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La Voce dell’Innovazione, Ginetto Donati, presidente de La Giovane: «La tecnologia avanza, ma il valore del lavoro deve restare al centro»
L’innovazione non riguarda soltanto le tecnologie, ma anche le persone chiamate a utilizzarle. Nella terza puntata del podcast “La Voce dell’Innovazione”, il presidente della cooperativa La Giovane, Ginetto Donati, racconta come l’automazione abbia trasformato l’organizzazione aziendale, aprendo nuove prospettive per la formazione, le competenze e la valorizzazione del lavoro.
di Laura Marà
La logistica cambia, ma il fattore umano resta centrale
Un investimento da circa 8 milioni di euro, due magazzini automatizzati e un’organizzazione del lavoro ripensata per rispondere alle nuove esigenze del mercato. È il percorso intrapreso dalla cooperativa La Giovane, raccontato dal suo presidente Ginetto Donati nella terza puntata del podcast “La Voce dell’Innovazione”, ideato da Stefania Ganci, CEO di Skill Generation, e condotto dalla giornalista Laura Marà.
Al centro della conversazione, il rapporto tra innovazione tecnologica e lavoro umano, un tema sempre più rilevante per le imprese che si confrontano con la crescente diffusione dell’automazione, l’evoluzione delle competenze professionali e la necessità di mantenere elevati livelli di competitività.
L’esperienza de La Giovane offre uno spunto di riflessione particolarmente interessante: l’introduzione di sistemi automatizzati non ha comportato, secondo quanto riferito dal presidente, la sostituzione dei lavoratori con le macchine, ma una diversa distribuzione delle mansioni e lo sviluppo di nuove competenze all’interno della cooperativa.
Un cambiamento che coinvolge, dunque, non soltanto le tecnologie impiegate, ma anche le persone, le responsabilità e le modalità con cui viene organizzata l’attività quotidiana.
Otto milioni di euro per innovare i processi logistici

Nel corso dell’intervista, Donati illustra le caratteristiche dei due magazzini automatici realizzati attraverso un investimento complessivo di circa 8 milioni di euro.
Il primo impianto utilizza piccoli robot mobili che si spostano all’interno della struttura mediante sistemi di navigazione basati su parametri laser, trasportando contenitori destinati prevalentemente ad accessori moda e prodotti di piccole dimensioni.
Le operazioni vengono coordinate da un software che gestisce la disposizione delle merci, la disponibilità dei prodotti e il loro prelievo in funzione degli ordini ricevuti.
Il secondo magazzino si basa invece su un sistema di trasloelevatori automatici, utilizzati per movimentare cassette contenenti accessori e articoli di abbigliamento.
Le nuove tecnologie sono impiegate anche nelle attività di PBS Logistics, società specializzata nella logistica per l’e-commerce, sviluppata in collaborazione con un partner tedesco.
L’obiettivo dell’investimento è rendere più efficienti le operazioni di stoccaggio e preparazione degli ordini, riducendo le attività manuali ripetitive e migliorando l’organizzazione dei flussi di magazzino.
Alla base della scelta, tuttavia, non vi è soltanto la volontà di aggiornare le infrastrutture. Donati richiama anche una difficoltà che interessa il settore da diversi anni: la crescente complessità nel reperire personale disponibile per le attività operative.
L’automazione rappresenta quindi una risposta a esigenze concrete, maturata all’interno di una strategia più ampia di sviluppo e adattamento alle trasformazioni del mercato.
Automazione e occupazione: come cambiano le mansioni

Uno degli aspetti più significativi emersi durante la puntata riguarda le conseguenze dell’innovazione sull’occupazione.
L’introduzione di tecnologie capaci di svolgere operazioni precedentemente affidate ai lavoratori alimenta spesso interrogativi sulla possibile riduzione dei posti di lavoro.
I collaboratori che svolgevano le attività successivamente automatizzate sono stati ricollocati in altre mansioni, senza che l’investimento comportasse licenziamenti legati alla sostituzione del personale con i nuovi macchinari.
«Nella nostra attività, comunque, la prevalenza dell’operatività della persona ci sarà sempre», sottolinea il presidente.
Il passaggio ai nuovi sistemi non è stato del tutto immediato. Le principali difficoltà iniziali hanno riguardato l’utilizzo del software gestionale, che ha richiesto un periodo di adattamento.
Secondo Donati, tuttavia, queste difficoltà sono state superate in tempi brevi e i lavoratori hanno progressivamente riconosciuto i vantaggi dell’automazione, soprattutto in termini di organizzazione delle attività e riduzione dello sforzo fisico.
Un risultato che assume un significato particolare all’interno di una realtà cooperativa, nella quale il coinvolgimento dei soci rappresenta un elemento fondamentale del modello organizzativo.
«Tutto quello che i soci fanno, lo fanno per loro stessi, perché alla fine, se il beneficio c’è, c’è per tutti», osserva.
La formazione accompagna la trasformazione del lavoro

L’automazione ha comportato anche una revisione delle competenze richieste ai collaboratori.
Se in precedenza alcune figure erano impiegate esclusivamente in determinate operazioni, l’introduzione dei nuovi impianti ha consentito una maggiore flessibilità nella distribuzione delle mansioni.
I cambiamenti hanno interessato in modo particolare i responsabili, chiamati a riorganizzare le attività tenendo conto dei tempi tecnici delle macchine e delle nuove modalità di gestione dei flussi in entrata e in uscita.
La cooperativa ha inoltre investito nella formazione di personale interno, individuando alcuni collaboratori ai quali affidare competenze legate alla gestione informatica dei magazzini automatizzati.
L’obiettivo è poter intervenire con maggiore tempestività in caso di anomalie, necessità di manutenzione o modifiche operative, riducendo la dipendenza dall’assistenza del fornitore.
Questo percorso ha permesso ad alcune figure di ampliare le proprie conoscenze e assumere nuove responsabilità, avvicinandosi ad ambiti tecnologici precedentemente estranei alle loro mansioni.
Guardare oltre il presente: l’approccio di Ginetto Donati all’innovazione

Ginetto Donati
Tra i passaggi più personali dell’intervista emerge il racconto dell’approccio con cui Donati affronta la gestione e lo sviluppo della cooperativa.
«Io sono un vulcano», afferma il presidente, spiegando come questa espressione venga utilizzata anche dai suoi collaboratori per descrivere la sua continua ricerca di nuove idee.
«Prima ancora di portare a termine un progetto, sto già pensando a un altro», aggiunge.
Una propensione al cambiamento che, nel caso dei magazzini automatizzati, si è tradotta in un percorso di valutazione delle tecnologie disponibili e delle loro possibili applicazioni.
Dopo aver individuato un fornitore, ha deciso di visitare alcune installazioni già operative in Francia e Germania, coinvolgendo direttamente i collaboratori che avrebbero successivamente gestito i nuovi impianti.
Tra loro anche la responsabile del magazzino, chiamata a valutare concretamente le opportunità offerte dall’automazione.
L’esperienza ha consentito di comprendere come le nuove tecnologie potessero semplificare diverse attività e migliorare le condizioni operative, favorendo una decisione condivisa.
Innovare infatti, non significa semplicemente individuare una soluzione tecnologica e introdurla nell’organizzazione. È necessario coinvolgere chi dovrà utilizzarla, comprenderne le esigenze e costruire un percorso comune.
Un’impostazione che riflette la sua concezione della gestione aziendale, nella quale iniziativa imprenditoriale e partecipazione dei collaboratori devono procedere insieme.
«Da soli non si fa niente»: il dialogo come principio di leadership

Il tema della condivisione torna anche quando la conversazione affronta il ruolo della leadership nei processi di cambiamento.
Alla domanda su quali caratteristiche debba possedere chi guida una cooperativa in continua evoluzione, Donati attribuisce particolare importanza al confronto quotidiano con soci, responsabili e collaboratori.
«Da soli non si fa niente», osserva, sintetizzando un principio che considera essenziale per la gestione dell’organizzazione.
«Si può avere un’idea, si possono avere tante idee, però bisogna che poi queste siano tutte condivise, perché altrimenti non si va da nessuna parte».
Secondo il presidente, il dialogo permette di affrontare le difficoltà operative, individuare soluzioni e rafforzare il coinvolgimento delle persone negli obiettivi aziendali.
Una visione nella quale il lavoratore non deve essere considerato semplicemente una risorsa numerica, ma un soggetto attivo, il cui contributo è determinante per il funzionamento della cooperativa.
Questo approccio si riflette anche nel rapporto con i clienti, considerato componente essenziale della strategia di sviluppo.
La Giovane dispone oggi, secondo quanto dichiarato durante l’intervista, di circa 50.000 metri quadrati di magazzini di proprietà, ai quali si aggiungono ulteriori 70.000 metri quadrati in locazione.
Una struttura sviluppata nel tempo anche attraverso il confronto con le aziende clienti e la ricerca di soluzioni capaci di rispondere alle loro esigenze logistiche.
Dall’efficienza alla sicurezza: i benefici dell’innovazione

L’investimento nei nuovi magazzini ha prodotto risultati positivi sotto diversi aspetti.
Interrogato sui benefici più concreti dell’automazione, il presidente individua tre elementi: maggiore efficienza, miglioramento della sicurezza e migliore qualità del lavoro.
La riduzione di alcune attività manuali, insieme alla possibilità di organizzare diversamente i flussi di magazzino, ha contribuito a rendere più agevole lo svolgimento delle operazioni quotidiane.
L’attenzione della cooperativa resta tuttavia rivolta anche alle tecnologie che potrebbero trovare applicazione nei prossimi anni.
Donati racconta di aver osservato alcuni prototipi di robot umanoidi durante una fiera di settore a Stoccarda, segnale della rapidità con cui si stanno sviluppando nuove soluzioni per l’industria e la logistica.
In uno scenario economico internazionale caratterizzato da tensioni e incertezze, ritiene inoltre fondamentale mantenere un rapporto costante con i clienti, comprenderne le necessità e continuare a migliorare i servizi offerti.
L’innovazione, in questa prospettiva, non rappresenta un obiettivo isolato, ma uno strumento attraverso il quale garantire competitività e continuità allo sviluppo aziendale.
«Il valore del lavoro ritorni al centro»: le prospettive per il futuro
Nella parte conclusiva dell’intervista, si torna a riflettere sul rapporto tra progresso tecnologico e ruolo delle persone.
Alla domanda sulle prospettive future della cooperativa, il presidente esprime innanzitutto un auspicio.
«Mi piacerebbe che si tornasse un po’ più al valore del lavoro».
Una considerazione che riporta l’attenzione su uno degli aspetti centrali della conversazione: la necessità di accompagnare l’evoluzione tecnologica con una riflessione sulle condizioni e sul significato del lavoro.
La cooperativa, spiega, continuerà a investire nell’aggiornamento dei propri processi, nella capacità di rispondere alle esigenze dei clienti e nello sviluppo dell’organizzazione.
La scelta di puntare sull’automazione rappresenta ormai un orientamento consolidato, che richiederà ulteriori adattamenti e una costante attenzione alle trasformazioni del settore.
Accanto agli investimenti tecnologici, tuttavia, è indispensabile continuare a valorizzare la crescita professionale, la formazione e la consapevolezza del contributo offerto dai lavoratori.
La Voce dell’Innovazione: tecnologia e persone nel futuro delle imprese

La testimonianza di Ginetto Donati offre uno sguardo concreto sulle trasformazioni che stanno interessando il settore della logistica e, più in generale, il mondo delle imprese.
L’esperienza della cooperativa La Giovane mostra come l’introduzione di nuove tecnologie richieda non soltanto investimenti economici, ma anche una revisione dell’organizzazione, delle competenze e delle modalità di gestione del personale.
Dall’automazione dei magazzini alla formazione dei collaboratori, fino al ruolo del dialogo nelle decisioni aziendali, emerge l’importanza di affrontare il cambiamento attraverso una visione che tenga conto sia delle esigenze produttive sia del contributo delle persone.
È proprio questo il filo conduttore di La Voce dell’Innovazione, il podcast ideato da Stefania Ganci e condotto da Laura Marà, che attraverso il confronto con imprenditori e professionisti approfondisce le trasformazioni del lavoro e le opportunità offerte dall’innovazione.
Una prospettiva nella quale il progresso tecnologico e la valorizzazione del lavoro non rappresentano obiettivi contrapposti, ma due aspetti di un medesimo percorso di crescita.
