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Bookabook e Crowdbooks, un nuovo modo di guardare all’editoria

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Tempo di lettura: 4 minuti

Un rapporto tra il lettore e lo scrittore, parte attiva del processo editoriale

di Angela Celesti

In Italia il crowdfunding per l’editoria permette agli autori di pubblicare libri grazie al finanziamento dei lettori, due se ne contano in Italia: la piattaforma Bookabook e Crowdbooks, citati entrambi perché unici nel nostro panorama nazionale.

Il crowdfunding è un vero e proprio strumento finanziario che nell’etimologia della parola stessa  si esplicita: crowd, che significa folla, e funding, finanziamento. Le due realtà italiane hanno storie diverse, Stefano Bianchi, grafico livornese e art director con esperienza a Parigi fonda la startup  divenendo  editore di libri di nicchia, in particolare fotografici e di arte. In un’intervista afferma “ Dopo anni di consulenze da freelance, mi rendevo conto che troppi progetti spesso non decollano, rimangono nel cassetto di editori che non vogliono prendersi il rischio di pubblicarli”.

l’ altra realtà  invece si chiama Bookabook e nasce nel 2014, in Italia, come prima casa editrice che pubblica libri attraverso il crowdfunding, una casa editrice fondata da Emanuela Furiosi e Tommaso Greco. Realtà tutte Made in Italy che hanno avuto  la lungimiranza di stare al passo con i tempi. Il destino della pubblicazione di un libro non è più nelle mani di una singola persona! Una rivoluzione nel campo dell’editoria che probabilmente farà storcere il naso alle case editrici blasonate o meno, che non devono temere, a mio parere, questo tipo di approccio al libro, anche perché la storia di eBook  a cui si ispira il crowdfunding dell’ editoria nasce molti anni fa negli Stati Uniti d’America.

Se andiamo indietro nel tempo, il progetto da cui nascono Bookabook e Crowdbooks è databile 1971 Progetto Gutenberg – ideato da Michael S. Hart, nato a Washington nel 1947, che diventato scrittore, si inventò la prima biblioteca digitale, da cui nasce eBook, il libro in formato digitale, grazie a un programmatore della User Group dell’Università dell’Illinois. Ma la cosa interessante è la dichiarazione di intenti del progetto che getta le basi di un nuovo modo di essere “connessi” con un libro:

“Incoraggiare la creazione e la distribuzione di eBook”.

“Aiutare ad abbattere le barriere dell’ignoranza e dell’analfabetismo”,

“Dare quanti più eBook possibile al maggior numero di persone”,

Ma torniamo alle startup tutte italiane  che hanno avuto l’idea di “trasformare il lettore da consumatore a parte attiva della vita del libro”; non possiamo non citare le loro storie. Cominciamo da Bookabook, la sua storia comincia con  Emanuela Furiosi nel 2014, avvocato e ricercatrice che lancia  in Italia il crowdfunding per pubblicare i libri dei suoi autori. Un esperimento di editoria innovativa che mette al centro il lettore che, nonostante il declino dell’attenzione dopo 10 righe di lettura, non si è ancora estinto, anzi in questo caso è chiamato a partecipare all’intero processo produttivo di un “libro”, dall’editing alla distribuzione. Fin qui tutto bene, ma la cosa interessante è che al progetto della trentenne avvocatessa di Lodi,  hanno creduto il 70 per cento delle donne della community chiamata a dare il proprio parere. Insieme a Emanuela Furiosi emerge il nome di Tommaso Greco co-fondatore di Bookabook e della prima casa editrice che adotta l’esperimento, a mio parere ben riuscito, di rendere i lettori protagonisti della vita dei libri.

La storia di Crowdbooks, la piattaforma editoriale creata da Stefano Bianchi, nasce da un’esperienza personale e professionale. Dopo anni di lavoro  nelle case editrici si rende conto che molti libri rimanevano nei cassetti perché gli editori in qualche modo “rinunciavano al libro”. Da lì l’idea di uno spazio che “mi desse la possibilità – spiega Bianchi – di portare avanti i progetti”. All’inizio investendo personalmente in un mondo  delle cosiddette “nuove idee o startup” superaffollato. La soluzione era  capire quale argomento suscitasse interesse.

Tutto questo però avviene dopo un preselezione qualitativa delle proposte a cura di editor professionisti. Soltanto dopo, i titoli dei futuri libri candidati per originalità e valore, vengono proposti alla community di lettori, le bozze ovviamente, per uno scambio  di opinioni interagendo con l’autore e acquistando, sulla fiducia, il libro in anteprima. Da qui il crowdfunding, un mecenatesimo democratico e a basso costo, che permetterà al libro (se si raggiungono le 200 copie di pre-ordine) di essere pubblicato. Bel salto “quantico”, se consideriamo la giungla delle pubblicazioni ormai ostaggio di case editrici che sicuramente non pubblicherebbero un autore non conosciuto o  ritenuto poco valido secondo un giudizio superficiale come spesso è accaduto nella storia della letteratura; si pensi a Giuseppe Tomasi di Lampedusa che non è riuscito in vita a vedere pubblicato il suo capolavoro, Il Gattopardo, rifiutato nientemeno che da Elio Vittorini, oppure più recentemente Stephen King che ha collezionato molti rifiuti del tipo “non ci interessano i racconti di fantascienza con utopie negative. Non vendono” o le dozzine di rifiuti che ha subito J.K. Rowling per Harry Potter e la pietra filosofale e poi Kipling, George Orwell e tanti altri.

Concludo questo articolo con una  citazione su “cos’è un editore” (di uno dei fautori della nuova editoria), convinta che l’argomento troverà sempre più appeal nei nuovi scrittori, che crescono in un mondo tecnologizzato e già immerso nel futuro, che piaccia o no: “Un curatore deve avere un occhio che permetta di veicolare contenuti freschi, fruibili per un pubblico che non li conosce. La sua missione è quella di rendere noto a persone che non sono appassionate  nuove forme di arte, sviscerare tematiche  che facciano interessare le persone”

Far parte di un progetto editoriale, porta il lettore  verso un’esperienza diversa e, dati alla mano,  la community che ruota intorno al progetto conta 85.000 lettori, centinaia di libri e migliaia e migliaia di copie.

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