Arte & Cultura
ABRUZZO – Lanciano, un racconto lungo dodici secoli: storia e culto del miracolo eucaristico
Il miracolo risalirebbe alla prima metà dell’VIII secolo: al momento della consacrazione, l’ostia si sarebbe trasformata in carne e il vino in sangue che si coagulò in cinque grumi.
di Laura Marà
Nella trama complessa del Medioevo europeo, segnata da migrazioni religiose, controversie teologiche e fragili equilibri politici, si colloca la vicenda del miracolo eucaristico di Lanciano. Un racconto trasmesso nei secoli, documentato a partire dall’età moderna e ancora oggi al centro di studi storici e scientifici, che rende questo episodio uno dei casi più emblematici del rapporto tra esperienza religiosa, tradizione e indagine scientifica.
Secondo la tradizione, il miracolo risalirebbe alla prima metà dell’VIII secolo, tra il 730 e il 750 d.C. In quel periodo, segnato dalle controversie iconoclaste dell’Impero bizantino, molti monaci basiliani si rifugiarono in Italia. Proprio uno di loro, raccontano le fonti, stava celebrando la Messa nella chiesa dei Santi Legonziano e Domiziano, a Lanciano, quando fu assalito dal dubbio sulla reale presenza di Cristo nell’Eucaristia. Al momento della consacrazione, l’ostia si sarebbe trasformata in carne e il vino in sangue che si coagulò in cinque grumi. Il sacerdote, scosso e attonito, mostrò quanto accaduto ai fedeli presenti.

Le prime testimonianze scritte non sono contemporanee all’evento. Le documentazioni più antiche risalgono al XVI e XVII secolo, in particolare alla visita pastorale dell’arcivescovo Gaspare Rodriguez nel 1574 e a successive cronache locali. Proprio per questo, il miracolo di Lanciano è considerato il primo miracolo eucaristico della Chiesa cattolica documentato, seppur a distanza di secoli dal presunto avvenimento. Un’epigrafe del 1636, ancora visibile nella chiesa, riassume il racconto tramandato dalla tradizione.
Nel corso dei secoli, le reliquie sono state custodite con grande attenzione. Dopo il passaggio dai basiliani ai benedettini e poi ai francescani, nel 1258 la chiesa venne ricostruita e dedicata a San Francesco. L’attuale edificio, rimaneggiato in forme barocche nel Settecento e restaurato nel 2000, si presenta oggi con una struttura sobria e solenne. All’interno, oltre alla navata unica e agli altari laterali, si trovano la Cappella della Riconciliazione e quella della Custodia eucaristica, luoghi centrali per la vita spirituale del Santuario.

Le reliquie consistono in una sottile membrana di carne, identificata come il risultato della trasformazione dell’ostia, e in cinque grumi di sangue coagulato. Sono conservate in un ostensorio d’argento di scuola napoletana del 1713 e in un’ampolla di cristallo, collocati nel presbiterio. Nel tempo, per proteggerle da profanazioni e pericoli esterni, furono murate, sigillate e infine esposte in modo stabile sopra l’altare maggiore.
Il Novecento e la verifica scientifica del miracolo

Un punto di svolta nella storia del miracolo avvenne nel Novecento, quando la Chiesa autorizzò indagini scientifiche sulle reliquie. Tra il 1970 e il 1971, il medico e anatomopatologo Odoardo Linoli, insieme al professor Ruggero Bertelli, sottopose i reperti ad analisi istologiche, immunologiche e biochimiche. I risultati, pubblicati nel 1971 e confermati da ulteriori esami negli anni successivi, indicarono che la carne appartiene a tessuto miocardico umano e che il sangue è autentico sangue umano, di gruppo AB. Lo stesso gruppo sanguigno è stato riscontrato anche nella Sindone di Torino. Le analisi esclusero la presenza di sostanze conservanti e rilevarono l’assenza di segni di decomposizione, un dato che continua a suscitare interrogativi nel mondo scientifico.
Il miracolo eucaristico di Lanciano ha ricevuto il riconoscimento ufficiale della Chiesa. Papa Paolo VI, durante l’Anno Santo del 1975, lo definì “autentico e degno di venerazione”. Oggi i Frati Minori Conventuali ne sono i custodi. Fra Santino Verna, attuale responsabile del Santuario, sottolinea come le reliquie continuino a manifestare caratteristiche fisiche singolari, osservabili ancora oggi.

Accanto alla dimensione religiosa, il Santuario offre anche un percorso storico e culturale: il convento con il chiostro, i resti romani visibili nel pavimento in coccio-pesto, gli antichi affreschi e il campanile, il più antico della città, costruito in più fasi tra il Medioevo e il Settecento e per secoli utilizzato anche come torre civica.
Lanciano continua a occupare un posto particolare nel panorama dei luoghi di memoria religiosa. Il miracolo eucaristico, al di là delle letture devozionali, resta un caso singolare per la storia della Chiesa e per il confronto tra tradizione, fonti e indagine scientifica. Per i fedeli rappresenta una conferma della presenza reale di Cristo nell’Eucaristia; per storici e studiosi, un episodio che invita a riflettere sui modi in cui un evento viene trasmesso, interpretato e custodito nel tempo. La celebrazione liturgica che ogni anno si rinnova, soprattutto nell’ultima domenica di ottobre, testimonia la persistenza di una memoria che, da oltre dodici secoli, continua a interrogare tanto la fede quanto la ragione.
