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Giuseppe Conte, l’Iscariota dei nostri tempi…

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Ci vorrebbero pagine e pagine per descrivere i funambolismi di Giuseppi: a cominciare dal curriculum che resta una macchia difficile da ignorare.

di Maria Rita Ferragina
Mi chiedo spesso da chi sia composto quel 12% di elettorato che vota il Movimento 5 Stelle guidato dal nulla cosmico che porta il nome di Giuseppe Conte. E poiché ho ancora rispetto degli epigoni di quello che fu la sinistra mi domando se realmente Elly possa pensare di fare alleanze con quello che passerà alla storia come il grande iscariota di questa infausta stagione politica.
Pericoloso nella sua spregiudicatezza, infido, bugiardo e traditore, nel teatro spesso opaco della politica italiana, il signor nessuno è al contempo emblema e causa del peggior degrado politico dell’ultimo decennio.
Un arrampicatore sociale e politico intrappolato nelle contraddizioni della propria narrazione pubblica, tanto per singole “bugie” clamorose, quanto per una costante zona grigia tra ciò che viene detto e ciò che emerge dai fatti, nasconde l’assenza assoluta di profondità di pensiero e cultura, dietro un cinismo fatto di colpi bassi e doppiezza.
Ci vorrebbero pagine e pagine per descrivere i funambolismi di Giuseppi: a cominciare dal curriculum che resta una macchia difficile da ignorare. Le ambiguità sui rapporti con università straniere hanno dato l’impressione di un profilo abbellito più che raccontato.
Si avverte una distanza abissale tra le sue narrazioni e la realtà dei fatti costituita da affabulazioni di raro ardimento: dagli incontri “segreti” con Zampolli, dietro cui si cela anche l’altra Conte – per intendersi Claudia – per accreditarsi con il criticato Trump al comodo rifugio in Commissione Covid per non rispondere delle sue innumerevoli malefatte, dal reclutamento tra i parlamentari dei 5Stelle di magistrati (Scarpinato, De Raho etc) su cui si accumulano ombre impietose al bacio dell’anello prima alla Von Der Leyen e di Trump, salvo rinnegarli a buon bisogno, dai decreti sicurezza firmati con Salvini per poi smentire sè stesso, dall’ingresso in politica grazie a Grillo salvo ingannare slealmente e tradire i principi del movimento, sin qui Giuseppi ne ha fatto e detto di ogni specie.
L’ultima oggi sulle pagine del Corriere da cui apprendiamo che è demitiano, radicale e pure devoto di Padre Pio.
Con De Mita condivide solo la nascita campana, lui più precisamente beneventano come Mastella, e null’altro. Lontani come la Terra e Plutone, di De Mita e della squadra di uomini come Misasi, Ruffilli, Agnes e Di Capua non deve aver capito nulla. Per questi uomini votati al popolarismo e non al populismo, la politica era “ pensiero” che si faceva azione. Al caro Giuseppi manca il fondamentale, vale a dire il pensiero.
Quanto alla vicinanza a Padre Pio si limita verosimilmente solo al fatto che suo padre si trovò a fare il Direttore amministrativo della Fondazione.
Di radicale, poi, non deve essere rimasto neanche un atomo vista la sconsiderata e scomposta campagna referendaria per il NO.
Ma intanto butta tutto nel frullatore nel tentativo di costruirsi un background politico che se è pari a quello professionale non lo si ravvede neanche a cercarlo con una lente d’ingrandimento.
Ciò che gli riesce meglio è mettere in campo campagne delegittimanti con l’aiuto nell’ombra del fido scudiero Casalino.
È la politica della narrazione, dove la realtà sembra sempre inseguire la versione ufficiale, mai il contrario, quella del mercimonio e della compravendita di voti a suon di bonus.
Una manipolazione ad uso e consumo di quell’elettorato degradato che vive di odio e contrapposizione, che si alimenta supinamente degli inganni, falsità e tradimenti del suo leader con cui condivide rivalsa sociale e ansia
Don Sturzo diceva che il fine dello Stato è l’uomo, Conte rovescia il paradigma, il fine del suo agire è il suo potere personale.
Più che di trasformismo politico si dovrebbe parlare di opportunismo: non un mediatore, ma un leader disposto a rimodellare posizioni e dichiarazioni pur di restare al centro del potere.
In questo contesto, parlare di “bugie” può essere una semplificazione, ma il nodo resta: quanto delle sue dichiarazioni riflette convinzioni solide, e quanto invece risponde a esigenze contingenti?
Ai miei occhi rimane un uomo ambiguo, traditore, un interprete poco affidabile della verità e soprattutto inadeguato a qualsiasi azione politica che porti il crisma della serietà.
Pronto a vendersi per tre monete, una Stella filante che spero scompaia nel nulla!
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