Salute
Sanità e salute, e le modifiche del titolo V della Costituzione quanto mai necessarie
Senza una autocritica delle forze politiche e in particolare della sinistra che è stata al potere per i diversi Governi che si sono succeduti, difficilmente si potrà rilanciare la sanità pubblica.
Di Prof. Dott. Francesco Cammareri – oncologo
La sanità così come è non corrisponde alle esigenze e alle richieste di cure mediche del cittadino. Il centro destra oggi al Governo eredita una situazione pesantissima che mette a rischio il sogno di uguaglianza, universalità e solidarietà sancito dall’articolo 32 della Costituzione.
La riforma 833 del 1978 voluta dal Governo Andreotti su proposta del ministro della Salute Anselmi, ha generato all’uopo una netta crescita del servizio sanitario nazionale, tanto è vero che negli anni ‘80 il SSN è stato riconosciuto come uno dei migliori al mondo.
La legge 833/78 attribuisce al SSN il compito di accudire al mantenimento e al recupero della salute psicofisica di tutta la popolazione senza distinzione di condizioni sociali e pone il SSN sotto l’egida dello Stato.
Ma già alla fine degli anni ‘80 inizi anni ‘90 si è verificato una importante modifica di alcuni principi della 833/78; con la legge 421/92 il Parlamento ha delegato il Governo nazionale al riordino del SSN indicando l’osservanza di alcuni caratteri direttivi, tra i quali si evidenziano competenza alle Regioni della programmazione in materia di sanità pubblica e l’attribuzione della personalità giuridica alle Aziende Sanitarie locali, e alla previsione di affidarle a un organo monocratico, il direttore generale, e ad un organo di revisione.
Successivamente il governo Amato d.lgs 502/94, ministro della Sanità De Lorenzo, ha dato seguito alla delega del parlamento pe l’aziendalizzazione del SSN. A seguire il Governo D’Alema, su proposta del ministro della Sanità Rosy Bindi, ha comunicato il disegno di Legge 229/99 e tra i vari articoli demandati scritto all’articolo 8 Quater che così recita:
“ l’accreditamento istituzionale delle strutture preposte è rilasciato dalle Regioni alle strutture pubbliche o private che ne facciano richiesta.”
La forte liberalizzazione del SSN ha comportato un’acclarata frammentazione nei servizi sanitari, in sintesi 20 servizi sanitari diversi nelle 20 regioni italiane.
Nel decennio 2000/2009 la spesa sanitaria nazionale ha subito una trasformazione strutturale profonda legata soprattutto alla regionalizzazione della sanità (riforma del titolo V della Costituzione)
Per inciso, mentre nel 1990 la spesa complessiva pubblica e privata, si attestava intorno al 7,4% del Pil, negli anni 2000 il totale è salito oltre l’8,5% del Pil (da 66 miliardi nel 2000 a 97 miliardi di euro nel 2009).
Come ex medico ospedaliero che ha vissuto in prima persona lo sgretolamento del SSN un doveroso pensiero va rivolto soprattutto ai pazienti che in seguito alla fuga dei medici e degli infermieri del SSN, affronteranno sempre di più disservizi e carenza nell’offerta, nella diagnosi e nella cura di molte malattie.
Ma dobbiamo chiederci chi sono i responsabili di questo degrado? A mio giudizio in primis la politica che di fronte alla continua evoluzione della medicina, sempre più tecnologica, chiede di mantenere livelli accettabili di assistenza sanitaria, senza incrementare cospicuamente le spese per il SSN.

L’Italia purtroppo occupa l’ultimo posto nel G7, e negli ultimi 10 anni si è verificata una voragine in minus di 36 miliardi di euro, e la spesa sanitaria scende al 6,2% del pil contro il 7,1% della media Oxe ed europea (rapporto Gimme 2025).
Senza dimenticare il sistema clientelare vigente che riguarda assunzioni e nomine dall’alto (dirigenti apicali nel ruolo amministrativo e medico, primari ecc.). Senza misconoscere gli organi di stampa del settore che parlano spesso di mala sanità, e non per ultimi gli avvocati che inducono a fare causa ai medici, e un sistema giudiziario inaffidabile che cerca di aiutare a curare il malato, secondo scienza e coscienza, non tenendo conto che la medicina non è una scienza esatta come la matematica, perché ognuno di noi è unico e irripetibile, quindi c’è l’aspetto individuale di cui bisogna tenere conto.
Quest’aspetto rilevante spesso viene misconosciuto ed al medico quasi sempre viene commutato il reato di colpa grave. Per questa grave involuzione della medicina e della professione medica, e dell’assistenza sanitaria, ha sicuramente contribuito il sistema sanitario regionale a tutt’oggi vigente, e l’aver posto al vertice dell’azienda un organismo monocratico, il dg con pieni poteri di rappresentanza e di governo dell’azienda sanitaria.
In conclusione a circa 47 anni dall’istituzione del legge 833 a tutt’oggi, il sistema di controllo e di qualità è rimasto ancorato a rigidi e formali protocolli che sono aderenti alle esigenze di ordine burocratico, divenuto inefficace in quanto orientato verso enormi interessi economici di pochi rispetto alla salute dei cittadini. Purtroppo nostro malgrado dobbiamo rilevare che oggi non c’è la volontà politica di cambiare il sistema, di fatto mantenendo le competenze in tema di sanità pubblica alle Regioni; ci auguriamo che la politica da entrambe le parti possa avere la sensibilità a recepire la necessità di un cambiamento dell’attuale SSN, cambiamento possibile chiedendo in primis che il Governo ottenga una legge deroga finalizzata a sostituire o abrogare le leggi sanitarie preesistenti, unitamente ad un pool di tecnici esperti legislativi, ospedalieri universitari e parlamentari di grande qualità, dotati di senso etico morale e di servizio per lo Stato.
Francesco Cammareri
Dirigente Medico Oncologo
Iscritto all’Albo dei Medici Chirurghi con n. 30939
Medico chirurgo specialista in Oncologia.
Dirigente Medico presso ASL Roma 6 Polo h1 Frascati Marino.
Docente Scuola d Specializzazione Oncologia all’Università La di Sapienza Roma
presidente di A.Di.M.O. onlus (Associazione Diritti dei Malati Oncologici) e organizzatore delle Giornate Oncologiche dei Castelli Romani.
