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Diritti umani

Intimità, affetto e sessualità: un diritto ancora negato alle persone con disabilità in Italia

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Lovegiver: la battaglia per il diritto all’affetto e all’intimità

di Laura Marà

In Italia, dove la disabilità è spesso vista solo attraverso la lente della cura fisica, cresce il dibattito su un tema ancora tabù: l’affettività, l’intimità e la sessualità delle persone con disabilità. Il progetto Lovegiver, attivo da oltre un decennio, propone la creazione di una figura professionale: l’Operatore all’Emotività, all’Affettività e alla Sessualità (O.E.A.S.), per accompagnare chi vive difficoltà relazionali o corporee nel percorso verso una piena realizzazione personale.

Lovegiver: la battaglia per il diritto all’affetto e all’intimità

L’associazione ha raccolto oltre 5 mila firme per chiedere la regolamentazione di questa figura in Italia, seguendo l’esempio di Germania, Svizzera e Paesi Bassi, dove servizi simili sono già riconosciuti. Lovegiver sottolinea come il bisogno di affetto, contatto e comprensione del proprio corpo sia parte integrante del benessere psicologico, non un semplice desiderio.

“Non si tratta solo di sessualità in senso stretto – spiegano i promotori – ma di relazioni, cura di sé, fiducia nel proprio corpo e autostima. Negare questo vuol dire negare parti fondamentali della vita di una persona.”

Esperienze concrete e testimonianze

Le testimonianze raccolte raccontano desideri molto concreti: un abbraccio, una carezza, la semplice sensazione di essere visti e compresi. Una persona con disabilità racconta che avere qualcuno che la accompagni nel rapporto con il proprio corpo e le proprie emozioni l’ha aiutata a sentirsi più sicura, più serena e pronta a costruire relazioni autentiche.

Queste esperienze mostrano che il bisogno di supporto va ben oltre il fisico: riguarda la consapevolezza di sé, l’affetto e la possibilità di vivere la propria intimità con dignità.

O.E.A.S.: una figura professionale evoluta

L’Operatore all’Emotività, all’Affettività e alla Sessualità non sostituisce la relazione, ma supporta la persona nel percorso verso autonomia relazionale e consapevolezza corporea. In altri Paesi europei, i professionisti formati in ambito relazionale, psicologico ed etico accompagnano chi ha difficoltà a vivere la propria sessualità o affettività, garantendo sicurezza, dignità e rispetto.

Questa forma di supporto non riguarda solo l’aspetto fisico: favorisce autostima, relazioni sociali e benessere psicologico, riducendo isolamento e senso di marginalità.

Autostima e benessere: un diritto universale

La possibilità di esplorare relazioni, affetto e sessualità è strettamente legata alla dignità e alla fiducia in sé stessi. Limitare questi diritti significa negare un pezzo fondamentale dell’esperienza umana. Percorsi professionali di accompagnamento, quando realizzati in modo etico e rispettoso, offrono strumenti per vivere pienamente la propria corporeità e affettività, rafforzando autostima e favorendo inclusione sociale.

Una sfida culturale oltre che legislativa

Il dibattito sull’O.E.A.S. non riguarda solo la creazione di una legge, ma un cambio di prospettiva culturale: riconoscere che affetto, relazioni e sessualità fanno parte dei diritti umani di tutti, disabili e non. Accogliere questa realtà significa promuovere una società più inclusiva, in cui ogni persona possa sviluppare autostima, vivere le proprie emozioni e costruire relazioni autentiche senza vergogna o discriminazione.

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