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Arte & Cultura

Mino Delle Site. L’ultimo futurista

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Tempo di lettura: 3 minuti

L’incontro con un grande artista che fu allievo di Marinetti in persona.

di Antonio Fugazzotto

A volte si dice la fortuna. O forse anche un po’ di cocciutaggine mista a determinazione. Due ingredienti che spingevano fortemente, agli inizi degli anni novanta,  un giovane critico d’arte come me a “corteggiare” (è il caso di dirlo) un recalcitrante e un po’ misantropo grande artista come Mino Delle Site. Sapevo che viveva nella bella e ridente zona  di Roma denominata Città Giardino. Riuscii a conoscere l’indirizzo di casa  parlando con un corniciaio piuttosto noto nell’ambiente dei pittori che aveva il negozio/laboratorio in quel quartiere delle valli, chiamato così per le sue vie dedicate a qualche famosa Valle italiana. La determinazione e la costanza furono premiate quando suonai al portone di un citofono che recava la scritta “delle site m” con un carattere appena leggibile. Mi risponde una voce poco accogliente, quasi infastidita dal suono del campanello.  Mi faccio coraggio e salgo (mi pare) al terzo piano. “E lei chi sarebbe?” questa fu l’accoglienza  così calda e incoraggiante. Gli risposi che scrivevo di arte nella terza pagina di “Rotocalco”, un magazine diretto da Piero Badaloni.

Viveva da solo in un piccolo appartamento il cui salotto era letteralmente inondato di libri e tele. Iniziò a lamentarsi del grande traffico che soffocava la sua bella zona piena di alberi e giardini. Ma io non lo ascoltavo già più, ero calamitato da tanta vita vissuta di arte e storia che quel salotto fortemente mi raccontava. In mezzo a tutto questo un grande quadro  primeggiava tra gli altri. Era quel famoso suo lavoro su tela: il ritratto di Gianni Caproni intitolato “L’uomo genera l’Aeromacchina”. Un vero capolavoro di quella Aeropittura di cui Delle Site è stato uno dei grandi e rappresentativi esponenti. Questa fu la prima domanda che gli feci. “In che rapporto era questo particolare genere con il Futurismo?”  E qui mi si spalancò  davanti un mondo. Sentire da un protagonista del grande Movimento creato da Filippo Tommaso Marinetti frasi come “L’Aeropittora era il vento che ci portava verso il futuro” oppure “Essa guidava i nostri pennelli, i nostri cuori e le nostre intuizioni verso le nuove frontiere che l’uomo  aveva già da decenni cominciato a raggiungere”.

Una testimonianza e un tributo dovuto all’intraprendenza e alla voglia  di progresso. Quel piccolo anziano uomo che mi si era posto davanti sulla porta di ingresso, si stava mostrando nella sua vera grandezza. Avevo davanti un gigante che parlava con gli occhi che erano diventati veri e propri diamanti, tanta era la fierezza che spigionavano. E poi continuava: “Io quando venni a Roma dalla Puglia, giovane artista voglioso di fare esperienze e incontri che dessero linfa alla mia irrefrenabile voglia di creatività, ebbi la fortuna di conoscere subito i grandi del Movimento Futurista: Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Enrico Prampolini ( siamo negli anni trenta)”. Ma presto si impegnò con tutte le sue forze ed energie nella lotta contro ogni rigurgito di “passatismo” ed al rifiuto  di qualsiasi “fetido impulso al revisionismo tout court e alle pulsioni di tipo reazionario”.

Aveva una guida davvero speciale, energica e (come dice lui) galvanizzante: quella  di Marinetti in persona. A questo punto Delle Site mi racconta di quel magico e stupendo Caffè Bonelli di cui avevo sentito parlare ma in modo del tutto superficiale. Egli  era stato uno dei pilastri di quel polo letterario ed artistico. Un elegante e dotto ritrovo che era diventato un vero e proprio cenacolo culturale dove il confronto  creativo non poteva che far fiorire nuovi impulsi e spinte verso quell’avanguardia che ormai era diventata un vessillo di cui il Futurismo era lo scrigno più colto e innovativo.

Un Caffè artistico – letterario in cui si incontravano con Delle Site, su iniziativa di Toto Alimenti, il poeta Umberto Pacilio, lo scrittore Elemo D’Avila e Enrico Prampolini. Tutti guidati dalla Stella Polare e luminosa di Filippo Tommaso Marinetti. La mission, diremmo oggi, era quella di svecchiare, di modernizzare sia i temi che i contenuti e soprattutto il linguaggio. L’arte non poteva guardare ad un  passato intriso di schemi e di legami che spesso la avevano ingabbiata negli stili e nei movimenti  totalmente inutili e dannosi. Per i futuristi l’arte è movimento, l’arte si ispira alle macchine, alla scienza e alla tecnica in piena evoluzione. L’arte è Aeromacchina,  figlia di quell’Aeropittura di cui Delle Site è stato e sarà un indimenticabile grande esponente.

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