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Parolin all’Aquila: “Il perdono è la via alla pace nel mondo lacerato dai conflitti”

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Il cardinale Parolin ha evidenziato come la Perdonanza, con l’apertura della Porta Santa, sia occasione non solo di tradizione e fede, ma di rinnovata spiritualità.

di Laura Marà

La Perdonanza Celestiniana diventa megafono di pace. Il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, è intervenuto nel capoluogo abruzzese richiamando la forza attuale del messaggio di Celestino V: il perdono come strada per la riconciliazione.

“Viviamo quella che Papa Francesco ha definito una ‘terza guerra mondiale a pezzi’, sempre più crudele nei suoi scenari”, ha dichiarato Parolin. “Il perdono non è un gesto debole, ma la base per un cuore pacificato, capace di ricevere e donare pace”.

Il cardinale ha evidenziato come la Perdonanza, con l’apertura della Porta Santa, sia occasione non solo di tradizione e fede, ma di rinnovata spiritualità: “Solo un cuore riconciliato con Dio e con gli altri può diventare generatore di pace. Questa celebrazione si lega profondamente anche al cammino dell’Anno Santo, che invita a crescere nella fede, nella speranza e nella carità”.

Parolin ha espresso la sua gioia di essere presente all’Aquila, ribadendo l’importanza di riproporre il messaggio di Celestino V in un tempo segnato da tensioni globali: “Il mondo ha bisogno di perdono per ritrovare la pace”.

Corteo della Bolla e Porta Santa: simboli di un giubileo millenario

 

La 731ª edizione della Perdonanza Celestiniana entra nel vivo con il Corteo storico della Bolla e il rito di apertura della Porta Santa nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio. Come ogni 28 agosto, la Bolla dell’indulgenza papale, documento con cui Papa Celestino V nel 1294 istituì l’indulgenza plenaria, è stata portata in corteo da Palazzo del Comune fino alla basilica, scortata lungo le vie del centro storico. Il nome “Corteo della Bolla” deriva dal sigillo papale (bulla) che ne garantiva l’autenticità e ne sanciva il valore ufficiale, trasformando la processione in una rievocazione simbolica del cammino della Bolla, unendo storia, fede e comunità.

Il corteo conta quest’anno 1.700 partecipanti: 800 in abiti medievali, tra cui gruppi storici dell’Aquila e di altre città italiane come Rieti e Assisi; 600 rappresentanti istituzionali e 300 membri di associazioni locali. A loro si aggiungono 120 bambini e ragazzi tra i 4 e i 15 anni e circa 80 studenti e docenti coinvolti nel progetto “A scuola di Perdonanza 2”, con disegni e manufatti esposti a Palazzo Margherita. I protagonisti principali sono Laura Sette (Dama della Bolla), Alessandro Sette (Giovin Signore) e Arianna De Santis (Dama della Croce), scelti in riferimento al tema dell’edizione 2025, dedicato alle aree interne e al progetto “L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026”.

Il momento culminante della giornata è stato segnato dall’apertura della Porta Santa, simbolo spirituale della Perdonanza Celestiniana e punto di arrivo del corteo. La cerimonia, accompagnata dal suono delle campane e dai canti liturgici, ha richiamato centinaia di fedeli e visitatori, trasformando la piazza antistante la basilica in un teatro di storia, fede e tradizione. L’apertura della Porta Santa non rappresenta solo un atto simbolico: sancisce la continuità del più antico giubileo della storia e incarna un messaggio di perdono, accoglienza e riconciliazione che attraversa i secoli.

Premio del Perdono, un riconoscimento alla comunità di Assisi per la fratellanza e il dialogo

La cerimonia di conferimento del Premio del Perdono 2025 si è svolta nella Sala Consiliare di Palazzo Margherita, con la partecipazione del sindaco dell’Aquila e Presidente del Comitato Perdonanza, Pierluigi Biondi, del sindaco di Assisi Valter Stoppini e del Mons. Antonio D’Angelo, arcivescovo dell’Aquila, insieme ai membri del Comitato Perdonanza. Il riconoscimento è stato attribuito alla comunità di Assisi, già legata all’Aquila dal patto di amicizia tra le Basiliche della Porziuncola e di Collemaggio, per il suo impegno nella costruzione della pace, nella promozione del dialogo e della fraternità, ispirata al messaggio francescano di accoglienza, rispetto universale e perdono. “Alle cittadine e ai cittadini di Assisi viene assegnato il Premio del Perdono 2025 per il loro cammino di pace e accoglienza, in continuità con i valori celestiniani della misericordia, compassione, perdono e riconciliazione”, aveva dichiarato Biondi.

Stoppini ha ritirato il premio con emozione, sottolineando come questo riconoscimento rafforzasse il legame tra le due comunità e confermasse il ruolo di Assisi nella promozione della pace e dei valori universali della fratellanza. Il Premio del Perdono, istituito per celebrare realtà e personalità che incarnano concretamente il messaggio celestiniano, era stato conferito negli anni precedenti a Papa Francesco (2022), al IX Reggimento Alpini (2023) e al Cardinale Giuseppe Petrocchi (2024).

Il manufatto artistico, dal forte valore simbolico, è stato realizzato dall’orafo Paolo Mazzeschi su progetto di Francesco Maria Narducci. Al centro spicca il Fiore della Memoria, simbolo di dolore e rinascita, affiancato quest’anno dalla Strada Mattonata, che idealmente collega l’itinerario francescano a quello celestiniano, sottolineando la continuità e l’attualità dei due messaggi spirituali. Sulla base del manufatto è incisa la scritta: “La Municipalità dell’Aquila alla Comunità di Assisi il Premio del Perdono”, suggellando un legame di fratellanza e valori condivisi tra le due città. Il premio ha idealmente unito i cammini di San Francesco e di Celestino V, rinnovando il messaggio universale di pace, fraternità e speranza che la Perdonanza custodisce da secoli.

Intervista al prof. Gabriele Pao-Pei Andreoli  a cura di Laura Marà


Tra gli ospiti della 731ª Perdonanza Celestiniana, Gabriele Pao-Pei Andreoli, medico e presidente dell’Istituto per gli Studi Avanzati e la Cooperazione (IASC), ha parlato della sua esperienza tra ricerca scientifica, etica e valori spirituali. Con legami consolidati con il Vaticano e l’Accademia Pontificia di Teologia, e come protagonista del World Changers Summit, offre una prospettiva originale sul perdono, sulla riconciliazione e sul dialogo tra comunità locali e mondo globale.

In che modo la spiritualità e la fede possono influenzare le decisioni etiche nelle sfide globali?

La fede è la bussola che orienta le decisioni etiche nelle sfide globali. Come ricorda il S.Em. Rev.Ma Cardinale Pietro Parolin: “La trascendenza è la chiave che permette all’uomo di non chiudersi nei propri limiti, ma di aprirsi all’infinito e al prossimo”. Questo vale anche per la politica, l’economia e la scienza: senza una dimensione spirituale, l’etica rischia di ridursi a mera tecnica.

Qual è stato il progetto internazionale che le ha dato maggiore soddisfazione per il senso di comunità e collaborazione?

Il progetto che più mi ha dato soddisfazione è il lavoro sul TPSD – Traumatic Post-Syndrome Disorder. La guarigione non è solo clinica, ma passa attraverso il perdono: perdonare se stessi, i propri cari, persino le circostanze della vita. Solo così si ritrova non solo l’integrità perduta, ma spesso una felicità nuova, più profonda di prima.

In che modo il World Changers Summit si collega, secondo lei, ai principi della Perdonanza?

Il World Changers Summit incarna lo spirito della Perdonanza di Celestino V, che non è soltanto rito spirituale ma invito universale a ricominciare. È un luogo dove scienza, fede e innovazione si incontrano per costruire comunità e fraternità. In fondo, come ci ricordava Papa Francesco, “nessuno si salva da solo”: il perdono è la strada per una vera rinascita personale e collettiva.

Un’eredità millenaria di pace e fraternità
La 731ª Perdonanza Celestiniana conferma la sua forza: unisce storia, fede e impegno civile, trasformando tradizione e spiritualità in un messaggio universale di pace e riconciliazione. Dal Corteo della Bolla all’apertura della Porta Santa, fino al Premio del Perdono attribuito alla comunità di Assisi, emerge un filo comune: il perdono come via concreta per costruire dialogo e fratellanza.

In un mondo segnato da conflitti e divisioni, la Perdonanza resta un faro di speranza, dimostrando che la pace nasce nel cuore e si diffonde attraverso gesti concreti, comunità unite e iniziative culturali e spirituali capaci di parlare al presente e illuminare il futuro.

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