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Migrazioni e cambiamenti sociali, al Festival della Diplomazia il messaggio di Santa Francesca Cabrini nel libro di Gianni Lattanzio

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Al Centro Studi Americani di Roma la presentazione del volume dedicato alla religiosa italiana, protagonista dell’assistenza agli emigrati tra Ottocento e Novecento. Un confronto tra diplomazia, storia, educazione e dignità umana, a ottant’anni dalla sua canonizzazione.

di Laura Marà

Le migrazioni non rappresentano soltanto lo spostamento di persone da un Paese all’altro, ma un fenomeno che attraversa la storia, modifica gli equilibri sociali e pone interrogativi sul futuro delle nostre comunità. È da questa riflessione che ha preso avvio l’incontro «Migrazioni e cambiamenti sociali: quale futuro per un mondo dal volto umano», svoltosi il 28 ottobre presso il Centro Studi Americani di Roma, nella Sala Pomarancio di via Caetani, nell’ambito del Festival della Diplomazia.

Al centro dell’appuntamento, la presentazione del libro «Francesca Cabrini: una Santa alla prova dei tempi. Un percorso tra storia, migrazioni, educazione e umanesimo cristiano», scritto da Gianni Lattanzio, direttore editoriale di Meridiano Italia, segretario generale dell’Istituto Cooperazione Paesi Esteri (ICPE) e segretario generale del movimento politico Unione per l’Italia (UN.IT), con una lunga esperienza nell’ambito della politica estera, della cooperazione internazionale e delle politiche migratorie. Il volume è pubblicato dalla casa editrice La Bussola.

Il volume, arricchito dalla prefazione di Francesco Pesce e dall’introduzione di Dominic Candeloro, propone una rilettura della vita e dell’opera di Santa Francesca Saverio Cabrini, religiosa italiana che tra Ottocento e Novecento dedicò la propria missione agli emigrati, offrendo oggi uno spunto di riflessione su accoglienza, istruzione, integrazione e rispetto della dignità umana.

A moderare il confronto è stata Sabrina Carreras, giornalista Rai, che ha introdotto il dibattito richiamando la necessità di affrontare le migrazioni come un fenomeno strutturale, capace di modificare profondamente le relazioni sociali e gli equilibri delle comunità.

Accanto all’autore Gianni Lattanzio, hanno preso parte all’incontro monsignor Paolo Braida, capo ufficio nella Segreteria di Stato della Santa Sede, e gli ambasciatori Pasquale Ferrara, studioso delle relazioni internazionali e del rapporto tra politica e religioni, e Daniele Verga, fondatore e vicepresidente dell’Associazione Nazionale Diplomatici, con una lunga esperienza nelle questioni internazionali e migratorie.

A rappresentare il mondo accademico, Donatella Strangio, docente di Storia economica e direttrice del Dipartimento MEMOTEF della Sapienza Università di Roma, mentre per il settore dell’informazione ha partecipato Alberto Bobbio, giornalista, già collaboratore di Famiglia Cristiana ed editorialista de L’Eco di Bergamo.

I lavori sono stati preceduti dal saluto istituzionale dell’onorevole Fabio Porta, deputato eletto nella circoscrizione Estero e autore della postfazione del volume.

La presenza di personalità provenienti da ambiti differenti ha consentito di affrontare il tema delle migrazioni e dei cambiamenti sociali attraverso diverse prospettive, dalla diplomazia alla storia economica, dalla dimensione religiosa al ruolo dell’informazione, mantenendo al centro il rapporto tra dignità umana, integrazione e responsabilità delle istituzioni.

Dall’emigrazione italiana alle sfide del presente

Ad aprire la riflessione è stata Sabrina Carreras, che ha invitato a considerare le migrazioni non come un fenomeno esclusivamente economico o emergenziale, ma come una trasformazione strutturale delle società.

Lo spostamento delle persone, ha osservato, modifica le relazioni, le comunità e il modo stesso di vivere insieme. Una questione particolarmente attuale in un mondo caratterizzato da una crescente interconnessione tecnologica, alla quale non sempre corrisponde una maggiore coesione sociale.

La moderatrice ha quindi introdotto il concetto di «umanesimo della ricucitura», richiamato anche nell’introduzione del libro: la necessità di ricostruire quei legami sociali che rischiano di indebolirsi di fronte alle disuguaglianze e alle trasformazioni contemporanee.

È proprio in questa prospettiva che si inserisce la storia di Santa Francesca Saverio Cabrini, nata nel 1850 a Sant’Angelo Lodigiano, in un’Italia ancora preunitaria.

Quando raggiunse gli Stati Uniti, alla fine dell’Ottocento, erano gli italiani a lasciare il proprio Paese in cerca di lavoro e condizioni di vita migliori. Molti di loro incontravano diffidenza, sfruttamento e difficoltà nell’inserimento sociale.

Madre Cabrini comprese che offrire assistenza non era sufficiente. Occorreva creare le condizioni affinché quelle persone potessero trovare un proprio posto nella società, attraverso l’istruzione, le cure e opportunità concrete di integrazione.

Da questa convinzione nacquero scuole, ospedali, orfanotrofi e strutture di accoglienza, frutto di un impegno che riuscì a trasformare la solidarietà in un’organizzazione capace di durare nel tempo.

Gianni Lattanzio: il coraggio di mettere la persona al centro

Intervenendo sulle ragioni che lo hanno spinto a scrivere il libro, Gianni Lattanzio ha individuato nel coraggio uno dei tratti fondamentali della personalità di Madre Cabrini.

«Santa Francesca Cabrini era una donna del suo tempo, ma una donna di grande coraggio», ha spiegato l’autore, sottolineando come la sua determinazione fosse alimentata da una profonda fede religiosa, tradotta però in scelte e iniziative concrete.

Per Lattanzio, la figura della santa conserva un valore che va oltre la dimensione confessionale. La sua capacità di comprendere i cambiamenti del proprio tempo, senza perdere di vista i bisogni delle persone, costituisce infatti un riferimento anche per la società contemporanea.

«È una figura che è riuscita a interpretare il suo tempo, il tempo del cambiamento, come quello che stiamo vivendo oggi, mettendo al centro la persona».

L’autore ha quindi richiamato l’attenzione sul linguaggio con cui vengono affrontate le questioni migratorie, spesso concentrate su statistiche, costi e accordi internazionali.

«Noi vediamo negli accordi internazionali, nella diplomazia, numeri, flussi, costi. Madre Cabrini ha messo al centro il volto della persona».

Una considerazione che introduce uno degli aspetti principali del volume: la necessità di valutare le decisioni politiche, economiche e istituzionali anche in relazione alle loro conseguenze concrete sulla vita degli individui.

Lattanzio ha inoltre spiegato di aver individuato un parallelismo tra i grandi cambiamenti che caratterizzarono il passaggio dall’Ottocento al Novecento e quelli che stiamo attraversando oggi.

Da questa analogia, unita alla sua esperienza nell’ambito delle politiche migratorie e della cooperazione internazionale, è nata l’esigenza di proporre una riflessione sulla figura di Madre Cabrini, individuando nella dignità della persona il principio fondamentale da cui partire.

Nel corso dell’intervento, l’autore ha anche annunciato che la professoressa Donatella Strangio sarebbe diventata, dal 1° novembre, la prima donna alla guida della Facoltà di Economia della Sapienza, una notizia accolta con un applauso dai presenti.

Fabio Porta: la memoria degli emigrati italiani come responsabilità collettiva

Nel suo saluto istituzionale, l’onorevole Fabio Porta, ha posto l’accento sulla necessità di superare una lettura delle migrazioni limitata alle situazioni di emergenza.

«La mobilità delle persone non è qualcosa di emergenziale, non è una parentesi, è qualcosa che attraversa la storia di tutte le nostre società».

Secondo Porta, affrontare seriamente il fenomeno migratorio significa comprenderne le conseguenze sulle famiglie, sul lavoro, sulle città e sulle appartenenze culturali.

Per l’Italia, questa riflessione assume un significato particolare perché richiama la storia dell’emigrazione nazionale. Milioni di italiani hanno vissuto l’esperienza della partenza, della ricerca di un’occupazione all’estero e dell’inserimento in società spesso molto diverse da quelle di origine.

Una memoria che, secondo il deputato, dovrebbe essere maggiormente valorizzata anche nelle scuole, non per proporre soluzioni automatiche alle difficoltà attuali, ma per offrire alle nuove generazioni una maggiore consapevolezza storica.

Porta ha ricordato come integrazione e inclusione richiedano molto più della semplice possibilità di entrare in un Paese. Sono necessari strumenti per apprendere la lingua, accedere all’istruzione e alle cure, lavorare dignitosamente e crescere i propri figli senza essere relegati ai margini della società.

Particolarmente rilevante il passaggio dedicato al rapporto tra accoglienza e organizzazione.

Per il deputato, la solidarietà deve tradursi in servizi affidabili, regole chiare e sostegno agli enti locali. L’integrazione non può restare una dichiarazione di principio, ma deve diventare il risultato di un lavoro quotidiano che coinvolga istituzioni, scuole, imprese, associazioni e famiglie.

Il ruolo della diplomazia e della cooperazione internazionale

Un ulteriore aspetto affrontato riguarda la dimensione internazionale delle migrazioni.

I movimenti delle persone coinvolgono infatti Paesi di origine, transito e destinazione, rendendo indispensabile una collaborazione che superi i confini nazionali.

Il deputato Porta ha richiamato la necessità di rafforzare il dialogo internazionale, contrastare la tratta e lo sfruttamento, favorire percorsi migratori regolari e tutelare chi necessita di protezione.

In questo contesto, la diplomazia assume una responsabilità che non si esaurisce negli accordi tra governi, ma riguarda anche gli effetti delle decisioni sulla vita delle persone.

Porta ha concluso il proprio intervento con una riflessione sul significato di una società capace di mantenere al centro il valore umano:

«Una società dal volto umano non è una società senza difficoltà o senza regole, ma è una società che anche nelle difficoltà e attraverso le proprie regole non rinuncia mai a vedere il volto dell’altro».

Monsignor Braida: dalla vocazione religiosa alle opere per gli emigrati

A ripercorrere la dimensione spirituale e personale di Santa Francesca Cabrini è stato monsignor Paolo Braida, che ha ricordato il legame con la terra lodigiana, luogo di origine della religiosa e dello stesso monsignore.

Braida ha descritto Madre Cabrini come una giovane proveniente da una famiglia di condizioni relativamente modeste, cresciuta nella campagna lombarda e destinata a compiere un percorso che l’avrebbe portata ben oltre i confini del proprio territorio.

Tra gli episodi ricordati, anche quello della caduta in un corso d’acqua durante l’infanzia, da cui sarebbe derivata, secondo la tradizione biografica, una forte paura dell’acqua. Un particolare significativo se si considera che la religiosa avrebbe successivamente attraversato più volte l’oceano per svolgere la propria missione.

Monsignor Braida ha quindi approfondito il rapporto tra la vocazione religiosa di Cabrini e la sua capacità di intraprendere iniziative concrete.

Inizialmente desiderosa di dedicarsi alle missioni in Oriente, la religiosa si orientò verso gli Stati Uniti dopo l’incontro con Papa Leone XIII, che la invitò a rivolgere la propria attenzione agli emigrati italiani diretti a New York.

Un cambiamento di destinazione che non modificò la sostanza della sua vocazione missionaria, ma le offrì un nuovo ambito nel quale realizzarla.

Fondatrice delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, Cabrini si confrontò con numerose difficoltà, comprese quelle incontrate nei rapporti con le autorità ecclesiastiche locali.

Braida ha ricordato, in particolare, le tensioni iniziali con il vescovo di New York, legate anche agli equilibri tra le diverse comunità di immigrati già presenti sul territorio.

Nonostante gli ostacoli e la scarsità di risorse economiche, Madre Cabrini dimostrò notevoli capacità organizzative. Elaborò progetti, cercò finanziamenti e riuscì a coinvolgere benefattori inizialmente diffidenti, dando vita a istituzioni destinate a sostenere concretamente gli emigrati.

Emerge così il profilo di una donna non soltanto animata dalla fede, ma anche dotata di intraprendenza e determinazione.

Aspetti che contribuiscono a spiegare perché la sua opera sia riuscita a lasciare un’eredità duratura.

Un libro che va oltre la biografia religiosa

Il volume di Gianni Lattanzio non si limita a ripercorrere le tappe della vita di Madre Cabrini, ma ne esamina l’operato nel contesto delle grandi trasformazioni sociali che interessarono l’Italia e gli Stati Uniti tra XIX e XX secolo.

L’attenzione è rivolta soprattutto al rapporto tra migrazioni, educazione, assistenza e responsabilità istituzionale, mostrando come l’impegno della religiosa abbia contribuito a creare opportunità concrete per persone che vivevano in condizioni di marginalità.

La pubblicazione si inserisce inoltre nelle celebrazioni per gli ottant’anni dalla canonizzazione di Francesca Saverio Cabrini, avvenuta il 7 luglio 1946 per volontà di Papa Pio XII.

Il significato della sua esperienza rimane attuale soprattutto per un motivo: l’idea che la solidarietà, per produrre cambiamenti duraturi, debba accompagnarsi alla capacità di organizzare servizi, costruire istituzioni e offrire strumenti di autonomia.

È questo il collegamento tra la storia della santa e le sfide contemporanee evidenziato durante la presentazione romana.

L’incontro ha così offerto l’occasione per riflettere non soltanto sul passato dell’emigrazione italiana, ma anche sulle responsabilità delle società attuali nei confronti di chi lascia il proprio Paese.

Un confronto che, partendo dalla figura della Santa, riporta l’attenzione sulla necessità di affrontare le migrazioni senza perdere di vista le persone, le loro storie e le condizioni necessarie per una reale partecipazione alla vita sociale.

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