Attualità
Bce, allarme per la bolla dell’intelligenza artificiale
Se l’intelligenza artificiale dovesse deludere le aspettative e i titoli cominciassero a valere sempre meno, sarebbero a rischio gli investimenti delle famiglie dell’eurozona, che sono esposte per ben 440 miliardi di euro con titoli tecnologici americani.
Di Francesca Fontana
La Banca Centrale Europea lancia l’allarme. L’entusiasmo per l’intelligenza artificiale e per tutte le tecnologie che gravitano intorno ha attivato una spirale che potrebbe diventare molto pericolosa. La corsa all’acquisto di titoli che si rivalutano velocemente potrebbe creare la cosiddetta bolla finanziaria.
Se l’intelligenza artificiale dovesse deludere le aspettative e i titoli cominciassero a valere sempre meno, sarebbero a rischio gli investimenti delle famiglie dell’eurozona, che sono esposte per ben 440 miliardi di euro con titoli tecnologici americani. Per ora il settore e’ forte. Ma c’e’ anche chi esprime preoccupazione anche al di fuori dell’Eurotower. Come il Ceo di Anthropic, Dario Amodei, che spiega: “le illusioni sono molte, ma i benefici concreti sono pochi, finora”. In molti casi l’intelligenza artificiale ha deluso le aspettative. Basti pensare agli errori commessi anche nella computazione, dalle varie AI. O le cosiddette allucinazioni dell’algoritmo, che spesso inventa dati solo per fare in modo che il discorso segua una logica.
Il monito di Francoforte e’ quello di imparare dalla storia. Le bolle finanziarie del passato, devono insegnarci ad agire con cautela. Le grandi rivoluzioni tecnologiche possono portare a correzioni dolorose. A dirlo sono economisti del calibro di Andersson, Breckenfelder, Corradin, Nikolov e Viola. Nomi sconosciuti alla maggior parte delle persone, ma che dall’interno della banca centrale europea hanno alzato la mano per mettere in guardia la popolazione.
L’analisi che hanno pubblicato sul blog e’ poco rassicurante. “C’è un rischio contagio per le famiglie” spiegano.
Un film gia’ visto, addirittura con l’arrivo delle ferrovie negli Stati Uniti nell’800, quando migliaia di pionieri tentarono la fortuna accaparrandosi le azioni delle ferrovie. E poi l’elettricita’, la radio e la tv, e infine internet. Senza contare la piu’ recente bolla dei famigerati mutui subprime, che ha causato il crollo delle borse nel 2008 e dal quale ancora facciamo fatica a rialzarci.
Ma c’è una differenza. I colossi tecnologici statunitensi fatturano realmente cifre astronomiche, non sono finanziati con debiti o aumenti di capitale. L’Europa e’ rimasta indietro, la produzione di componenti come i chip, e’ in mano alla Cina e agli Usa. I brevetti per le nuove start up rimangono invischiati nella burocrazia, seppelliti dai faldoni di Bruxelles. A tutto questo si aggiungono le guerre, soprattutto in Ucraina, regno delle terre rare, tra cui il litio per le batterie e i circuiti. Elementi che danno all’Europa una lentezza elefantiaca, che non consente di stare al passo con paesi in cui, prima si produce, poi si legifera.
