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Mondiale di volteggio equestre ad Aachen. Greggio e Zanella, l’argento mondiale più luminoso dell’oro
La coppia azzurra, costretta a lasciare a casa il cavallo di una vita, l’animale con cui hanno costruito tutti i loro successi, si è presentata in Germania con un nuovo partner a quattro zampe, Malleret Romulus Ts, e con la longia di Maud Bousignac Dumont.
di Patrizia Spaziani
Hanno vinto tanto in carriera, ma quasi sempre con lo stesso, inseparabile complice: Orlando Tancredi, il cavallo che li ha resi Campioni del mondo. Ad Aachen 2026 (Germania) quel complice non c’era, eppure Rebecca Greggio e Davide Zanella hanno firmato lo stesso una delle imprese più belle della loro carriera.

Il Mondiale tedesco di volteggio equestre racconta una storia di coraggio e di fiducia ritrovata. La coppia azzurra, costretta a lasciare a casa il cavallo di una vita, l’animale con cui hanno costruito tutti i loro successi, si è presentata in Germania con un nuovo partner a quattro zampe, Malleret Romulus Ts, e con la longia di Maud Bousignac Dumont. Una scommessa che avrebbe potuto spaventare chiunque: ripartire da zero, costruire un’intesa nuova in pochi mesi, riprovare a stupire il mondo. I due azzurri hanno risposto con la classe dei campioni.

Il verdetto è arrivato domenica 16 agosto: medaglia d’argento in un Pas de Deux da brividi. Decisivo il Free Test, 9.154 punti, il punteggio più alto dell’intera finale, davanti a tutti gli altri dieci finalisti. Un totale di 8.982 nei due round che non è bastato soltanto per una manciata di decimali: oro ai francesi Theo Gardies e Noely Thibaudat (9.039 con Sir Sensation), bronzo ai tedeschi Jannik Heiland e Kimberly Hyks (8.303). Ma a parlare più dei numeri sono stati i volti al termine della prova: raggianti, sollevati, quasi increduli, perché questo argento pesa più di tanti ori. È il metallo conquistato nel momento più difficile, senza il cavallo con cui Greggio e Zanella hanno scritto la storia, i trionfi e gli ori mondiali, e con una stagione costellata di ostacoli dietro le spalle. «Voglio esprimere tutta la mia gratitudine a chi ha lavorato dietro le quinte e a chi si è aggiunto strada facendo, le parole di Rebecca Greggio. Provo tanto orgoglio per quello che abbiamo costruito in mesi davvero difficili, non siamo qui con il nostro amato Orlando Tancredi, ma per noi questo argento non vale oro: vale platino». Più difficile da descrivere a parole, per Davide Zanella: «È una soddisfazione immensa, un senso di appagamento incredibile. Abbiamo lavorato tantissimo e diversi ostacoli ci hanno messo alla prova, ma il team non ha mai smesso di sostenerci. Non c’è medaglia che tenga di fronte alle emozioni di una gara così».

Anche perché la coppia non si è fermata lì. Nel pomeriggio, l’Italia ha festeggiato un secondo podio: Ancora loro i protagonisti: Greggio e Zanella hanno gettato le basi del punteggio, completato dal sestetto formato dagli azzurri Giovanni Bertolaso, Alice Dal Paos, Maria Vittoria Vanin ed Eva Carraro, (riserve Sofia Crippa e Carlotta Andreoli), che su Fran D’Alme CZ, longiato da Laura Carnabuci, ha totalizzato 8.791. Il risultato complessivo: 8.771, un meraviglioso bronzo conquistato su undici squadre.

Una vittoria che riporta però sotto i riflettori una domanda: perché uno sport come questo merita così poca visibilità? Il volteggio è la sintesi perfetta di ciò che rende unica l’equitazione: l’atleta che volteggia, ginnasta ed equilibrista insieme, e l’animale che corre sotto di lui in cerchi perfetti, uniti da una fiducia che si costruisce giorno dopo giorno, metro dopo metro, battito dopo battito. Non è un semplice “esercizio a cavallo”: è un rapporto uomo-animale portato all’estremo, dove l’eleganza della danza incontra la potenza del galoppo, dove ogni gesto è coordinato con il respiro del cavallo e ogni figura è il frutto di un’intesa che va oltre le parole. In un’epoca in cui il grande pubblico è attratto dagli sport di massa, discipline come questa, capaci di emozionare, di unire tecnica, arte e spirito, restano confinate in una nicchia. Eppure, bastano pochi minuti di un Pas de Deux come quello di Greggio e Zanella per capire che abbiamo davanti uno spettacolo degno dei più grandi palcoscenici sportivi. La domanda, allora, è legittima: quanto sarebbe giusto dare a questi atleti e ai loro straordinari partner a quattro zampe, lo spazio che meritano?

Questo Mondiale consegna al volteggio italiano due medaglie importantissime e una certezza: Greggio e Zanella sapientemente hanno saputo trasformare le difficoltà in vittorie. Lo dimostra l’argento di Aachen: quello con Tancredi era un binomio d’oro, questo con Malleret Romulus Ts è un capolavoro di perseveranza e successo. E forse, con storie come queste, anche il grande pubblico inizierà finalmente a guardare.
