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Ambiente & Turismo

Mare bollente, anche in profondità

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L’ultimo rapporto del progetto Mare Caldo, condotto da Greenpeace Italia, svela  che i mari italiani continuano a scaldarsi in modo costante e preoccupante, con ondate di calore anomale che ormai penetrano ben oltre la superficie, spingendosi fino a 40 metri di profondità.

Di Francesca Fontana

Mari sempre più caldi, flora e fauna in affanno. Mentre il 2026 si è già distinto per il record assoluto di temperatura nei mari e negli oceani a livello globale, i dati raccolti sul nostro territorio raccontano una realtà altrettanto allarmante per il mediterraneo. L’ultimo rapporto del progetto Mare Caldo, condotto da Greenpeace Italia, svela infatti che i mari italiani continuano a scaldarsi in modo costante e preoccupante, con ondate di calore anomale che ormai penetrano ben oltre la superficie, spingendosi fino a 40 metri di profondità. Una trasformazione profonda che sta provocando estesi fenomeni di necrosi e sbiancamento su specie chiave come gorgonie e coralli, favorendo al tempo stesso la rapida espansione di specie che amano il caldo e mai classificate a scapito della biodiversità specifica dei luoghi.

Il documento diffuso dall’associazione ambientalista sintetizza le misurazioni del 2025 in 14 stazioni di monitoraggio lungo le coste italiane. Di queste 13 delle quali si trovano in Aree Marine Protette. Per tracciare un quadro scientifico rigoroso, Greenpeace ha usato di sensori termici subacquei e monitoraggi periodici condotti con il fondamentale supporto tecnico del Distav dell’Università degli Studi di Genova, dell’Istituto Nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale e del Dipartimento di Scienze Biomolecolari dell’Università di Urbino.

Nel corso dell’anno passato, le apparecchiature hanno registrato episodi prolungati di surriscaldamento in tutti i siti analizzati, confermando come gli impatti del cambiamento climatico abbiano ormai abbandonato il solo strato superficiale. Gli esperti sottolineano che il Mediterraneo sta cambiando a un ritmo senza precedenti e le anomalie termiche colpiscono direttamente anche gli habitat più profondi, minando la salute complessiva degli ecosistemi. Anche le zone sottoposte a tutela speciale mostrano evidenti segni di sofferenza, a dimostrazione di come le misure locali di conservazione e protezione della biodiversità, pur essenziali, non possano da sole contrastare un fenomeno globale senza una drastica e immediata riduzione delle emissioni di gas serra.

Tra i dati più emblematici emersi dall’indagine spicca il fenomeno registrato in Sardegna, dove l’anomalia massima della temperatura superficiale del mare ha toccato un valore di ben 3,5 gradi al di sopra della soglia climatologica di riferimento. Questo picco eccezionale è stato rilevato tra la fine di maggio e il mese di luglio del 2025 nell’Area Marina Protetta dell’Isola dell’Asinara, durante un’ondata di calore senza precedenti che è durata ininterrottamente per ben 41 giorni. Un segnale inequivocabile di come l’equilibrio del nostro mare stia affrontando una pressione senza precedenti.

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