Arte & Cultura
L’incanto dei gioielli d’Abruzzo: filigrana, tradizione e magia
Tra i più celebri spiccano la Presentosa, gli Sciacquajje, le Circeglie e una serie di gioielli tipici di Scanno, tutti realizzati con la raffinata tecnica della filigrana.
di Laura Marà
Quando si parla di Abruzzo, la mente corre subito ai paesaggi montani, ai borghi pittoreschi e alle tradizioni popolari. Ma la regione custodisce anche una preziosa eredità artigianale: i gioielli in oro e argento, realizzati con tecniche secolari che intrecciano estetica, simbologia e vita quotidiana. Tra i più celebri spiccano la Presentosa, gli Sciacquajje, le Circeglie e una serie di gioielli tipici di Scanno, tutti realizzati con la raffinata tecnica della filigrana.
La Presentosa: simbolo d’amore e protezione

La Presentosa è forse il gioiello abruzzese più noto e iconico. Descritta già da Gabriele D’Annunzio nel romanzo Il Trionfo della Morte del 1889, è una grande stella di filigrana con cuori centrali, spesso accompagnata da una mezzaluna nelle versioni dedicate alle donne sposate. Nata ad Agnone, nel territorio allora abruzzese, la Presentosa veniva donata come pegno d’amore dalla famiglia dello sposo alla futura sposa, con la funzione di augurare fortuna, protezione e felicità. Il nome stesso deriva dall’idea di “presente”, e simbolicamente rappresenta la promessa di matrimonio e l’ingresso della sposa nella famiglia del marito.

La stella, elemento principale del gioiello, simboleggia il desiderio e l’unione tra cielo e terra, mentre i cuori e altri motivi come fiori, colombe e chiavi esprimono amore, fedeltà e sovranità della donna nel focolare domestico. Ancora oggi, la Presentosa viene realizzata a mano dagli orafi abruzzesi, come nelle botteghe di Tagliacozzo.
Sciacquajje e Circeglie: orecchini tra eleganza e superstizione

Meno noti, ma altrettanto affascinanti, sono gli Sciacquajje, orecchini a navicella semilunata, così chiamati per il tintinnio che producevano mentre le donne lavavano i panni. Originari di Pescocostanzo, erano considerati sia oggetti di ornamento che amuleti in grado di allontanare il malocchio.
Le Circeglie, tipiche di Scanno, sono invece orecchini in lamina traforata a forma di navicella, decorati con pendenti di perle. Il lavoro raffigurava spesso la figura di una Circe, simbolo di seduzione e fascino, arricchita da elementi come il gallo, che catturava lo sguardo maschile.
Scanno: filigrana e tradizione

Scanno è una delle capitali della filigrana d’oro in Abruzzo. La tecnica, probabilmente introdotta via mare da Venezia o tramite contatti con altre manifatture locali, si è radicata profondamente nel folklore scannese. Originariamente utilizzata per creare bottoni decorativi, la filigrana si è evoluta in gioielli complessi come la Bottoniera (dodici bottoni in argento sul corpetto), la Cicerchiata (antica fede nuziale a fascia), la Chiacchiere (collana a spighette d’oro cave) e l’Amorino, ciondolo a spilla raffigurante un angioletto che scocca un dardo, creato negli anni Venti dall’orafo Armando Di Rienzo.
Questi gioielli scandivano la vita delle donne, dai doni di corteggiamento e fidanzamento al matrimonio, fino alla maternità. Indossati quotidianamente o nelle occasioni solenni, non erano solo ornamenti, ma anche amuleti capaci di proteggere da malattie, malocchio e influssi maligni.
Patrimonio, status e sacro

L’arte orafa abruzzese ha radici profonde, risalenti al Basso Medioevo, con influenze dei Longobardi nella Valle Peligna. La filigrana consiste nell’intreccio di fili d’oro o d’argento, lavorati a mano per creare motivi come ricci, fiori e ovali. I gioielli diventano così strumenti di comunicazione sociale: esprimono status, valori familiari, devozione religiosa e desideri intimi.
Non solo ornamenti, ma veri e propri testimoni della vita, dalla nascita alla morte. La Presentosa, gli Sciacquajje, le cicerchiate, le collane e i rosari in filigrana riflettono la cultura pastorale e rurale dell’Abruzzo, scandita da rituali, dotazioni matrimoniali e credenze scaramantiche. Documenti d’archivio attestano la centralità dei gioielli nelle doti delle spose già dal XVII secolo, confermando il loro valore economico, simbolico e affettivo.
Tra mito, leggenda e arte
Oltre alla funzione sociale, i gioielli abruzzesi hanno anche una forte componente simbolica e mitica: l’oro e le pietre preziose erano considerati “creature infernali” provenienti dalle profondità della terra, portatrici di poteri e misteri. Così, tra ex-voto, talismani e ornamenti sacri, il gioiello si fa portavoce di desideri, promesse, suppliche e segreti. Pittori come Francesco Paolo Michetti, Pasquale Celommi e Basilio Cascella hanno immortalato questi preziosi nei loro dipinti, sottolineandone il ruolo culturale, sociale e magico.
In Abruzzo, ogni gioiello racconta una storia: di amore, protezione, fede, superstizione e prestigio sociale. Tra filigrana, cuori, stelle e navicelle, il passato risplende ancora oggi, testimoniando la straordinaria abilità degli orafi e la profondità di una cultura antica che continua a vivere attraverso l’arte dei gioielli.
