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Lo sport a scuola è fondamentale per educare ed includere i più fragili

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Lo sport inclusivo e la disabilità nelle scuole: un dato di fatto in quelle “blasonate”, una conquista in molte scuole nel Sud grazie all’impegno e alla passione di insegnanti determinati e preparati. Un esempio? L’ISTITUTO COMPRENSIVO SCIALOJA-CORTESE-RODINÒ – NAPOLI

di Angela Celesti

Dall’8 settembre a Bolzano, fino al 16 settembre in Puglia e Calabria, si apriranno i cancelli delle scuole italiane. Per molti genitori una liberazione, per gli insegnanti un nuovo anno già iniziato tra lunghissime riunioni con il Dirigente e i colleghi, collegi docenti che a detta di molti rappresenta un trito e ritrito fatto di progetti nelle estenuanti riunioni di dipartimento per niente facoltative. Una vera e propria agenda per la formazione dei piccoli studenti, dalla primaria alla secondaria

Non poche sono le difficoltà dei genitori alle prese con i libri di testo sempre più cari e numerosi, le rette della mensa scolastica e tutto ciò che serve per l’istruzione dei futuri italiani in una società multiculturale e inclusiva. Un tema che mi ha colpito più degli altri è rappresentato dall’integrazione scolastica degli alunni con disabilità, sancito dalla Costituzione, legge 104/92 con l’obbligo da parte dello Stato di rimuovere qualsiasi tipo di impedimento che possa limitare il potenziale di sviluppo della persona con disabilità. Tutto bene e grazie alla nostra Costituzione, ma purtroppo la discontinuità tra insegnante di sostegno e alunno causata dai frequenti cambi delle figure di supporto durante il ciclo scolastico, scarsa formazione degli stessi, il divario tra regioni, specie nel sud Italia dove la media di ore di assistenza settimanale è minore che al Nord, la carenza di strumenti didattici e tecnologici di supporto, rappresentano i gap incolmabili, spesso marginati dalla bravura di molti insegnanti che non demordono e si ingegnano per rendere il loro lavoro una vera e propria missione.

 

Una realtà, anzi un’eccellenza, su questo tema arriva dall’Istituto Comprensivo Scialoja-Cortese-Rodinò di Napoli, che sorge nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, luogo noto ai più per la serie televisiva “L’Amica Geniale” e caratterizzato da un notevole disagio e degrado urbanistico. Molti alunni che frequentano la scuola provengono da un contesto socio-ambientale deprivato dove una buona parte degli studenti è segnalata ai Servizi Sociali.

Un disastro per molti insegnanti che godono di “un posto al sole” in belle città, paesini ricchi di verde e con tutto che funziona… non che i problemi non ci siano ma volete mettere?

Ho chiesto alla professoressa Paola Baldissara, docente di Educazione Fisica e Referente per lo sport  inclusivo dell’Istituto Scialoja-Cortese, che da anni lavora instancabilmente, promuovendo  centinaia di progetti, affrontando scartoffie e burocrazia da compilare, lavorando fianco a fianco della Dirigente professoressa Rosa Stornaiuolo, Preside determinata che insieme al suo team ha fatto un miracolo lungo decenni.

Cosa significa lo sport inclusivo e che peso ha con gli alunni con disabilità in un contesto disagiato?

“Rendere speciale la normalità”. Sentendo parlare di disabilità in uno sport, istintivamente viene subito da pensare alle difficoltà che una persona si può trovare davanti, ma, concentrandosi sulle abilità residue e potenziando quelle, i limiti diventano davvero soltanto un errato assioma. Attraverso lo sport, infatti, si ha la possibilità di aiutare gli altri, di conoscere mondi diversi e di condividere la volontà di raggiungere gli stessi obiettivi. Lo sport, quindi, non solo come semplice attività motorio/sportiva fine a sé stessa, ma, soprattutto, come percorso di crescita fisica, emotiva, personale e di socializzazione con gli altri. In modo particolare, gli sport di squadra permettono di “mettere in campo” anche i veri valori della vita, importanti e duraturi: la solidarietà, l’amicizia, la forza di volontà e l’impegno.

Come diventa inclusivo lo sport?

Le persone in situazione di disabilità sono state da sempre escluse dallo sport e solo a partire dal 1960, in Italia, con le prime Paralimpiadi, coloro che presentavano delle disabilità fisiche cominciarono a praticare sport speciali concepiti solo per loro. Successivamente, anche i disabili con disabilità intellettiva, dal 1986, in Italia, grazie ai primi Special Olympics (Giochi Olimpici Speciali), cominciarono a praticare sport. Pertanto, si riconosce a tutti i disabili il diritto alla pratica sportiva in modo separato. Lo sport inclusivo non nasce, però, come una sostituzione degli sport speciali per soli disabili, ma come un’opzione, in cui il disabile è libero di scegliere se praticare l’uno o l’altro, riconoscendogli, in questo modo, anche il diritto di scelta.

Lo sport ha anche un valore sociale?

È una componente essenziale per lo sviluppo psicofisico dell’essere umano, da sempre, riveste un ruolo determinante nella nostra cultura, sociale e familiare, grazie alla sua funzione educativa. L’antropologo Marcel Mauss definisce la pratica sportiva come “un fatto sociale”, cioè un complesso di attività che comprende ambiti diversi, che spaziano da quello puramente sportivo fino ad arrivare alla politica. Lo sport è lo specchio della nostra società, in grado di trasmettere modelli di vita e pratiche di comportamento; rappresenta, cioè, un importante momento di formazione, sia da un punto di vista motorio che psicologico-emozionale, capace di contribuire attivamente alla formazione delle personalità dei soggetti coinvolti. La disciplina è proprio uno dei valori maggiormente legati alla pratica sportiva: ogni ragazzo, infatti, per affrontare nelle migliori condizioni allenamenti e/o competizioni, deve necessariamente condurre una vita equilibrata, regolare, fatta di sane abitudini e di riposo. Si tratta di un fattore importante, che aiuta i giovani ad abituarsi a strutturare il proprio tempo.

Al giorno d’oggi, molti giovani vivono una crisi d’identità capace di innescare sentimenti di insicurezza, vulnerabilità e fragilità, cosa fa un buon educatore?

Direi che ha un ruolo centrale, poiché forma le persone in quanto tali, ancor prima degli atleti. Ecco che un buon educatore sportivo ha il compito, allora, di svincolare l’autostima dei ragazzi dal risultato, di stimolarne l’assunzione di responsabilità e l’autonomia, di salvaguardarne il diritto di sbagliare per poi ricominciare. L’educatore, infatti, dopo i genitori e la scuola, assolve allo stesso tempo al compito di insegnante, modello, istruttore e animatore.

Mentre ascolto la professoressa Baldissara colgo nei suoi occhi la passione e l’emozione nel raccontarsi attraverso il suo lavoro, l’abnegazione e la soddisfazione di un’insegnante che ce l’ha fatta a lasciare in quei ragazzi di periferia il senso dell’altro come valore e l’amore per lo sport.  “Lo sport è un diritto di tutti che non dovrebbe essere mai negato a nessuno”, aggiunge. .

Cos’altro include lo sport in una società multiculturale?

Le naturali distinzioni di lingua, colore e origine sono fondamentali per far crescere i ragazzi che praticano attività sportiva. Nel gioco, infatti, esistono diversità di ruoli e di caratteristiche che, insieme, formano il team vincente. Sono sempre più numerosi, infatti, gli esempi in cui, attraverso i valori dello sport e la sua capacità di unire, si è cercato di mettere in atto progetti di innovazione sociale, per superare le difficoltà di aggregazione di ragazzi che presentano disabilità fisiche o vivono in contesti difficili

Come si valorizza la diversità?

Nel rispetto della dignità e per la valorizzazione delle capacità di tutti, è utile mettere in atto delle proposte che offrano a tutti le stesse possibilità e fare in modo che ciascuno possa “contare” sull’altro.

Mentre concludo il colloquio con Paola Baldissara, sfoglio sui social dell’Istituto le attività di questa scuola speciale, che brilla più di tutte tra il grigiore dell’interland napoletano, chiassoso e pieno di problemi. Ciò che appare è un’infinità di colori, Summer Camp da fare invidia, palestre, un giardino ben curato e riqualificato, la Pace come bandiera multietnica, gemellaggi con altre realtà scolastiche, impegno civile con l’incontro “Diamo un calcio all’illegalità” aperto non solo agli studenti ma anche alle famiglie, campi estivi, laboratori di lingue con l’Erasmus Day e i tanti strumenti tecnologici di cui è dotata. Tutti partecipano a concerti e teatro e tanta, tanta musica…

Non mi resta che chiudere con un senso di grande soddisfazione. In ogni luogo e in ogni situazione si ha sempre la capacità di agire nel presente per plasmare un futuro diverso, anzi migliore.

Grazie Paola

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