Ambiente & Turismo
Ex Ilva, i forni si spengono
Le aree a caldo devono cessare la loro attività: inquinano troppo. A mettere la parola fine sono state le Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione.
Di Francesca Fontana
Il tasto spegni si illumina. I forni dell’ex Ilva si spengono. Le aree a caldo devono cessare la loro attività: inquinano troppo. A mettere la parola fine sono state le Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha respinto tutti i ricorsi presentati da Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria mosse contro il provvedimento della Corte d’Appello civile di Milano. Confermato l’ordine di chiusura per la parte più imponente e strategica dell’impianto, quella che comprende cokerie, altiforni e acciaierie.
I giudici di legittimità hanno riconosciuto che le preoccupazioni dei cittadini per la salute erano fondate e il livello di inquinamento legato all’attività industriale era troppo alto. Al centro della decisione ci sono due elementi cruciali: la presenza di un’enorme quantità di amianto, oltre duemila tonnellate ancora diffuse nella struttura, e le continue emissioni di polveri sottili come PM 25 e PM 10.
Per la Cassazione, la Corte milanese ha espresso un giudizio su un pericolo attuale e concreto, basandosi su prove solide e su analisi approfondite. Anche se la difesa aziendale ha provato a far valere l’Aia del 2025, i motivi del ricorso sono stati ritenuti del tutto inammissibili.
Durante l’udienza del 20 ottobre, la procura generale aveva evidenziato che le normative europee impongono di valutare l’impatto reale sulla popolazione prima fare continuare la produzione, senza accontentarsi di controlli formali.
La tutela della salute deve prevalere sulla produzione, e la Cassazione ha ribadito questo principio con 70 pagine di motivazioni.
Adesso la partita si sposta tutta sul fronte dei lavoratori. L’area a caldo impiega la maggior parte della forza lavoro. Con la chiusura degli impianti, che erano stati messi in modalità di preriscaldo proprio in attesa del pronunciamento dei giudici, la crisi colpisce duro oltre 10 mila lavoratori tra dipendenti e indotto. Di questi, ben 8622 ventidue su un totale di 9666 dipendenti sono già stati inseriti nelle procedure di cassa integrazione straordinaria, il 90% dei dipendenti dell’azienda.
I sindacati chiedono un intervento immediato del governo. La richiesta principale è quella di finanziare misure straordinarie a sostegno dei lavoratori e delle famiglie, accelerando l’approvazione di una legge speciale per Taranto. Chiusa per sempre la fase delle battaglie legali sugli impianti inquinanti, Taranto si trova oggi davanti alla sfida più difficile: proteggere il lavoro dopo aver finalmente ottenuto tutela per la salute della sua comunità.
