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I silenzi di Fauci e le ombre della pandemia: l’audizione al Congresso che fa tremare l’establishment sanitario
Dalle trattative sulle ricerche “Gain of Function” a Wuhan all’uso di e-mail private per eludere la trasparenza, fino ai legami economici opachi con Big Pharma: cosa è emerso sotto il giuramento dell’ex zar della sanità USA.
di Alessio Zedda
I tempi cambiano, e quello che solo 5 anni fa sembrava indubitabile, oggi, appare meno certo. Il capo carismatico delle istituzioni sanitarie americane, Anthony Fauci, chiamato a rispondere dalla Commissione d’Inchiesta della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti (House Select Subcommittee on the Coronavirus Pandemic), mostra aspetti complessi e problematici. Omissis, e-mail sottratte dagli archivi pubblici e una fittissima rete di contatti con l’industria farmaceutica aprono interrogativi sulla trasparenza della gestione relativa all’emergenza covid. Anthony Fauci, per decenni, è stato alla guida del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), al centro di una bufera relativa ai finanziamenti erogati tramite la ong EcoHealth Alliance all’Istituto di Virologia di Wuhan per esperimenti condotti sui coronavirus dei pipistrelli. Nei primi mesi del 2020, non a caso, molti virologi di fama internazionale si erano espressi sulle perplessità che si trattasse di un virus naturale, almeno fino alla pubblicazione dell’articolo“The Proximal Origin of SARS-CoV-2”, che escludeva categoricamente qualsiasi manipolazione in laboratorio.

La metodologia ricorrente di “cancellare le tracce” e di discutere questioni chiave relative all’origine della pandemia e ai finanziamenti extra-istituzionali al di fuori dei canali governativi tracciabili suggerisce un intento mirato ad arginare qualsiasi tipo di controllo esterno. Posto di fronte alle domande incalzanti dei deputati, Fauci ha difeso la propria integrità istituzionale avvalendosi della facoltà di non rispondere o alla mancanza di ricordi specifici in merito. A questo atteggiamento si è accompagnata una sostanziale delega formale di responsabilità verso altri uffici regolatori. Questo ha alimentato il sospetto di una strategia volta a blindare l’operato dei vertici sanitari da eventuali profili di responsabilità penale o amministrativa.

L’aspetto più intricato della vicenda riguarda le relazioni finanziarie e, in particolar modo, il flusso di denaro tra i ricercatori governativi e i colossi dell’industria farmaceutica. Negli USA, infatti i ricercatori pubblici possono ricevere diritti di brevetto anche da aziende private che puntano poi alla commercializzazione di tecnologie innovative e farmaci sviluppati inizialmente in laboratori statali. Il Covid-19 ha rappresentato un momento di straordinaria concentrazione di risorse pubbliche, destinate all’acquisto e alla distribuzione su vasta scala di trattamenti e vaccini che ha generato profitti senza precedenti per le multinazionali del farmaco. Le richieste dei parlamentari di rendere pubblici integralmente e senza omissis tutti i compensi e i diritti d’autore percepiti dai funzionari degli NIH hanno incontrato resistenze procedurali che si trascinano da anni, minando il principio della imparzialità della risposta sanitaria pubblica.
L’audizione di Anthony Fauci al Congresso costituisce il processo simbolico a un intero modello di gestione dell’emergenza. Il rigido dogmatismo con cui sono state imposte restrizioni e la contemporanea resistenza nel pubblicare dati e verbali interni, hanno messo in discussione ed incrinato la fiducia tra cittadini e istituzioni scientifiche. Se la scienza si fonda sul dubbio, sulla verifica costante dei dati e sul confronto aperto, la gestione politica della pandemia da parte dei vertici statunitensi sembra essersi mossa nella direzione opposta: “molti dei dogmi e delle direttive sanitarie adottati durante la pandemia non poggiavano su solide evidenze scientifiche consolidate, ma su decisioni procedurali verticistiche mantenute oltre ogni irragionevole limite di trasparenza”.

Il “caso Fauci” non rappresenta la semplice vicenda del singolo funzionario pubblico, ma sembra evidenziare una frattura ben più profonda che scuote la società occidentale: l’incrinatura del patto di fiducia tra cittadini e sanità pubblica. Dal secondo dopoguerra, la medicina e le istituzioni sanitarie hanno goduto di un credito quasi incondizionato, fondato sull’idea di una scienza neutrale, trasparente e guidata dall’esclusivo interesse della salute collettiva. La vicenda pandemica ha mostrato tutta l’opacità procedurale, la gestione verticistica delle decisioni e il groviglio di interessi economici emersi durante l’emergenza hanno alimentato il sospetto che la tutela della salute pubblica sia stata talvolta subordinata a dinamiche di potere o di profitto.
