiche, diritto allo studio e un futuro sempre più incerto. Una riflessione che coinvolge famiglie, istituzioni e società.

di Laura Marà

Una generazione che fatica a costruire il proprio futuro

Studiare, trovare un lavoro, andare a vivere da soli e costruire una famiglia. Obiettivi che per le generazioni precedenti rappresentavano le tappe naturali del passaggio all’età adulta e che oggi, per molti giovani italiani, rischiano di trasformarsi in traguardi difficili da raggiungere.

A riportare l’attenzione su questa realtà è Donatella Di Pietrantonio, scrittrice abruzzese vincitrice del Premio Strega 2024 con L’età fragile, che in una recente intervista rilasciata a Mariagloria Fontana per HuffPost Italia ha affrontato alcuni dei problemi delle nuove generazioni.

«Se io dovessi andare all’università oggi, nelle condizioni della mia famiglia di origine, non potrei farlo», ha dichiarato la scrittrice, confrontando la propria esperienza con quella degli studenti di oggi.

Una considerazione che solleva un interrogativo importante: quanto conta ancora il merito in una società nella quale le possibilità di studiare dipendono anche dalle condizioni economiche della famiglia?

Il diritto allo studio e il peso delle disuguaglianze economiche

Nata ad Arsita, in provincia di Teramo, nel 1962, Donatella Di Pietrantonio è cresciuta lontano dai grandi centri universitari. Si è laureata in Odontoiatria all’Università dell’Aquila, esercitando per anni la professione di dentista pediatrica prima di affermarsi nel panorama letterario italiano.

La sua esperienza personale diventa il punto di partenza per una riflessione sul ruolo dell’istruzione come strumento di emancipazione sociale.

Per molti studenti provenienti da famiglie con redditi modesti, frequentare l’università comporta spese considerevoli. Alle tasse universitarie si aggiungono i costi dei libri, dei trasporti e, soprattutto per i fuori sede, quelli dell’alloggio.

Il sistema universitario italiano prevede borse di studio, esoneri e agevolazioni, ma queste misure non sempre riescono a eliminare gli ostacoli economici.

Il rischio è che alcuni giovani finiscano per scegliere il proprio percorso formativo non soltanto in base alle capacità e alle aspirazioni personali, ma anche alle risorse economiche disponibili.

Il caro affitti e le città universitarie sempre meno accessibili

Uno dei problemi più evidenti riguarda il costo degli affitti nelle città universitarie.

Milano, Roma, Bologna e altri importanti centri accademici continuano ad attirare studenti da tutta Italia, offrendo opportunità formative e professionali. Tuttavia, trovare una stanza a un prezzo sostenibile può diventare particolarmente complicato.

Nell’intervista, Di Pietrantonio richiama le proteste degli studenti fuori sede, costretti in alcuni casi a confrontarsi con richieste di centinaia di euro mensili per una singola stanza.

Chi non può permettersi un alloggio vicino all’ateneo è spesso costretto a cercare sistemazioni più economiche nelle zone periferiche, affrontando lunghi spostamenti quotidiani. Altri rinunciano al trasferimento e scelgono università più vicine a casa, anche quando non corrispondono alle proprie preferenze.

Una situazione che rende sempre più importante il potenziamento delle residenze universitarie pubbliche e delle politiche di sostegno agli studenti.

I dati Istat: quasi 1,2 milioni di giovani in povertà assoluta

Le preoccupazioni espresse dalla scrittrice trovano riscontro anche in alcuni indicatori economici e sociali.

Secondo il rapporto Istat sulla povertà in Italia nel 2025, pubblicato il 15 ottobre 2026, oltre 5,4 milioni di persone vivono in condizioni di povertà assoluta, pari al 9,3% della popolazione.

Tra i giovani di età compresa fra i 18 e i 34 anni, l’incidenza raggiunge il 12,1%, coinvolgendo quasi 1,2 milioni di persone.

Un altro dato significativo emerge dal rapporto Istat sulle condizioni di vita delle famiglie: nel 2025 il 22,6% della popolazione italiana risultava a rischio di povertà o esclusione sociale.

Numeri che non riguardano esclusivamente gli universitari, ma che aiutano a comprendere le difficoltà economiche con le quali una parte delle nuove generazioni deve confrontarsi.

Giovani e adulti: una distanza che non è soltanto generazionale

La riflessione di Di Pietrantonio non si limita alle difficoltà economiche. Un altro tema centrale è quello del rapporto tra giovani e adulti, spesso caratterizzato da incomprensioni e difficoltà di comunicazione.

Le nuove generazioni vengono talvolta descritte come poco motivate o incapaci di affrontare le responsabilità della vita adulta. Giudizi che rischiano però di trascurare le condizioni sociali ed economiche nelle quali molti ragazzi si trovano a vivere.

La precarietà lavorativa, il costo delle abitazioni e l’incertezza economica possono incidere profondamente sulla percezione del futuro.

A questo si aggiunge il tema della solitudine. Molti genitori trascorrono gran parte della giornata al lavoro e faticano a trovare il tempo necessario per seguire da vicino le preoccupazioni dei figli.

La scrittrice richiama quindi la responsabilità degli adulti, sottolineando l’importanza dell’attenzione e dell’ascolto. Un invito che riguarda non soltanto le famiglie, ma anche la scuola e le istituzioni.

Le proteste studentesche e il rapporto con la politica

Nell’intervista a HuffPost Italia, Di Pietrantonio affronta anche il tema delle manifestazioni giovanili e del rapporto tra studenti e istituzioni.

Secondo la scrittrice, il malessere emerso nelle proteste non rappresenta un fenomeno improvviso, ma il risultato di difficoltà accumulate nel tempo.

Tra le questioni sollevate figurano il diritto allo studio, l’accessibilità degli alloggi universitari e la richiesta di una maggiore attenzione politica alle esigenze delle nuove generazioni.

La scrittrice esprime inoltre una posizione critica nei confronti delle risposte prevalentemente orientate alla sicurezza e al controllo, ritenendo necessario affrontare anche le cause sociali del disagio.

Al di là delle differenti sensibilità politiche, resta centrale la necessità di garantire ai giovani occasioni concrete di dialogo con le istituzioni, distinguendo gli episodi di violenza dalle forme pacifiche di partecipazione.

Dall’Abruzzo al Premio Strega: il percorso di Donatella Di Pietrantonio

La sensibilità della scrittrice verso le fragilità individuali e familiari attraversa anche gran parte della sua produzione letteraria.

Dopo l’esordio con Mia madre è un fiume nel 2011, Di Pietrantonio ha raggiunto un pubblico sempre più ampio con L’Arminuta, vincitore del Premio Campiello 2017, e con Borgo Sud, opere nelle quali i legami familiari e le difficoltà delle relazioni occupano un ruolo centrale.

Con L’età fragile, pubblicato nel 2023, ha conquistato il Premio Strega e il Premio Strega Giovani nel 2024, confermandosi tra le voci più apprezzate della narrativa italiana contemporanea.

Il prossimo 17 novembre 2026 è prevista l’uscita del nuovo romanzo, Lasciarsi tardi, pubblicato da Einaudi, che affronta il tema delle scelte personali e professionali e degli incontri che contribuiscono a definire il percorso di una persona.

Ascoltare i giovani significa investire nel futuro del Paese

Le parole di Donatella Di Pietrantonio invitano a riflettere su una questione che riguarda l’intera società: quali opportunità stiamo realmente offrendo alle nuove generazioni?

Non tutti i giovani vivono le stesse difficoltà e sarebbe sbagliato descriverli come una generazione uniformemente sfiduciata. Molti studiano, lavorano e costruiscono il proprio percorso con determinazione. Tuttavia, le condizioni economiche di partenza continuano a influenzare le possibilità individuali.

Chi dispone di maggiori risorse può affrontare più facilmente un trasferimento universitario, un periodo di formazione o i primi anni di autonomia. Per altri, gli stessi passaggi richiedono sacrifici considerevoli.

Il diritto allo studio, l’accesso a un lavoro dignitoso e la possibilità di costruire una vita indipendente non dovrebbero trasformarsi in privilegi riservati a chi può permetterseli.

Il disagio giovanile non può essere spiegato attraverso un’unica causa, né affrontato esclusivamente con interventi emergenziali. Servono politiche adeguate, investimenti nell’istruzione e una maggiore attenzione alle esigenze dei ragazzi.

Perché una società che desidera avere un futuro deve prima di tutto mettere i propri giovani nelle condizioni di costruirlo.

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