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Il solco invisibile

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La Teoria dei Furrows, dalla memoria ai sistemi complessi

Di Giovanni Cozzolino, ricercatore epigenetica e neuroscienze

Che cosa significa realmente ricordare? Pensiamo alla memoria come a un archivio nel quale gli eventi vengono conservati e recuperati. Ma questa immagine lascia aperta la domanda essenziale: in quale forma il passato continua ad agire nel presente?

La Teoria dei Furrows nasce da questo interrogativo e cerca la radice ontologica della memoria. Il termine inglese furrow significa solco: la traccia lasciata da un passaggio e la direzione che rende più facile ripercorrerlo.

Il Furrow è una traccia energetico-informazionale prodotta dal dinamismo della materia. Ogni esperienza modifica il sistema che la attraversa. Quando tale modificazione persiste e può essere riattivata, il passato non è più soltanto trascorso: diventa causalmente attivo.

Un ricordo non sarebbe conservato come un oggetto immobile, ma come una configurazione dinamica distribuita, formata dalle attivazioni neuronali, dalle percezioni e dalle emozioni. Ricordare significa riattraversare quel percorso.

Un profumo, una voce o un’immagine possono riattivarlo perché possiedono caratteristiche compatibili con la traccia originaria. La memoria diventa così un processo di risonanza: lo stimolo presente incontra un solco preesistente e ne favorisce il nuovo attraversamento. Anche il recupero volontario può essere letto così: la mente produce richiami successivi, restringe il campo delle possibilità e ricostruisce la strada verso la traccia.

Da qui la teoria si estende ai sistemi complessi. La sua sintassi è: dinamismo, traccia, risonanza, riattivazione, sovrapposizione, consolidamento. Ogni passaggio modifica le condizioni del successivo; alcune direzioni vengono favorite, altre rese meno accessibili. Il sistema non esplora uno spazio neutro: trasforma lo spazio delle possibilità mentre lo attraversa.

Questa chiave illumina anche il paradosso di Levinthal. Una proteina potrebbe assumere un numero immenso di configurazioni; se dovesse provarle tutte casualmente, non raggiungerebbe mai la propria forma funzionale nei tempi osservati. Ma ogni legame, torsione o interazione modifica il paesaggio energetico, restringendo le alternative.

La proteina non deve conoscere la propria forma finale. È sufficiente che ogni passaggio trasformi il campo nel quale avverrà il seguente. Il percorso si costruisce mentre viene percorso.

La Teoria dei Furrows propone così un’idea semplice e radicale: una trasformazione lascia una traccia e quella traccia modifica il futuro del sistema. Nel cervello, ciò può contribuire alla formazione dei ricordi; nei sistemi molecolari, alla selezione dei percorsi accessibili; nei sistemi complessi, all’emergere dell’organizzazione.

La memoria, nella sua forma più profonda, potrebbe cominciare qui: nella capacità della materia di essere modificata da ciò che ha attraversato.

Il Furrow è il solco invisibile attraverso il quale ciò che è stato continua a partecipare a ciò che sarà.

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